Asor Rosa: Un Nuovo Urbanesimo

Sabato, 23 Febbraio 2013 12:36

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Difesa del territorio e sviluppo economico: il “laboratorio Toscana”



La prospettiva politica in cui si colloca la ReTe salda la difesa e la valorizzazione

di territorio, ambiente e paesaggio con le questioni dell'occupazione e del reddito.

L'atteggiamento delle istituzioni e dei politici, anche di quelli che hanno mostrato

o mostrano timide aperture verso gli obiettivi della ReTe, è stato di considerare il

patrimonio territoriale (nelle sue declinazioni di ambiente e paesaggio) come

un'esternalità dello sviluppo di cui devono essere mitigati e risarciti gli aspetti

negativi. Solo lo sviluppo inteso come incremento del PIL, secondo questa fede,

produce occupazione e reddito, indipendentemente dalla natura degli

investimenti. Nello sfondo una fede cieca nei mercati. Occorre perciò sottolineare

un principio fondamentale dell'azione della ReTe. Investire in ambiente e

paesaggio produce reddito e occupazione.


ortourbano


Gli investimenti in ambiente e

paesaggio e in generale nei cosiddetti 'beni comuni' si traducono fra l'altro in beni

salario. Detto in altri termini, un incremento del reddito dei lavoratori può essere

monetizzato, ma può anche essere materializzato come possibilità di usufruire di

servizi alla famiglia, di un ambiente pulito, di scuole accessibili, di un sistema

sanitario efficiente, di, parchi e occasioni di loisir, di forme alternative di

commercio. Investire sui 'beni comuni' è perciò una importante chance di

occupazione e reddito ed è in grado di saldare movimenti e comitati verso

obiettivi unificanti. Su questo terreno l'importante esperienza del referendum per

impedire la privatizzazione dell'acqua.



La Toscana, proprio per la natura e la storia del suo territorio, può proporre

straordinari modelli di produzione della ricchezza futura in forme durevoli, in cui

molte cose devono decrescere (consumo di suolo, grandi opere, grande

distribuzione, grandi apparati industriali, grandi dipendenze dalla finanza

globale, grandi metropoli e grandi periferie), altre devono crescere (cittadinanza

attiva, reti corte fra produzione e consumo, spazi pubblici, sistemi di economie

locali, ripopolamento rurale e montano ecc). I percorsi del ritorno ai campi hanno

lo scopo di nutrire le città con cinture di agricoltura peri-urbane (fattorie

didattiche, orti, frutteti giardini) e parchi agricoli con cibo sano a km zero), con

l’obiettivo di fermare i processi di deruralizzazione, riqualificare i margini urbani

e avviare il ripopolamento produttivo con forme di “neoruralità” fondate sul modo

di produzione contadino; di ridurre l’impronta ecologica con la chiusura locale

dei cicli dell’acqua, dell’energia, dell’alimentazione; di elevare la qualitàambientale

(salvaguardia idrogeologica, qualità delle reti ecologiche e del

paesaggio); di elevare la qualità abitativa delle periferie (standard di verde

agricolo “fuori porta fruibile”), di riqualificare i margini urbani (qui finisce la città,

là comincia la campagna); di restituire un ruolo produttivo ai paesaggi rurali

storici con regole sapienti ambientali, idrogeologiche, ecologiche, produttive, in

grado di dare indicazioni per la multifunzionalità dell’agricoltura e per affrontare

le conseguenze del cambiamento climatico.