Oggi la speculazione finanziaria è dieci volte più forte delle classiche istituzioni internazionali, ma la attuale prepotenza della finanza internazionale, dove ci sta portando?

 

Ce lo spiega un esperto di economia, il Prof Nino Galloni: Nato a Roma il 17 marzo 1953, si laurea in Giurisprudenza nel dicembre 1975 e diventa ricercatore presso l’Università di Berkeley (California) nel 1979. Collabora con il Prof. Federico Caffè della facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Roma tra il 1981 ed il 1986. In seguito, insegna all’Università Cattolica di Milano, all’Università di Modena, alla L.U.I.S.S. e all’Università degli Studi di Roma fino al 1999. Dopo diversi ruoli all'interno dei ministeri dell'Economia e del Lavoro, diviene direttore generale al ministero del Bilancio, sindaco effettivo dell’Inpdap dal 2002 al 2010 ed è attualmente membro effettivo del Collegio dei sindaci dell’Inps. Tra le altre mansioni, ha rivestito il ruolo di Board Director della FINTEX Corporation (Houston USA), di Consigliere di Amministrazione dell’Agip Coal e Nuova SATIN; infine ha diretto una missione economica italiana in Madagascar ed è stato membro di un gruppo ad hoc dell'Ocse.


La sconfitta del principale paradigma liberista (il risanamento dei conti pubblici come presupposto dello sviluppo) sostituito dal paradigma voluto dal potere vincente, la speculazione internazionale (che, invece, sta sostenendo, subito lo sviluppo con conti in ordine) non risulta ancora digerita dai governi e dagli Stati: che continuano ad anteporre «lacrime e sangue» e a non selezionare le misure di politica economica per scegliere solo quelle che aiutano lo sviluppo senza peggiorare i conti ovvero che migliorano i conti senza penalizzare lo sviluppo. Su questa strada è addirittura l’euro a rischiare, a breve, una brutta fine. Oggi la speculazione finanziaria è dieci volte più forte delle classiche istituzioni internazionali. La stessa Germania, in Europa, non riesce a tenere il passo con il cambiamento dei paradigmi. La svolta liberista anti-keynesiana della fine degli anni settanta ha esaurito la sua spinta devastatrice, ma la attuale prepotenza della finanza internazionale, dove ci sta portando?