Honeybird & the birdies: You Should Reproduce

Sabato, 27 Ottobre 2012 10:28
 
 
 
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Tornano con grande piacere sulla "Musica che gira intorno" gli uccellini più canterini del Belpaese
 
 
 
 
La storia di questo album comincia con una visita ginecologica. La cantante e polistrumentista italo-americana Monique “honeybird” Mizrahisi reca dalla propria ginecologa per una visita di routine. Alla fine del controllo la dottoressa le consiglia caldamente “You should reproduce!”. L’esortazione del medico e l’idea che ogni donna “debba” riprodursi soltanto perché “in grado di” riprodursi le danno l’idea per il brano manifesto dell’album dal titolo omonimo.
 
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La storia continua, ma è piena di elementi, e ci si potrebbe perdere.

Monique, assieme agli altri honeybird Paola “p-birdie” Mirabella (batteria, percussioni e cori) e Federico “walkietalkiebird” Camici (basso), contattano, per seguire le registrazioni e la produzione dell’album, Enrico Gabrielli (Calibro 35, Mariposa, Der Maurer…) che accetta con entusiasmo.

La costruzione dell’album passa attraverso un’ulteriore fase fondamentale, nella quale gli honeybird & the birdies chiedono sostegno alla rete per la realizzazione del disco. Nasce il progetto “You should coproduce”: tramite il servizio Kickstarter rimangono affascinate dagli honeybird 150 persone che, coi loro 5846 euro, diventano a tutti gli effetti coproduttori esecutivi dell’album.

 

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Dopo una lunga fase di elaborazione, il gruppo si insedia per una settimana all’Obst und Gemüse Studio che un altro Mariposa, Rocco Marchi, gestisce assieme alla compagna Francesca Baccolini (Hobocombo).

Il magma guizzante prodotto durante questa session è stato riversato nelle sapienti mani di Tommaso Colliva (Calibro 35, Afterhours, Muse, Mauro Pagani…) che ha forgiato definitivamente “You Should Reproduce”.

All’interno di “You Should Reproduce” sono presenti i riferimenti più vari e incredibili: la teoria della “terra cava” di Edmund Halley del 1692 (in “To the Earth’s Core”), la danza ancestrale malese “Mak yong” bandita dal governo islamico dal 1991 (sempre in “To the Earth’s Core”), l’East Village di New York e i suoi rapporti con una filastrocca inventata per imparare l’inglese (in “East Village”), il quartiere romano di Tor de’ Schiavi (che diventa “Tower of Slaves” nel bizzarro rap “Where d’ya live yo?”), le spiagge del sud della California elencate in “Swimming Underwater”, un viaggio immaginato tra il Mali e il Burkina Faso verso la sua capitale Ouagadougou e poi fino a Dédougou (“Canopy Dream”), i genocidi perpetrati ai danni dei buddisti in Cambogia e degli armeni da parte dell’impero ottomano tra il 1915 e il 1916 (in “Perejil”).

 

 

 

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Il tutto condotto attraverso mix linguistici che portano gli honeybird a cantare in inglese, italiano, dialetto catanese e tedesco.

Il disco è un vortice vivo, effervescente e colorato, una musica acutamente stratificata ed elastica: raffinati intrecci polivocali, plastiche e decise linee di basso, un drumming articolato ed energico, luminosi contrappunti di corde (charango, ukulele, chitarra elettrica), tensioni psichedeliche tra il pastorale (“Canopy Dream”) e il viaggio con la mescalina che finisce male (“You Should Reproduce”), poliritmi di chiara provenienza africana mescolati con entusiasmo ad energiche sonorità sudamericane, influenze caraibiche, indie-rock di matrice statunitense e attitudine punk.

 

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Monique è stata a lungo in Bolivia ed ha viaggiato molto attraverso il Sud America: durante questi viaggi ha conosciuto ed approfondito l’uso del charango, strumento popolare boliviano a 10 corde, le cui sonorità e tecniche esecutive hanno influenzato pesantemente la costruzione dell’album.

Degno completamento di “You Should Reproduce” è la sua resa live: nei loro concerti tutti gli honeybird cantano e ballano, sul palco si mescolano lingue e dialetti, si improvvisano coreografie folli e disorientanti. É uno spettacolo coinvolgente, come una piccola orchestra, capace di dar vita ad un grandioso baccanale, riempendo di fisicità e colori il palcoscenico.