Radio Vernacoliere con Mario Cardinali

Sabato, 05 Gennaio 2013 09:44

cardinali mario

 

Primo appuntamento del 2013 con Mario Cardinali: Italiani pronti a votare. Cosa?

 

 

 

Eppure abbiamo ancora l’illusione che andare a votare conti pur sempre qualcosa. Per forza, è la partecipazione democratica, ti dicono sapienti i fruitori del sistema elettorale. E tu ancora ci credi, anche se ormai sai bene che si partecipa a un rito già prestabilito, ormai svuotato di significati veri, dove la democrazia è infine ridotta a farti fare la crocetta su dei nomi bloccati, già scelti dai vertici dei partiti.
Magari anche persone perbene, si spera sempre, ma di sicuro anche parecchi farabutti. Di quelli che per non candidarli – ricandidarli – i facitori di leggi han pensato di farne una apposta, la legge “liste pulite”, che magari i colpevoli di reati punibili con più di due anni non ce li proponesse ancora. Una legge che al momento in cui scriviamo continua ad essere motivo di accanite sceneggiate in parlamento, fra favorevoli e contrari. Che han pur sempre da spartirsi la torta del consenso popolare ma magari le mani bisognerà pur lavarsele qualche volta, per non stomacare troppo chi la torta te la porge ogni volta su vassoi d’argento.
Eppure l’illusione di andare a far qualcosa che conta ce l’abbiamo sempre, al ritorno del rito elettorale. Ti dicono per forza, è la possibilità d’incidere sulla vita di tutti, e ora specialmente sui grandi sacrifici che la cura Monti ci ha portato a fare.
Già, i sacrifici. Quelli per cui già la Fornero piangeva nell’annunciarli e pareva che li dovesse fare lei. Quei sacrifici e quegli sforzi popolari che l’accorato capo dello Stato definisce intensi e dolorosi, e mentre lo dice pare che il dolore dello sforzo lo provi per davvero lui. Quei sacrifici che lo stesso Monti esorta a non vanificare, che sennò pare che li abbia fatti lui invano. E il Papa, infine, anch’egli a commiserare il popolo fedele per le sofferenze inflitte dalla crisi, e avvolto nei suoi ori si vede bene quanto debba pure lui patire.
Eppure ci torniamo, a votare, sperando infine in qualche novità. E non ci scoraggia il ritorno in campo di Berlusconi, una riesumazione che limitiamo perlopiù a moti di pietà e disgusto, né ci toglie speranze il rinnovato proporsi degli eterni nomi di centro e di sinistra con gli eterni soliti programmi approdati infine a questa crisi, gli uni addossandola agli altri ma tutti avendo ben contribuito a farcela pagare, tutti partecipando ai vari privilegi della casta, tutti tacendo dei ladri altrui a protezione dei manigoldi propri. Chi più e chi meno, ma tutti con le mani in pasta, se non altro per la partecipazione ad un sistema fondato sul ladrocinio di stato. Quel ladrocinio che ancor oggi, in tempo di così grandi sacrifici popolari, niente toglie ai privilegiati della politica e dei palazzi vari. Molti dei quali, ancorché scoperti nuovamente in diuturne schiere a rubare in regioni e province e parlamenti e nei mondi degli affari e della finanza e della sanità e via via in un crescendo tale da assordar perfino i sordi, li ritroviamo come nulla fosse a girar per strada e a riproporsi in lista elettorale.
Nella quale lista ci narrano pur anche di qualche novità. Ad esempio quella d’un Grillo che gestisce un movimento d’opinione come fosse solo l’opinione sua. E ci gabellavano per nuovo anche un Renzi, con le sue idee da democristiano vecchio. 
Eppure ci torniamo, a votar nell’urne. Forse perché altro non ci è rimasto, nel DNA, di quanto fece sognare ai nostri padri la liberazione dalla dittatura fascista. E ancora c’illudiamo d’aver infine creato la democrazia.

 

Mario Cardinali