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E’ scomparso, al termine di una grave malattia, affrontata con una dignità non comune,

l’ex Segretario provinciale della Cgil Massimo Gambassini.

Aveva 68 anni.

 

 

 


“Quando ho iniziato era tutto più semplice e chiaro rispetto ad oggi. Lascio una Camera del Lavoro forte e strutturata ma con compiti difficilissimi proprio in relazione alla situazione generale da affrontare. Auguro a tutti buon lavoro e mi permetto di dare un consiglio: lavorate per il bene delle donne e degli uomini che ci hanno dato e che continueranno a darci fiducia. E fatelo senza dimenticare la nostra storia. La Cgil è una cosa unica nel panorama italiano e mondiale: manteniamola tale. Modernizziamola e rendiamola più efficiente ed efficace ma non dimentichiamo mai i valori che l’hanno resa unica e che le hanno consentito di essere protagonista di un secolo di storia italiana”.

 

 

 

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Così Massimo Gambassini, nell’estate del 2009, terminò la sua esperienza in Cgil. La concluse da Segretario generale, carica che aveva assunto nel dicembre 1999 dopo essere stato per nove anni responsabile dell’organizzazione.

 

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Nato il 17 ottobre 1947, dopo un’esperienza nel movimento studentesco, aveva iniziato la sua attività sindacale nel 1969 all’interno della Filtea, la federazione Cgil dell’abbigliamento. Era stato poi Segretario generale sia di questa categoria che della Fiom, la federazione dei metalmeccanici. Nonché degli edili Fillea.
Nel congresso confederale del 1991 aveva assunto la carica di responsabile dell’organizzazione che aveva mantenuto fino alla riunione del Comitato direttivo del 16 dicembre 1999 quando era stato nominato Segretario generale della Cgil aretina. Era stato poi confermato nel congresso 2001 e aveva conservato questo ruolo anche dopo l’unificazione con il comprensorio del Valdarno avvenuta nel 2002. Nel 1999 era subentrato ad Alfio Savini e nel 2009 aveva lasciato la guida della Cgil aretina a Giorgio Cartocci.

 


Chiuse la sua esperienza facendo una scelta inusuale per i dirigenti di quegli anni: non passò ad incarichi nello Spi, il sindacato pensionati, ma andò semplicemente in pensione. La sua scelta fu quella di dedicarsi ai nipoti.

 

 

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“Fu uomo del dialogo e del confronto – ricorda Alessandro Mugnai, oggi Segretario della Cgil. Con lui si poteva anche non essere d’accordo ma si continuava a discutere, con rispetto e serenità. La sua formazione sindacale era avvenuta negli anni dell’industrializzazione e poi della crisi. Aveva seguito direttamente le più grandi vertenze del territorio da segretario degli orafi metalmeccanici, da quello dell’abbigliamento e da quello delle costruzioni. La sua storia è legata, per fare solo due esempi, a quella della Lebole e della UnoAErre. Ma è legata, soprattutto, a quella della Cgil che ha diretto in anni difficili e di profonda trasformazione. Lo ringraziamo per l’esempio che ci ha dato. E alla famiglia le condoglianze della Cgil e di tutti i lavoratori”.