"NATURALMENTE" di Enrico Valentini, 3 aprile 2013

Mercoledì, 03 Aprile 2013 08:46

MontiRognosi2-800

 

Oggi parliamo delle pietre verdi e di quelle strane montagne che si ooservano nella alta Valtiberina!. E con questi giorni di primavera si può cogliere l'occasione per fare una gita nella riserva naturale della provincia di Arezzo dei Monti Rognosi.

 

 

Buongiorno cari amici di Radio Wave! è mercoledì 3 aprile e oggi parliamo delle pietre verdi e di quelle strane montagne che si osservano nella alta Valtiberina, a Pieve Santo Stefano (a monte Petroso e sopra l’Eremo del Cerbaiolo), in comune di Caprese (nei pressi di San Cassiano), ad Anghiari ( tra Albianovilla Buitoni e la Val Sovara), in comune di Sansepolcro ( sotto le rovine del Castello di Montedoglio sulla destra della grande diga).


Questi giorni di primavera danno l' occasione per una gita nella Riserva Naturale della Provincia di Arezzo, dei Monti Rognosi. Si parte da Loc. La Gualchiera (che si raggiunge da Tavernelle) si raggiunge Pian della Croce e si scende al Conventino in prossimità della miniera di materiale cuprifero (rame nativo e minerali di rame), si visita l’area mineraria attiva nel XIX sec. Siamo nella valle del torrente Sovara, nei pressi della diga (che fa parte del complesso sistema di Montedoglio), nel comune di Anghiari.


Circa 200 – 250 milioni di anni fa, tra il Triassico ed il Giurassico, mentre la Pangea (che era l’unico grande continente) si stava frantumando e nascevano i continenti, il magma del mantello che fuoriusciva, andava a formare la crosta dell’oceano Ligure-Piemontese (che era un tratto della Tetide e che era l’oceano che circondava la Pangea). Questa crosta oceanica, è andata a formare le cosiddette Ofioliti che oggi possiamo osservare in Valtiberina: sono i Monti Rognosi. Hanno la sessa natura della dorsale oceanica e sono ricche di metalli e dei loro composti: ferro, manganese, cromo, rame, ecc.. sono rocce di vario tipo, sia magmatiche che metamorfiche: serpentine, gabbri e basalti, contengono fillosilicati ed anche piccole quantità di amianto. Salvo errore, sono le più antiche rocce di questo tipo che si conoscano.


Dal parcheggio nei pressi della diga sulla Sovara (Q. 380m) dove già si vedono le serpentine sulla riva destra, si attraversa un piccolo ponte e si inizia a salire per uno stradello forestale. Salendo si osservano brecce di ofioliti ed altri affioramenti. La vegetazione igrofila riparale, lascia ben presto il posto a boschi di Pino Nero e Pino Marittimo, che furono messi a dimora negli anni ’50, con i celebri “Cantieri Fanfani”, a motivo, sia di dare lavoro in un momento estremamente critico, che di assicurare la saldezza dei suoli. Con questo però fu distrutto, gran parte dell’ambiente e degli habitat semiaridi delle ofioliti. Con il progetto Life Natura, è stato ripristinato in parte questo ambiente, ricreando biodiversità: Le praterie semiaride con pochissimo suolo, dove affiorano le rocce ofiolitiche, prendono il nome di gariga, si osservano specie erbacee autoctone, come la “stipa tirsa” (o lino degli etruschi), la festuca, l’alisso, il timo ecc..

Infatti a circa due terzi della salita, si prende il “sentiero natura”, dove si possono osservare le varie specie botaniche. Arrivati in cima a “Pian della Croce” (Q. 587 m), si possono osservare delle sommarie fortificazioni tedesche del 1944. Facevano parte della “Arno Line” che doveva rallentare l’avanzata alleata verso la “Linea Gotica” : le truppe germaniche in ritirata da Arezzo, avevano lasciato una lunga striscia si sangue (eccidi di San Polo, Mulin del Falchi, villa la Speranza ecc..). Il fronte fu sfondato tra il luglio e l’agosto1944; fino al mese di maggio la zona era presidiata dai partigiani del cap.no Sacconi.


Si prosegue fino lo stradello forestale fino ad un’area di sosta (piuttosto malmessa) e si imbocca il sentiero CAI 104/C (proseguendo arriva sotto il Castello di Montauto). Il sentiero è evidentemente stato costruito durante i cantieri di rimboschimento; infatti appare ben tracciato e sistemato, seppure in versante molto acclive, appare in discrete condizioni. Si attraversano boschi di roverella e poi di pino nero.


Si perviene finalmente al “Conventino”; l’edificio attuale (proprietà privata), un grande corpo di fabbrica regolare, con tetto a padiglione è del XIX sec. La storia del “Conventino” si perde nell’alto medioevo all’epoca della regina Teodolinda (monastero benedettino?). Si scende alla Sovara, e si prosegue sulla riva destra e si sale ai resti dell’area mineraria; si osservano rocce basaltiche a “pilow” (simili a cuscini) e da dove fu estratto Rame Nativo, Cuprite e Malachite. I minerali subivano il processo metallurgico di arrostimento in ambiente riducente, in fornaci poste poco più a monte, alla confluenza della Sovara con il torr. Cerfone (proprio sotto Ponte alla Piera).

Si torna indietro, si attraversa la Sovara, e si può proseguire, da un’area di sosta, per il sentiero natura sent. CAI 104/B (direzione uomo morto), per andare ad osservare delle belle formazioni basaltiche, e una bella “facies” (facciata), di argilliti.

Se si prosegue sulla vecchia strada, si attraversa il “ponte delle Fate”, si transita per i boschi di pino nero e roverella, si perviene in loc. Carmine, da cui si riscende alla diga del Singerna. In alternativa si torna indietro prima sulla provinciale per Anghiari e poi sulla sc. per Tavernelle.


Buone escursioni naturalistiche a tutti, alla prossima –

Enrico Valentini Radio Wave