Shiva Bakta: Third

Sabato, 05 Luglio 2014 11:31

 

 

 

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"Questo disco era già pronto a dicembre 2010. Erano 2 anni che scrivevo ininterrottamente, avevo fatto uscire senza pensarci una raccoltona di 13 demo registrati male in download gratuito, e avevo scartato altri 14 pezzi che dovevano essere il secondo disco. Questo infatti, nella mia testa, è il terzo disco. Ma è il primo." (Shiva Bakta)

 

 

 

 

 

 

Esce oggi, 19 marzo 2014, il primo album di un artista italiano dal potentissimo culto sotterraneo: Shiva Bakta, al secolo Lidio Chericoni da La Spezia. Le sue musiche circolano nel sottopelle dell'indipendenza italiana da anni; il suo twitter corrosivo è seguitissimo; la sua partecipazione live al MI AMI 2010 è stata una fulgida gemma misconosciuta. Inoltre, l'album è la prima produzione di una nuova realtà (non solo) discografica milanese ovvero Gente Bella ideata e creata da Daniele Lanzara, storico tecnico del suono della Hukapan di Elio e le Storie Tese.

 

 

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L'album si chiama Third e vede ospiti importanti quali Simone Cavina (Junkfood, IOSONOUNCANE) alla batteria, Federico Fantuz (Beatrice Antolini, Music for No Movies) alle chitarre elettriche ed effetti, Mercedes Casali e Michele Rusconi (Woody Gipsy Band).

 

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Dentro Third ci sono:


"un pezzo epico (la psichedelica e possente Mushroom), un treno che passa, il folk morbido e romantico di Smart drug (“and I need I get high, you’re my only smart drug”), un 3/4 a cassa dritta (Dog), una ballad strappalacrime, una cosa lunga 8 minuti e mezzo (la suite lisergica in due parti “Baktism”), un pezzo pop sorridente con una voce femminile (dalle parti di Sonny & Cher), un pezzo preso dai demo brutti del 2009 diventato finalmente qualcosa, un pezzo asimmetrico malinconicissimo con piano elettrico e bassone distorto, un pianoforte triste in un bar pieno di gente allegra, un pezzo che alla batteria sembra che ci sia Håkon Gebhardt, un altro treno che passa e ci porta dal rock anni ’70 in punta di AOR agli anni ’90 in odore scandinavo di Homeless, un’altra ballad strappalacrime a salutare tutti.”

 

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Un album originariamente pensato come concept (sono ancora evidenti i richiami armonico/melodici/strutturali di alcuni brani, dove il numero 3 ritorna in varie forme), e che in definitiva restituisce 10 diversi modi di immaginare il folk, la psichedelia e il pop.