Dot Panico: Sei Pazza

Sabato, 13 Febbraio 2016 11:12

 

 

 

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Massimo Ranieri, "Teorema" di Ferradini ma anche l'amico Calcutta, Maracaibo e il Barry White che c'è in noi, Aznavour, Youporn, Battisti, ovviamente Ciampi, Venditti e l'Efferalgan.

 

 


"Tu sei pazza" è un turbine poetico citazionista di urgenze, di urla disperate, di cinismi e dichiarazioni d'amore grattate sui muri. Questo nuovo album del romano Filippo Dr. Panico esce il 26 gennaio per la nuova label Frivola Records del cantautore Matteo Fiorino. Tra gli ospiti lo stesso Fiorino e l'amico Calcutta.

 

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Tu sei pazza è il mio secondo album.


C'è un sacco di roba e un sacco di me dentro: per esempio c'è moltissima radio che ascoltavo quando per un paio d'anni ho lavorato al banco di una pizzeria d'asporto. La mattina, quando preparavamo le pizze, ascoltavamo una radio locale che si chiamava Dimensione Suono 2 Soft 105.3 Mhz, nel cui palinsesto c'è praticamente solo un programma: "Canzoni d'amore: 4 canzoni per farti innamorare". Grazie a questa radio ho iniziato ad appassionarmi a un certo pop italiano che fino ad allora avevo un po' snobbato. Molte canzoni dell'album partono proprio da evergreen come "Ci vorrebbe un amico", "Bella senz'anima", "Maracaibo", "Le tue mani su di me", "Parole parole parole", "Teorema".


E' tutto partito da qui, cercando di raccontare le cose come le racconterei di notte a una ragazza di turno,

 

 

in un locale di turno: con la musica alta, un vodka tonic di troppo e la disperata ricerca di empatia, cercando di appagare quel senso di solitudine che hanno tutti quelli che quotidianamente parlano e conoscono troppa gente.


Perché suonano come dei pezzi dall'attitudine punk? Perché nel periodo in cui abbiamo iniziato a suonarli dal vivo, la voce calda e le emozioni a mezza bocca mi avevano stancato. In quel momento della mia vita ho iniziato a frequentare situazioni musicali e non, dove si celebrava in qualche modo (volontario o involontario) il niente. Avevo voglia di riempirmi di niente, di vivermi un po' addosso, di rimanere in giro con sconosciuti fino all'alba, di musica noise, di techno, di punk senza speranza e senza esigenza comunicativa. Il niente insomma, il trionfo del nulla, come in "Ci vorrebbe una notte".

 

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Dopo questo percorso mi è stato più che naturale dare un assetto più disperato a quei pezzi che erano partiti come sussurrati e far sì che uscisse fuori l'indole disperata con cui erano stati scritti.