Oflagadiscopax: Gioco di società

Sabato, 10 Marzo 2012 11:57

oflaga

E'  uscito il 6 Marzo il terzo capitolo degli emiliani Oflagadiscopax

Non è strettamente necessario lanciare i dadi per muoversi sulle caselle della plancia di “GIOCO DI SOCIETA’ ”, il terzo capitolo del romanzo zdanoviano intitolato OfflagaDiscoPax e marchiato a fuoco con il numero di catalogo Odp #155. Reggio Emilia, patria del collettivo, è il primo piano o lo sfondo in cui si dipanano quasi tutte le storie narrate nel disco. La sua pianta a sei lati viene congelata nel simbolico artwork di Enrico Fontanelli in quello che appare alla vista e nella pratica come un vero e proprio tabellone di gioco. La forma esagonale della città diventa una unità di misura sociale, una figura attorno o dentro alla quale raccogliersi, misuratrice di passi più o meno svelti. La vita è solo una partita ad un qualsiasi gioco di società e gli ODP se la giocano dentro e appena fuori le mura della loro città, mura reali poi abbattute dal tempo per facilitare lo scambio tra interno ed esterno e favorire la prima espansione residenziale e produttiva. Architettura a due dimensioni, Reggio Emilia ed il suo trattore R60 soffocati e lasciati a terra dal piano Marshall, il ballo liscio sugli scaffali di un negozio di dischi tra la techno di Detroit e quel dancefloor di Manchester. Due stadi, due caselli, due stazioni, quattro fontane senza saper scegliere semplicemente se stessa fra tutte, cancella rinnovando la propria storia sostituendola con un futuro che molti credono qui. Otto strati di glorioso passato ricoperti dalla modernità di muri bianchi poi ridipinti a colori insoliti da un poeta di passaggio e grandi strutture che vantano un presente di spot pubblicitari. Giusto il tempo di scivolare davanti ad un cartello di benvenuto che una volta passato poi Reggio Emilia non arriva mai: solo campi e svincoli ad accogliere e rappresentazioni di re inginocchiati sulla neve matildica a chieder perdono. Reggio Emilia non più al centro, ma accerchiata.

Balere ai piani interrati dimenticate alle porte della città, demolite quanto basta per scheggiare la pista da ballo. Promesse di riscatto non mantenute, case popolari là dove una volta sorgevano capricci di principesse e ora il vuoto di chi non sa colmare.

Le tre teste quadre, o esagonali, di Daniele Carretti, Enrico Fontanelli e Max Collini hanno messo sul piatto una nuova avventura registrata in perfetta e solitaria avanguardia nel Bunker studio di Rubiera (RE) dalle mani analogiche di Andrea Rovacchi, che ha poi anche missato il tutto di lì a poco e nei paraggi. Il risultato mira all’essenziale ed è dedicato a chi è abituato ad ascoltare più di altri l’incedere vago dei propri pensieri. Le caselle esagonali dell’album sono state tutte scritte lo scorso anno, tra una saletta prove del Calamita di Cavriago ed una cucina abitabile sulle colline di Viano, immersi nel loro disincantato piccolo mondo antico dagli occhi ben aperti sul resto.

Un album nato e cresciuto a 33 giri: lato A, lato B, dimensione dell'ascolto come ce lo ricordiamo prima dell'imposizione dei 74 minuti e presentati in un sontuoso vinile oltre che nel normale cd - digipack. Un “GIOCO DI SOCIETA’ ” le cui regole sono stabilite dall'ascoltatore,