Naturalmente, di Enrico Valentini. 13 febbraio 2013

Mercoledì, 13 Febbraio 2013 09:42

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Passeggiata nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

 

Naturalmente mercoledì 13 febbraio 2013

Buon giorno cari amici di Radio Wave. Oggi è mercoledì 13 febbraio e parliamo di una bella escursione organizzata per i soci di Legambiente e della FIAB di Arezzo.

Le abbondanti nevicate di questi ultimi giorni oltre ad aumentare lo stock di disponibilità della risorsa idrica, hanno offerto l’occasione per una escursione un po’ speciale nel nostro Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

Domenica scorsa, abbiamo organizzato una escursione con le ciaspole (che poi altro non sono che le vecchie “racchette da neve”) nell’ambiente delle Foreste Casentinesi.

Si arriva a Badia Prataglia e, al centro visita del Parco, si ritirano tutte le ciaspole disponibili, prenotate al rifugio Casanova. Si percorre la Strada Provinciale dell’Eremo, fino al ristorante “Il Capanno” (1070 m) salendo si osservano delle belle cascate sul “fosso di Fiume d’Isola”; quindi si calzano le nostre ciaspole.

La Strada dell’Eremo è chiusa nel periodo invernale, tra il Capanno e l’Eremo di Camaldoli per circa 7-8 km. Viene adoperata come pista da sci di fondo ed escursioni turistiche a piedi o con le ciaspole.

Questa strada fu costruita circa 50 anni fa con gli ultimi “cantieri Fanfani”, attraversa le foreste demaniali di Badia Prataglia-La Lama e di Camaldoli. Attraverso il passo dei Fangacci (1230 m) e di Prato alla Penna, conduce all’Eremo di Camaldoli. La sede stradale, In parte, fortunatamente, è ancora a fondo naturale.

La giornata è splendida, l’uso delle ciaspole non richiede particolare tecnica, con l’aiuto dei bastoncini da sci si cammina anche più facilmente. La meta della giornata è il Monte Penna (1333 m). Si procede nella foresta di abete bianco ammantata di neve, si osservano delle formazioni di stalattiti di ghiaccio. Salendo l’abetina lascia il posto alla faggeta; un vecchio ceduo avviato a fustaia. Dopo ca.3 Km, poco prima del passo dei Fangacci, si perviene all’ “Aia di Guerrino” (1223 m) , dove si osserva un faggio isolato, non proprio monumentale ma dal portamento caratteristico.

Di qui si prende un sentiero a destra (è il sentiero 00 – GEA di crinale in direzione poggio allo Spillo e poggio della Bertesca), che poi si lascia tenendo quello di sinistra e seguendo le indicazioni del M. Penna (niente aura la segnaletica è ben visibile). I rami dei faggi sono una trina bianca scintillante di neve. Si osservano affioramenti di rocce arenacei e marnosi, molto scenografici. Poi si supera un grande abete sradicato dal vento. Continuando a salire, sempre nella foresta di faggi, si perviene a una selletta e già da qui, il sentiero aumenta la pendenza; in breve si arriva alla cima del monte Penna a 1330 m slm.

Il panorama è bellissimo; a sinistra, verso Nord Est, tutta la Giogana con Poggio Scali, e più lontano il monte Falco. In basso la Foresta della Lama e proprio sotto poggio Scali, il complesso forestale di Sasso Fratino (riserva integrale istituita nel 1959); questo complesso è molto prossimo alla foresta appenninica primigenia. Dritto a noi, verso Nord, il lago di Ridracoli, formato da uno sbarramento sul Bidente, che fornisce acqua a tutto il litorale romagnolo e che indirettamente impedisce l’intrusione salina nelle acque sotterranee della costa adriatica. E poi Santa Sofia e le Alte Romagne , che un tempo appartenevano alla Toscana: si osservano i monti e i villaggi e i casolari in quota come: Strabatenza, Ridracoli, Pietrapazza, La Bertesca, Casanova nell’Alpe, Molino delle Cortine ecc…, dove le popolazioni vivevano in condizioni inenarrabili, strappando ai ranchi, ai campicelli, magri raccolti di orzo segale spelta ecc...

Un tempo il paesaggio era caratterizzato proprio dai “bianchi di Romagna”, che erano suoli nudi, dove si praticava una agricoltura di sussistenza. Oggi la copertura forestale si stende anche sui vecchi ranchi… L’opera di ripristino e manutenzione dei complessi forestali di questa parte di Appennino, prosegue ininterrotta, dai Camaldolesi, passando per la Toscana Lorenese e quindi il demanio forestale fino al Parco Nazionale ….

La discesa è rapida e piacevole sulla neve farinosa, si ripercorre a ritroso la via di salita. Al ristorante del Capanno ci aspettano fumanti piatti di Polenta per coronare una bella giornata nella natura…. Frattanto il tempo è cambiato a neve …

Un’altra vota parlerò della storia di questi complessi forestali, che in parte appartenevano all’ordine Camaldolese ed in parte all’opera del Duomo di Santa Maria del Fiore… e che oggi, con il Parco Nazionale, sono patrimonio di tutti noi ….

Alla prossima

Enrico Valentini Radio Wave