Radio Vernacoliere: Con Mario Cardinali

Sabato, 27 Ottobre 2012 08:25

 

cardinali mario

 

 

Ma chi lo conosceva Renzi, prima? I fiorentini sì, lo sapevan bene, ché da loro ha fatto anche il presidente provinciale. Ma per gli altri, per gl’italiani in generale era soltanto uno dei tanti sindaci d’Italia, seppure di Firenze ch’è importantissima città.

 


Poi è bastato che pronunciasse il verbo rottamare, e Renzi è diventato un caso nazionale.
Rottamare, ovvero mandare a casa i vecchi pezzigrossi per far posto ai giovani rampanti, condannati da sempre a far la fila come portaborse o addetti ad altre funzioni di riserva, nei partiti dominati dai sempiterni boss assisi in Parlamento, se non addirittura nei governi.
Largo ai giovani, insomma, ché la politica ha da soddisfare anche i loro incalzanti appetiti. Tanto più forti quanto più la gioventù ha bisogno di nutrirsi.
Chiamato “ricambio generazionale”, l’impeto rottamatorio di Renzi ha da subito sconvolto il panorama dei partiti. Mica per le idee di chissà quale novità, mica per l’invenzione di veramente nuovi modi d’amministrare il pubblico interesse. E figurarsi. Da uno che da scout ha militato prima nel Partito popolare e poi nella Margherita per approdare infine al Pd dopo un passaggio ad Arcore a sentire anche Berlusconi premier nel suo privato sito, mica puoi aspettarti la rivoluzione.
Di certo le sue idee ce l’ha, il Renzi, supportato da altrettante idee e suggerimenti d’altri giovani rampanti, anch’essi scalpitanti nel Pd, ma più che novità sono ritorni a tavola d’un menù già masticato nei programmi di tant’altra gente, finiti a volte in cattive digestioni e a volte in pantagrueliche mangiate al desco riservato della Casta.  
Ma quando la Casta è abituata a mangiarci soprattutto lei, alla tavola imbandita del potere, ed a gozzovigliarci finché solo la morte ti ci levi, l’idea di lasciare il posto agli appetiti di nuove giovanili forze ti fa sembrare che il mondo ti si rovesci addosso.
E gli gridi allora – a quei rottamatori iconoclasti – che il cervello non si misura con l’età, e magari li ammonisci che chi ha ben meritato della patria non può essere abbandonato all’oblio della pensione.
Ma basta pensare a quale rete di contatti e d’interessi ti s’è tessuta intorno in tant’anni di potere – a partire dagli sponsoraggi di vicende elettorali fino alle cointeressenze d’ogni tipo nei comitati d’affari che son divenuti i partiti – e non è più allora il cervello né il merito pro patria ad apparir l’offeso per davvero.
Né vale invocare l’interesse generale – quello dei cittadini che t’han mandato alla poltrona – a giustificare l’accorata difesa del posto di potere, ancorché occupato da decenni e già dispensatore di laute prebende e di vantaggi d’ogni tipo, che un qualunque cittadino non potrebbe mai sognare.
E mentre i rottamandi così s’indignano infuriati nell’accanita difesa dei loro privilegi, d’ogni singola questione personale facendo interesse generale e minacciando sfracelli nell’uscir di scena, il paese sempre più agonizza nella stretta mortale del “rigore” montiano,  a far pagare ai soliti ceti popolari le gozzoviglie e le ruberie dei ceti castali precedenti, per salvare l’Italia dicono i tecnici di Monti ma soprattutto per salvaguardare banche e capitali, borse e mercati. Che sono poi i detentori del potere vero, quello della più sfrenata speculazione finanziaria in tutto il mondo. Con gli uomini tornati ad essere merce di lavoro, da prendere e buttare ad esigenza di mercato.
Salvo il chiamarli poi a nuove raccolte di campagne elettorali, a mantenere l’andazzo in ogni modo. Quello dei vecchi che non si vogliono scansare, quello dei nuovi che gli voglion subentrare. 

  


 

  

 

Mario Cardinali