Francesco Motta: La fine dei vent'anni

Venerdì, 29 Luglio 2016 16:49

 

 

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MOTTA - "LA FINE DEI VENT'ANNI"
(Woodworm 2016 – Distribuzione Audioglobe)



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C'è scritto " FINE ", ma in realtà è l'inizio. Di una nuova prospettiva artistica, di una nuova visione, musicale certamente, ma anche di se stesso. "La fine dei vent'anni" è il primo disco di MOTTA, ma non di Francesco, una delle anime e la penna che ha vergato le parole con cui i CRIMINAL JOKERS, in due dischi, hanno espresso in maniera elettrica e vitale l'urgenza dei propri vent'anni.



 

Poi il tempo scorre, le esperienze si accumulano, i punti di vista si spostano, leggermente, e fanno emergere altri suoni, altre parole, adeguate al momento artistico ed umano vissuto da questo straordinario musicista.

 

La versatilità è cosa che non gli manca. MOTTA è un polistrumentista prezioso che ha prestato negli anni la propria capacità a una Signora del Rock come NADA (con lei al basso, alla chitarra e ai cori), ai PAN DEL DIAVOLO (qui alla batteria, e in piedi), agli ZEN CIRCUS (come tecnico del suono) e a GIOVANNI TRUPPI (alla chitarra e alla tastiera).


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Su "La fine dei vent'anni" decide finalmente di metterci la faccia e il cuore. Non solo il cognome.

 

Per questo cambio radicale di direzione - non di intensità - MOTTA chiama a sé Riccardo Sinigallia, tra i migliori produttori ed autori italiani (già con Niccolò Fabi, Max Gazzè, Tiromancino, Luca Carboni, Filippo Gatti, Coez), persona dalla sensibilità e dalla visione adatta ad un disco vario ed eclettico come questo.



 

"La fine dei vent'anni" è la scoperta dell'età adulta. Il racconto della crescita umana e musicale di uno dei più talentuosi artisti italiani.



 

MOTTA, finalmente, accetta di mettersi a  nudo e raccontare se stesso, i suoi affetti, la sua vita e quella della sua famiglia. Lo fa utilizzando un tappeto di suoni e colori vastissimi, impossibili da racchiudere in una definizione.

 

È canzone d'autore, sì, ma è anche pop. Non rinuncia all'impatto e alle asperità del rock, ma guarda in direzioni e mondi diversi.

 

Non segue un modello preciso, non cerca di rifarsi a una tradizione, preferisce mischiare con orgoglio tutte le sonorità con cui è cresciuto e dare vita a un insieme per certi versi unico e fresco.



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La produzione di Riccardo Sinigallia (anche co-autore di alcuni brani) enfatizza e al tempo stesso addolcisce le asperità vocali di MOTTA che nel disco suona, sparsi nei brani, chitarra, basso, batteria, tastiere. A lui, in studio, si aggiungono alcuni dei migliori musicisti su cui una produzione possa contare: Cesare Petulicchio (BSBE – Bud Spencer Blues Explosion), Andrea Ruggiero (Operaja Criminale e mille altri), Laura Arzilli, Lello Arzilli, Andrea Pesce, una leggenda come Giorgio Canali, Maurizio Loffredo, Guglielmo Ridolfo Gagliano (Paolo Benvegnù, Negrita) e Alessandro Alosi (Pan del diavolo).

 

Un disco solista, quindi, ma tutt'altro che realizzato in isolamento. "La fine dei vent'anni" è il collettivo che si mette a servizio del singolo e dell'arte. Come dovrebbe accadere sempre quando si scopre che diventare adulti è in realtà molto diverso dall'invecchiare.