I Dagomago, Best Arezzo Wave Band 2015, venerdì 16 ottobre rappresentano il nostro Paese e la musica emergente italiana al CMJ Music Marathon di New York – l’appuntamento americano punto di riferimento della musica indipendente internazionale; il gruppo si esibisce al Fat Baby di New York

 

Ecco la seconda parte del loro diario di bordo "Pirati a New York"!

 

 

Pirati a New York 2

 

«Mi chiamo Kaisha Grant e ho frequentato la scuola superiore alla Sacred Heart di Waterbury,Connecticut. Durante il 1996 ho fatto sesso con questo tizio portoricano di nome Erick che giocava a football nella Wilby. I suoi compagni di squadra Joeseph

Dunbar and Duane Jones sono anche loro afro-americani...»

 

E come finisce la tua storia Kaisha? Che cosa ci volevi dire? Che fine ha fatto Erick? E ci sono Joeseph e Duane?

L’abbiamo vista sulla linea A della metro, accanto alle pubblicità. Sono dei fogli appesi su cui sono scritte delle storie abbozzate. Finali aperti, storie mozze di persone che vanno troppo di fretta, che passano e non si fermano. Nemmeno hanno

il tempo di finirla la loro storia.

 

Ti parla volentieri la gente di New York. Al ristorante o per strada. A volte sembra quasi un teatrino o una messa in scena, tutti in qualche modo esaltati perché siamo italiani e veniamo da lontano. In molti capiscono che siamo una band: «Are you a boyband, guys?» ci hanno chiesto in un posto a Brooklyn, dove Davide ha mangiato una zuppa di zucca che era così dolce che sembrava un dolce. Ieri è arrivato Davide. E pure Francesco. Loro sono due matti, uno in volo da Biella, l’altro da Johannesburg. Loro sono Vina Records, la nostra etichetta, management, e famiglia, soprattutto. Siamo andati a prendere Francesco nel cuore pulsante di Manhattan, e Davide direttamente a Times Square. È sempre strano ed emozionante vedere due persone care in un contesto diverso da quello abituale. L’incontro si carica di un’energia particolare, di un calore speciale che unisce le persone e fissa i momenti, come nei ricordi dei film.

 

Manhattan, Union Square, la 5 strada. La strada è un delirio, un casino totale, un fiume umano che si tuffa in un altro fiume, e un altro ancora, senza un senso preciso. Un gruppo di Jamaicani tenta di raggirarci e un po’ ci riesce. Coi pirati veri che ci vuoi fare? Ci diciamo che dobbiamo stare più attenti, che ci dobbiamo impegnare di più. È vero quello che dice Davide Toffolo, in una vignetta che abbiamo visto su Facebook: «New York non è una evasione: è un impegno, una guerra. Ti mette addosso la voglia di fare, affrontare, cambiare: ti piace come le cose che piacciono, ecco, a venti anni». Ti piace, sì. Anche se ti sembra quasi di conoscerla già e che le vere novità siano poi sotto la superficie delle cose. Colpa delle serie Tv, di Internet, della mitologia.

 

In metropolitana, Luca parla con un tale che ha una grossa cicatrice sulla guancia. Ci dice di essere Lord Superb, del Wu Tan Clan. Controlliamo su Google: è vero, figo!

 

Torniamo verso Hancock Street e verso una breve notte di sonno ristoratore. Ne abbiamo bisogno, ma si fa fatica a chiudere gli occhi. Ci sono rimaste troppe cose dentro. E poi, domani, finalmente si suona.

 

A domani!

Dagomago