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Beni confiscati alla mafia, ma che non si dica....spari sui cartelli che indicano la presenza di un bene confiscato,

progetti agricoli di filiera corta per inserire i migranti nel mondo del lavoro

 

 

 

 

 

 

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TOSCANA

 

Fattoria di Suvignano (SI) bene confiscato ben normalizzato!!! in questi giorni la Rete Studenti Medi mi ha chiesto di adoperarmi per aiutarli ad organizzare un loro seminario all'interno del Bene confiscato alla mafia di Suvignano. Una bellissima fattoria da anni sequestrata al mafioso siciliano Vincenzo Piazza. Assegnata ad un bravo amministratore giudiziario....


Ancora oggi l'assegnazione del bene confiscato non è avvenuta nonostante l'impegno proficuo e assiduo delle pubbliche amministrazioni regionali e locali. Grazie all'impegno dell'Associazionismo si sventurato la sua messa all'asta giudiziaria. Ma è ancora lì! Anzi........ in questi giorni in una delle tante scuole che ci chiamano a parlare dei beni confiscati mi hanno segnalato che al sito web è possibile visionare la meravigliosa fattoria e prenotare il soggiorno. Nel sito web nessun cenno di memoria, tutto tutto ben normalizzato.

 


Quindi la richiesta della Rete Studenti Medi è oggi più che mai una necessità per tanti e non solo per loro. Un seminario per conoscere di chi era? cosa si faceva di illegale lì dentro? come si pensa oggi di avviare il suo riutilizzo sociale? Chi aiutò il mafioso Vincenzo Piazza a venire a Monteroni a comprare la Fattoria? Come spesso accade non sarà facile ...ma noi ci proveremo!!!

 

 

 

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SICILIA

 

Verbumcaudo: colpo di fucile su stemma della Repubblica italiana. Protesta della Cgil

 

 

Palermo 31 gennaio 2015 – Il cartellone all’ingresso del  vigneto del feudo di Verbumcaudo a Polizzi Generosa,  il terreno  confiscato alla mafia e acquisito dalla Regione nel dicembre del 2011, sfregiato da una pallottola che ha bruciacchiato l’effigie della Repubblica italiana, che nel cartellone sovrasta gli altri simboli, quelli della Regione siciliana  e dei consorzi che dal 10 marzo 2014 gestiscono il vigneto “Placido Rizzotto”. Lo ha denunciato questa mattina il segretario della Cgil di Palermo Enzo Campo, nel corso della conferenza stampa a conclusione delle quattro tappe del viaggio del camper della legalità della Cgil in Sicilia.  


Il bene, che comprende un vigneto sperimentale di 5 cinque ettari (collezione  del germoplasma viticolo siciliano) realizzato dall’Assessorato regionale all’Agricoltura,  è stato affidato,  in vista della costituzione del Consorzio “Legalità e sviluppo” delle Madonie, a tre cooperative, “Lavoro e non solo” di Corleone, la  “Placido Rizzotto” e  LA “Pio La Torre”  di Corleone. “I lavoratori delle cooperative due giorni fa, accompagnando l’agronomo di un ente regionale a una visita del vigneto,  hanno notato che il cartello che identifica il terreno come bene confiscato alla mafia era stato danneggiato, e bruciato, da una pallottola esplosa. Un colpo mirato, che ha centrato proprio lo stemma della Repubblica italiana.  Abbiamo presentato la denuncia ai carabinieri. E oggi  è stato accertato che si tratta di un colpo di fucile  – dichiarano il segretario della Cgil di Palermo Enzo Campo e il responsabile della camera del Lavoro di Corleone Dino Paternostro -  Non sappiamo se si tratta o meno di un atto intimidatorio, della goliardata di qualcuno, di un  colpo partito dal fucile di un cacciatore o di un atto di stupidità. Aspettiamo di avere una risposta  dalle autorità. Si tratta comunque di un danno e di un’offesa al simbolo della Repubblica italiana.  La Cgil non si lascia intimidire da questi atti. Saremo più che mai vigili  per difendere il lavoro come valore centrale della legalità”
La denuncia è stata presentata da Calogero Parisi,  presidente della cooperativa “Lavoro e non solo” di Corleone.  “Si tratta di un segnale da non sottovalutare  in un territorio particolare come quello delle Madonie – aggiungono Enzo Campo e  Dino Partenostro  -  Esprimiamo la nostra piena solidarietà e il sostegno ai ragazzi impegnati a lavorare la terra, che hanno impiantato un vigneto, coltivano il grano, fanno produrre i terreni”.

 

 

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Progetto DRAGO

 

Al via a Corleone un progetto per insegnare a 11 migranti a coltivare legumi, distribuirli sul mercato e a essere competitivi. D. r. a. g. o. (developement resources agricultural growth organic), questo il nome del progetto sostenuto da Fondazione con il sud, è già partito. Nella prima fase sono stati ristrutturati due immobili confiscati alla mafia, sede nei prossimi sei mesi dei corsi di formazione rivolti ai migranti, ospiti dei centri Sprar. I beni sono stati affidati alla cooperativa "Lavoro e non solo" e all'associazione "I girasoli" che si occuperanno anche dei corsi. I migranti apprenderanno tutti i processi necessari per la coltivazione, la confezione e l'immissione nei circuiti commerciali dei legumi prodotti nelle terre confiscate di Corleone. Per loro anche corsi di italiano e informatica. "Il progetto  -  dice Calogero Parisi, presidente della cooperativa "Lavoro e non solo" - vuole essere un esempio di buone prassi per quanto concerne il riuso sociale dei beni confiscati. Favorire, infatti, lo sviluppo di nuove professionalità in settori trainanti, quali l'agricoltura sostenibile e il turismo sociale, significa contribuire concretamente alla rinascita del nostro territorio". Dopo i sei mesi di corso teorico, per i migranti inizierà l'esperienza sul campo. Un anno per imparare un mestiere e provare poi a mettersi in proprio con un progetto autosostenibile. Durante il periodo di formazione i migranti saranno ospitati in un ostello di Corleone. "I migranti stessi - dicono i formatori del progetto - alla fine del percorso potranno creare una loro cooperativa e provare così a essere indipendenti