Radio Vernacoliere con Mario Cardinali:

Sabato, 02 Febbraio 2013 10:02

 

 

 

 

cardinali mario

 

Ero piccino, che sentivo parlare della locale Cassa di Risparmio come feudo dei democristiani livornesi:

 

 

 

 

nella spartizione, poi istituzionalizzata, delle poltrone importanti fra i partiti: Comune, Provincia, Camera di Commercio, Cassa di Risparmio e via e via gli enti e gli apparati acclusi. Nelle piccole e nelle grandi città. Potere politico e potere economico distribuiti secondo elezioni e secondo convenienze, io ti do una mano a te e te la dai a me. Che poi diventerà il consociativismo, allargati gli orizzonti cittadini.
Ero piccino, ed ora che son vecchio sento far boccucce di meraviglia per il più recente fra i cosiddetti scandali bancari, quello del Monte dei Paschi di Siena. Stavolta dominio del Pd. E tutti anche stavolta a volersene tirar fuori o ad accusare gli altri, come da copione già recitato con la Popolare di Lodi di Fiorani, col Credito cooperativo fiorentino di Verdini, con la Credieuronord della Lega, con la Bpm di Ponzellini, e mettiamoci anche le vicende della Unipol e della Bnl, per tacer d’altre banche via via capitate in sputtanature politiche ed anche giudiziarie, oltre che di finanza manovrata, utile alla politica nel contraccambio di politica per la finanza.
E piccino ero, che sentivo dire dalla gente rassegnata tanto poi si paga noi – e quanto s’è pagato! E sono vecchio ora a risentire che tanto ci faranno pagar noi anche questa volta, di sicuro.

 


Di certo non pagheranno i responsabili bancari delle frodi in bilancio, reato oltretutto sparito col berlusconismo. Ed anzi incasseranno – quando non se li siano già autoelargiti – compensi milionari pur avendo manovrato i disastri finanziari.
Né pagheranno i “protettori” politici, a loro bastando tirarsi fuori a parole da quei disastri: non ce le abbiamo messe noi le mani in quei pasticci, non è mestiere nostro. E si fregeranno anzi di nuovi consensi elettorali, continuando a promettere agli elettori la sempiterna luna nel pozzo.
Del resto in qualcosa deve pur credere, la gente. Non solo nei miracoli celesti ma anche in quelli parlamentari. In Parlamento realizzandosi la famosa rappresentanza popolare. Specialmente ora che ci dovrebbe entrare tanta gente nuova davvero, in quel supremo democratico consesso. Facce pulite, di gente mai entrata in politica prima. A sostituire un po’ delle facce antiche, non solo dei pezzi grossi di partito ma anche dei peones di contorno. Rappresentanti popolari anch’essi, che a guardarli in ghigna e a sentirli parlare – come s’è sentito in qualche carrellata di tv – ti chiedi se per caso Lombroso non avesse ragione, a definire l’uomo secondo la sua faccia. E se per caso non abbia ragione anche il mio amico Gigi, che a sentire aprir bocca a quelle facce ti dice che allora la famosa rappresentanza popolare è tutta una grande presa per il culo.
E mentre intanto la crisi economica continua ad affamare i già affamati – e lorsignori continuano a parlarne dagli esclusivi deschi delle proprie caste, continuando a promettere nuovi sacrifici che loro non pagheranno mai, né li pagheranno gli speculatori finanziari dell’universo mondo, per la cui prosperità e tranquillità va tutto fatto – eccoci intanto in mezzo a un’altra guerra. Stavolta nel Mali, a supporto dei più diretti interessi coloniali francesi, ed anche stavolta la chiameremo missione di pace. Così, nel solito silenzio, nella solita accettazione muta di guerre che tanto sono combattute altrove.
Pigliandocela però, stavolta, coi nuovi cacciabombardieri  F35. Scandalosamente cari. Ce li avessero offerti magari a miglior prezzo, forse chissà, non ci sarebbe venuto in mente d’indignarci per tanti miliardi sottratti ai bisogni davvero popolari, per esempio al sostegno del lavoro. Ormai quasi inesistente, per schiere sempre più sgomente di giovani e non solo.
Per i quali però c’è ora la scheda elettorale. Per cambiare tutto. Come sempre tutto s’è cambiato.

 

Mario Cardinali