gnicche

 

 

Uberto Kovacevich, presenta uno spettacolo che narra le efferate gesta di Gnicche

 

 

 

 

 

Bandito che imperversava 100 anni or sono nelle campagne aretine, una spece di violento Robin Hood di cui ancora si narrano le gesta.

 

 

 


Gnicche, un brigante sul palcoscenico di Arezzo
Grande attesa per la prima di “Gnicche, brigante gentiluomo” di U. Kovacevich

 

Storia d’Arezzo, storia di un brigante, Federigo Bobini detto “Gnicche”. Famoso. Efferato e nello stesso tempo “gentiluomo”, almeno nella leggenda popolare che l’ha reso protagonista della voce dei cantori aretini.
Mercoledì 31 luglio 2013, dopo oltre un secolo di storia locale, “Gnicche, brigante gentiluomo” torna a incantare i suoi concittadini sulle assi del palcoscenico allestito in Piazza San Domenico, ad Arezzo, in un progetto del Festival delle Musiche, in collaborazione con la programmazione estiva di SOS Cabaret, che vede unite tre associazioni del territorio: Libera Accademia del Teatro, Noidellescarpediverse e Officine della Cultura.


Un cast ricco di musicisti, cantanti e oltre trenta attori, guidato dalla maestria di Uberto  Kovacevich, autore anche del testo, firma questa produzione impegnativa che unisce al sapore locale della storia e della contemporaneità il colore delle musiche composte per l’occasione da Lorenzo Donati, direttore del gruppo Vox Cordis,  ed eseguite dal vivo da Marna Fumarola (violino), Giorgio Albiani (chitarra) e Roberto Magnanensi (fisarmonica).


Spiccano tra gli interpreti Leonardo Bruschi (Gnicche), Gianni Bruschi (oste), Samuele Boncompagni e Riccardo Valeriani (brigranti) e lo stesso Kavacevich (nobile aretino).


“Questo progetto nasce dal desiderio di riconoscere la nostra identità, portandola al grande pubblico attraverso la capacità artistica di professionisti aretini di livello nazionale, innamorati della loro Città. In un’era in cui la globalizzazione portata dai ritmi vertiginosi della tv e di internet, sta rischiando di far sparire le tradizioni e la storia delle nostre radici, è importante trovare il tempo per ricordare” scrivono i curatori dell’evento mettendo in primo piano l’aretinità quale legame fragile e allo stesso modo potente, ponte insostituibile di un immaginario viaggio tra più generazioni.