Difiore: scie chimiche

Sabato, 13 Febbraio 2016 12:39

 

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Sembra così semplice, scritto così: sembra quasi vero. Pare di leggere una biografia di quei cantanti importanti, quelli che compaiono sulle riviste.

 


Eppure, chiamami artista e morirò di vergogna!

Ci vuole il fisico, per certe cose, ed alla fine, nella vita, mi sono ritrovato a fare altro.

 

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Per fortuna, la natura, nonostante tutto, fa sempre il suo corso, ed ecco che, nel 2006, mi viene in mente di realizzare un album. Il computer cominciava a darmi, non senza difficoltà, la speranza di realizzare un antico sogno. Così, nel 2008, esce ARTIGIANATO, album distribuito da Sounday Music. Sono legato a quel disco: alcune canzoni sono forti, sono sincere.
Non mi fermo, vado avanti a registrare. Ho fretta, smania, urgenza. Realizzo due EP, L’Attesa, quasi tutto elettronico, e Tracce Sparse, quasi tutto acustico. Alcuni di quei brani sono oggi disponibili su Soundcloud.

 


Nel 2012, esco con un altro LP, American Disaster, distribuito da L.M. European Music. Senza troppi mezzi, riesco nell’intento di realizzare un album con sonorità e melodie anni ’80.

 

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A questo punto, il MEI e Shel Shapiro decidono di portare avanti un progetto musicale dedicato alla nostra Costituzione. Nel progetto, viene inserito un mio brano, Novecento, che ho deciso di ripubblicare, con un arrangiamento più asciutto, nell’ultimo lavoro SCIE CHIMICHE.

 

 

Nel frattempo, succedono alcune cose. Monica Paes, storica autrice e conduttrice di Avenida Brasil, trasmissione di musica brasiliana in onda settimanalmente su Radio Popolare, mi chiama in trasmissione, e scopriamo di trovarci bene. La collaborazione diventa stabile, e va avanti fino ad oggi. Devo moltissimo a Monica. Lei crede molto in me, e questo mi dà molta energia: le mie vedute, a poco a poco, si ampliano.

 


Comincio a fotografare, ed anche a dipingere, sbloccando qualcosa che si era interrotto quando avevo 6 anni. Comincio a praticare politica attiva (un’altra vecchia passione): questo mi porta a dare vita ad un blog, ASILO, che sta dando parecchie soddisfazioni. Sul sito internet, che porta il mio nome, ho cercato, per chi volesse conoscermi meglio, di riassumere la mia attività, spaziando dai podcast radiofonici, alle canzoni, alla pittura, ecc.

 

Il tempo dedicato alla musica si è un po’ ridotto, negli ultimi tempi, ma, proprio da tutto questo magma, e dalla molteplicità di input ricevuti, nasce SCIE CHIMICHE.  Un disco che pareva già concluso nel 2013, e che, al contrario, si è dissolto e ricomposto numerose volte, prima di arrivare alla sua forma ultima.  Al suo interno, ci sono due elementi fondanti: la politica (Scie Chimiche, Novecento, Compagni) e l’intimismo (Emotili, Ti voglio bene, In bilico, Occhi di donna), passando per la disillusione (Città Inutile, L’Amore non c’è, Perdere l’Ispirazione), la speranza (Un’altra carta) ed il dolore (Oriente).

 

 

 

Non ci sono trucchi, né misteri: è un album da cantautore. Un disco reale, concreto, autentico.
D’altro canto, sono cresciuto con i cantautori degli anni ’70, ed ho interiorizzato, quasi senza accorgermene, i cantautori degli anni ’80: da De Gregori, a Fossati, a Carboni. Nel disco, c’è anche un omaggio, disincantato, ai gloriosi Dischi del Sole: la traccia Compagni, che chiude l’album, è una canzone politica che non crede più in sé stessa.


Per Scie Chimiche, la canzone che apre il disco e ne dà il titolo, ho anche deciso di realizzare un video, utilizzando un paesaggio a me molto caro: quello della Bovisa, storico polo chimico della periferia milanese, ormai declassato a quartiere post-industriale, problematico, ma affascinante.
La canzone, come spesso mi capita di fare, ripercorre la storia d’Italia, cercando di smitizzare le troppe retoriche (ad esempio, il Risorgimento), e di mettere in luce alcuni lati oscuri: dal ruolo della massoneria, fin’anche nei colori della nostra bandiera, all’omicidio di Roberto Calvi, ai tempi della P2, all’immagine di una contemporaneità sempre più “piccolo borghese” (si sarebbe detto un tempo), omologata, e spenta.

 


Il titolo Scie Chimiche non nasce con l’intento di fare della dietrologia o del complottismo. Al contrario, è un’esortazione a scavare in tutto ciò che pare ovvio, e a non accontentarsi troppo facilmente delle verità più comode