Naturalmente, di Enrico Valentini 13 marzo 2013

Mercoledì, 13 Marzo 2013 09:29

sandami100

 

Dalla Beccia un itinerario che San Francesco, faceva nel tragitto, tra La Verna ed Assisi (San Damiano) e che oggi fano parte delle vie dei pellegrini del Tau, che proseguono fino a  Greccio e Rieti.
 

 

 

Buon giorno cari amici di Radio Wave, 
oggi è mercoledì 13 marzo, le precipitazioni di questo scorcio di inverno, se da un lato provocano dei dissesti, dall’altro assicurano una consistente provvista d’acqua nei corpi idrici: fiumi e torrenti, ma soprattutto falde, freatiche ed artesiane.


Oggi parliamo di uno dei percorsi in terra di Arezzo, che San Francesco, faceva nel tragitto, tra La Verna ed Assisi (San Damiano) e che oggi fano parte delle vie dei pellegrini del Tau, che proseguono fino a Greggio e Rieti. Un percorso dirige da La Verna, verso l’Eremo della Casella, Alpe di Catenaia, castello di Montauto (dei Barbolani), quindi Arezzo, le Celle di Cortona eccetera… Mentre il secondo prende la direttrice della Valtiberina, ed è di questo che parliamo.

Si sale dalla Beccia (sulla strada provinciale) per una comoda mulattiera che era la vecchia viabilità tra Bibbiena e Pieve Santo Stefano). Poco prima del grande arco di ingresso, ci saluta la “cappella degli uccelli”.
Dal piazzale del Quadrante si può salire al Monte Penna, attraverso il complesso forestale estremamente interessante e diversificato, di bosco misto di faggio, abete bianco ed altre essenze (i francescani non praticavano la selvicoltura razionale, tipica dei Camaldolesi, bensì volta volta si servivano del legno della foresta, per le varie necessità, senza piani di assestamento e questo ha creato un ambiente forestale diversificato). Dalla vetta si osserva uno splendido panorama sulla Vallesanta e sull’Appennino, dalla Falterona fino a Sasso Simone. Quindi si discende rapidamente alla Melosa e ci si dirige alla Croce della Calla (proprio sotto il Calcio del Diavolo) e da qui si sale rapidamente alle belle praterie del Monte Calvano. Si prosegue per un comodo stradello fino al passo delle Pratelle, qui si lascia il sentiero CAI 50 (che arriva fino al poggio dei Tre Vescovi) e si risale prima per il sent. 66 e poi 75 lungo il crinale del monte della Modina e il poggio Castellaccio tra boschi di pino. Scendendo, si trova la vecchia strada che viene da Montalone, quindi, passando a fianco dell’istituto Forestale Vegni e sovrappassando la E45, si arriva a Pieve Santo Stefano. Attraversato il bel centro storico, si perviene al fiume Tevere che si attraversa. Dopo la chiesa della Misericordia (quella con la cupola), si continua per breve tratto sulla strada ex 3 bis e, dopo lo stabilimento Tratos, si imbocca la vecchia provinciale (assolutamente senza traffico) per il passo di Viamaggio. Dopo pochi chilometri di salita si arriva al bivio per l’Eremo del Cerbaiolo, dopo poco si perviene al complesso sotto dei roccioni : recita un detto popolare “chi ha visto La verna e non il Cerbaiolo, conosce la Mamma ma non conosce il Figliolo”.

In realtà Il Cerbaiolo ha una lunga storia: benedettino nell’alto medioevo, già disabitato all’inizio del XIII secolo quando vi transitava San Francesco, Dopo vari decenni, all’inizio del XIV sec. Passò ai francescani (che lo adoperavano stabilmente), per essere poi assegnato alla comunità parrocchiale attorno alla metà del XVIII sec. Il passaggio del fronte nel 1944 portò distruzioni. Dal dopoguerra, è rimasto disabitato. Nel ’64 ricordo una visione spettrale, con delle capre in un antro sotto un roccione ed una grande gufo reale appollaiato su un ramo. Suor Chiara da Bellinzona (morta tre anni fa), nel 1968 inizia il recupero del complesso e ci restituisce , assieme alla accoglienza, questo affascinante luogo nella sua monumentale interezza .
Si scende di nuovo alla vecchia provinciale e si perviene al passo di Viamaggio Il Vicus Maior sulla via Livia Ariminensis. Si oltrepassa l’albergo Imperatore e si sale, al Monte Verde per il sentiero 00 GEA (Grande Escursione Appenninica), per boschi misti di faggio. In fondo alla discesa, si guadagna uno stradello forestale, si prosegue fino a Col del Pegli dove il sentiero GEA sale (a sx) alla vetta del Monte dei Frati. Proseguendo per segnavia 8B, si perviene al rifugio sempre aperto di Pian della Capanna. Siamo sulle pendici orientali dell’ Alpe della Luna, si continua lo stradello fino a poco prima di Casa Spinella (proseguendo dritti si arriva a Sansepolcro), di qui si volta a sinistra (segnavia 6) verso la sorgente del torrente Afra, tenendone la sinistra idrografica, si percorre il sentiero 6, che conduce fino al villaggio Montagna – La Villa. Si prosegue a mezza costa fino a C.se Pischiano (poco sopra c’è la grotta del brigante Bagarino) e quindi si imbocca a destra il sentiero 6A, che, tra magri boschi di roverella ed un paesaggio piuttosto brullo, scende al Convento di Monte Casale al confine tra Toscana ed Umbria (si osserva anche una vecchia dogana granducale). La piccola chiesa, ricorda quella di San Damiano in Assisi. Il complesso conventuale è molto suggestivo.

Poco sotto vi è il cosiddetto Sasso Spicco (che ricorda quello de La Verna). Monte Casale ha un passato Camaldolese, ma già nei primi ani del XIII secolo passò ai francescani. San Francesco vi ha soggiornato più volte, uno degli episodi più famosi è la conversione dei ladroni di strada, quando il giullare di Dio offrì loro del pane e del vino…. Non sappiamo se recitò anche il cantico delle creature.

Alla prossima
Enrico Valentini