Sycamore Age 2012

Sabato, 03 Marzo 2012 12:19

 

syc

Il 9 Marzo 2012, uscirà il primo disco omonimo di Sycamore Age
per Santeria con distribuzione Audioglobe.

 

 

SYCAMORE AGE è un progetto nuovissimo nato all'inizio del 2010 dall'incontro tra Stefano Santoni (produttore artistico), Francesco Chimenti (frontman/voce) e Davide Andreoni(contrabbasso elettrico). Durante la metamorfosi di cui sono stati oggetto i brani del disco, nel passaggio dalla dimensione in studio a quella live, si sono aggiunti altri quattro preziosi elementi: Giovanni Ferretti, Samuel Angus Mc Gehee, Nicola Mondani, Franco Pratesi; tutti polistrumentisti e, da subito, tracklisting perfettamente in sintonia con la filosofia ed il sound di Sycamore Age tanto da entrare a pieno diritto nell'organico della band. Nel corso del 2011, hanno partecipato all'Upload Festival (Bolzano), classificandosi secondi su cinquecento bands provenienti da tutta Europa. Tra i membri dell' autorevole giuria c'era Paul Cheetham, direttore artistico del Popkomm, che, dopo averli visti suonare, li ha voluti a tutti i costi per due concerti in qualità di ospiti del festival, probabilmente l'appuntamento più importante in Europa per gli operatori del settore

"Suoni e parole che danno voce al fango e alla luce che siamo, che evocano speranze e disincanti, sirene bifide e stagni fatati, appuntamenti col destino e foreste oscure che sembrano animarsi, luoghi dell'altrove dove si festeggia il "Giorno dello Spaventapasseri" e spazi-tempo dove l'assenza si fa solida presenza e la presenza sospensione costante. Un' immersione breve e intensissima, nei luoghi del sogno e della visione, là dove il sogno sconfina nel delirio poetico di una mente guerriera per coraggio o terrore: una mente che oltrepassa le linee rigide di ogni ragione alla ricerca, dolce e disperata, di una nuova fede nel favoloso, nel  fiabesco, nell'archetipico fatto materia ideale e sonora. Tra suoni generati da oggetti d'ogni genere - da coriandoli di ceramica a bacchette di legno, da pugni sui mobili a forchette su una grattugia, da carillon  programmabili a coperchi, mestoli e taglieri, - uniti alla presenza costante ed espansa di innumerevoli strumenti: dal theremin al bouzouki greco, da archi e fiati a synth ed elettronica di ogni genere, da un pianoforte a un contrabbasso, dal tepore remoto di percussioni d'ogni tipo a steppe nevose di chitarre elettriche - compiono il loro cammino fugace e possente personaggi inquieti ed inquetanti, commoventi e ironici, enigmatici e affascinanti che si pongono, forse, strazianti domande tese, alla fine, a rimandare l'interrogante sempre e solo a se stesso... Una piccola tribù che scorre, per la durata del disco, come un fluido compatto in una vena di materia epica e fiabesca. Volti abbagliati, corpi abbaglianti, riconducibili forse ad un tremulo "noi"... Noi, umanità splendida, derelitta e tremenda, noi che forse siamo il gran finale della specie, noi che abbiamo, forse più che in tutti i secoli che ci hanno preceduto, la percezione costante del dubbio supremo, la cognizione assoluta della pena di esistere...

Valentina Cidda