Toni Bruna: Formigole

Sabato, 01 Giugno 2013 19:52

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Toni Bruna è lo pseudonimo dietro al quale si cela un cantautore triestino che non ama definirsi “artista”, ma piuttosto “artigiano della musica”.



Con piglio umile che gli deriva forse dalla sua professione: il falegname. La cura artigianale che mette nel forgiare il legno non è forse così distante dalla dedizione con cui cesella i suoi brani. Il suo album di debutto «Formigole» (ovvero “formiche”) contiene dieci canzoni che sembrano non aver struttura, sono asimmetriche e inaspettate, costruite su un dettaglio, una parola, un suono su cui tutto si poggia e da cui cresce e si sviluppa il resto. Per indicazione dell’autore stesso, il genere è definibile come folk immaginario. Tra sacro e profano, divino e terreno, spiritualità e superstizione, realismo magico (di García Márquez e Julio Cortázar) e scontrosa grazia (di Umberto Saba).



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I testi sono in dialetto triestino (o meglio, in ciò che oggi si può definire parlata istroveneta), perché è l’unica lingua possibile per Toni Bruna. La lingua parlata a casa, fin da piccolo. La lingua del popolo, la lingua sincera e sempre in mutamento, aperta alle contaminazioni. Toni Bruna è forse il primo ad aver usato questo dialetto in musica senza finalità goliardica, non per far ridere o per semplice folclore ma per coinvolgere, commuovere, far riflettere. Una scommessa, un azzardo che si rivela vincente. Perché il triestino si è rivelato (all’ascoltatore non giuliano) esotico ed estremamente musicale. L’audacia di Toni Bruna si estende anche ai suoi live: ispirandosi ad una dichiarazione dei CCCP in cui sostenevano che l’ascoltatore deve fare uno sforzo quando va ad un concerto, Toni decide di proporre dei live in posti inusuali. Ecco allora i concerti in tram, nella galleria di un treno, in piccole sale, nel salotto di casa in modo da richiedere un piccolo sforzo, alla ricerca di un contatto diverso con la gente, più intimo e umano. L’esperimento funziona e Toni Bruna, da solo o con la sua band, porta le sue formiche in giro non solo nella sua Trieste ed in Italia ma anche all’estero: ad esempio al celebre Bar Pastís di Barcellona e negli Usa (al Luna’s di Sacramento in California, al Red Poppy Art House di San Francisco, al 996 di Manhattan Avenue a New York).

 

 

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Gionata Mirai, il chitarrista de Il Teatro degli Orrori, ne rimane folgorato e dichiara in un’intervista a Stefania Giordano (dlso.it), che gli chiede di consigliare un disco imperdibile: «C’è un cantautore triestino molto figo, si chiama Toni Bruna… a lui non gliene frega niente di essere famoso, ma ha fatto un disco molto bello, ed è uno dei pochi che ascolto attualmente senza premere “skip”».