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Edoardo Cremonese, padovano purosangue, classe 1986, inizia il suo percorso nella musica nel 2004 formando gli Isterica, la sua prima band. Tre anni piu’ tardi  comincia ad intraprendere la strada ‘solista’ con lo pseudonimo di Edo. Nel 2008 realizza con Marco Fasolo dei Jennifer Gentle un album che non vedrà mai la luce. Nel 2009 registra fra le ante del suo armadio l’EP “Naso a Tramezzino”, che segna il suo debutto nel mondo del ‘cantautorato‘ italiano, riscuotendo un inaspettato interesse e incuriosendo diversi addetti ai lavori. Nel frattempo si trasferisce a Milano dove raccoglie storie e ispirazioni, si sposta dall’armadio all’altro lato della camera e sotto il suo letto a soppalco nasce “Per Vedere Lost“, prima prova sulla lunga distanza totalmente autoprodotta che vede la luce nel 2011 ed in cui fa tutto da se: scrive, canta e suona tutto il necessario. Seguono un paio di anni in giro per l’Italia caratterizzati da oltre cento concerti, alcune volte da solo con la sua chitarrina acustica, altre volte accompagnato dai Bucanieri, band di amici storici con cui il rapporto si intensifica e che perciò Edoardo decide di coinvolgere per le registrazioni del suo nuovo album. Abbandonato lo pseudonimo Edo per tornare al proprio nome e cognome, l’artista inizia nel 2012 a lavorare a “Siamo il Remix dei Nostri Genitori” (Libellula/Dischi Soviet Studio). Singolo con cui conosciamo l’Artista noi, oggi.


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"A livello di scrittura volevo staccarmi il più possibile dall' autoreferenzialità e dall'egocentrismo in cui spesso si cade nei progetti cantautorali come il mio, in un periodo in cui tutti esibiscono loro stessi - racconta Edoardo Cremonese -. Se ho parlato di me stesso l'ho fatto cercando di trattare le mie esperienze come se fossero quelle di chiunque altro, in generale insomma mi sono divertito a vestire i panni di altri personaggi cercando di non essere pretenzioso: è stata più che altro una tensione naturale. Per me ogni brano prima ancora di essere una canzone è una storia o un personaggio da raccontare, che di conseguenza necessita di una scenografia e di una ambientazione sonara adeguata, che ne faccia risaltare le caratteristiche ed "apra" le possibilità di interpretazione. Sotto questo punto di vista non mi sono posto limiti sonori particolari, a parte uno: non usare mai l'ukulele."