Acqua Pubblica: Arezzo chiama Padova e Mantova

Sabato, 15 Settembre 2012 08:46







acqua


Da Padova: Giuliana Beltrame

 

La vicenda della fusione ACEGASAPS-HERA conferma le logiche di privatizzazione dei servizi locali essenziali (acqua, energia, trattamento dei rifiuti) allontanando ulteriormente i cittadini padovani dalla possibilità di controllo e decisione sui beni comuni.

 

Una trattativa fatta con un metodo tutto verticista e chiuso nelle stanze dei poteri economici, che abbiamo già più volte visto in questi anni di amministrazione Zanonato.

 

L'idea stessa di democrazia sparisce di fronte all'interesse di azionisti, consigli di amministrazione e mercato che vengono messi al primo posto azzerando il diritto a scegliere quale gestione, quale forma per i servizi locali da parte della città intera.

 

Sono scelte che non possiamo delegare e per questo pensiamo sia importante, al di là degli schieramenti e dei conniventi silenzi che troppo spesso abbiamo visto, una forte iniziativa in città perche:

 

- i processi decisionali tornino nelle mani dei cittadini;
- la gestione dei servizi locali esca dalle logiche intrinseche delle spa volte a salvaguardare i profitti;
- il servizio idrico, come hanno affermato i referendum, sia avviato ad una reale ripubblicizzazione attraverso anche il suo scorporo;
- la gestione dei rifiuti avvenga mettendo al centro la raccolta differenziata, il riciclo e il recupero abbandonando la logica dell'incenerimento, partendo dalla chiusura della prima e seconda linea dell'inceneritore, promessa dagli attuali amministratori in campagna elettorale e finora disattesa.

 

C'è bisogno di ognuno di noi, della creatività e azione di molti, per far sì di non restare spettatori di decisioni prese dall'alto.

 

Facciamo appello alle cittadine e ai cittadini, alle associazioni, ai comitati, alle reti, ai sindacati, ai partiti per discutere insieme come mobilitarsi e la proposta di referendum consultivo per restituire alle cittadine e ai cittadini di Padova il diritto a decidere sulle sorti del servizio idrico e dei servizi pubblici locali, opponendosi all'accorpamento Acegas Aps - Hera anche nel rispetto della recente sentenza della Corte Costituzionale che obbliga all'ottemperanza alla volontà espressa con i referendum del 12 e 13 giugno 2011.




Da Mantova: Annalisa Gazzoni


 

Negli ultimi mesi Tea Acque ha lanciato una massiccia operazione di marketing per rifarsi l’immagine e presentarsi con il volto pulito a migliaia di utenti del servizio idrico. Quegli stessi utenti sono prima di tutto cittadini, e quindi elettori, e in tanti hanno votato ai referendum sull’acqua: ecco perché l’azienda punta, tra l’altro, a far passare in secondo piano le polemiche riguardanti i percorsi di privatizzazione di cui è artefice. Mentre prosegue nella gara per la ricerca del socio privato, a cui cedere il 40%, il gruppo gioca sulla propria immagine cercando un testimonial in una allegra e innocua campagna pubblicitaria. Il comitato acqua bene comune di Mantova ha scelto già mesi fa di decostruire il messaggio buonista che si cela dietro il semplice “Per fare l’acqua…” proposto da Tea Acque, suggerendo un nuovo sottotitolo: “…non servono i privati!”. Finalmente anche il comitato ha trovato i propri testimonial e rilascia online le cartoline della contro-campagna. Tra i vari candidati è stato scelto Luigi Gualerzi: il volto giusto per dire che il referendum ha escluso i privati dall’acqua è proprio il presidente di Tea. Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti, nel 2010 Gualerzi viene nominato presidente di Tea Spa dal Comune di Mantova. Contrario al referendum del giugno 2011 perché “la privatizzazione ce la chiede l’Europa”, continua a ignorare la volontà dei cittadini espressa con il voto e continua ad affermare che non esiste alternativa alla privatizzazione. Gli altri volti finalisti sono quelli del sindaco di Mantova, Nicola Sodano e del presidente dell’azienda speciale dellaProvincia riguardante il servizio idrico, Candido Roveda. Il primo, in quanto sindaco, è il maggior azionista di Tea Spa (72,82%) ma non si è mai espresso sulla questione della gestione pubblica dell’acqua (forse troppo impegnato nelle attività di gabinetto); il secondo sostiene la ricetta secondo cui la gestione del servizio idrico può essere privata perché senza i soldi dei privati non si possono fare investimenti.