Slow-Fi

In onda su Radio Wave la rubrica ecosostenibile di Giovanni Cardinali

 

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Va in onda su Radio Wave International il martedì alle ore 9:45 e in replica alle 13:45.

'Slow-Fi', la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 14 ottobre 2014

Martedì, 14 Ottobre 2014 16:24

foto recente alluvione Genova

 

Slow-Fi 24 del 14 ottobre 2014


In previsione dei temporali che si sarebbero abbattuti in Valdambra questa notte, armato di pala, rastrello, e zappa, ieri pomeriggio dopo aver sistemato gli attrezzi in una carriola, mi sono avviato, verso la stradina di bosco che porta al poggio denominato Casucci.


Si tratta di una pista ad uso forestale che non dispone di fossi laterali e, per regimare le acque di pioggia e favorire il percorso di rigagnoli verso il bosco necessita di fossette trasversali, denominate “sciacqui”, collocate a distanza variabile in relazione al variare della pendenza, molto ravvicinate fra di loro se la strada è ripida, più lontane nel falsopiano e non necessarie in piano, quando la strada invece necessita di fossette laterali che devono, soprattutto in questo periodo autunnale essere ripulite dal deposito di fogliame per evitare che si creino dei cumuli che poi, in caso di pioggia, impediscono il fluire, lento e regolare, delle acque piovane.


La manutenzione elementare di questa stradina consiste nel mantenere l’efficienza degli sciacqui, controllando che non siano stati danneggiati dal passaggio di mezzi motorizzati e rimuovendo i materiali di deposito che, nel frattempo, si sono accumulati, perché l’acqua che si trova a scorrere lungo la strada, riducendo la propria velocità al cambio di direzione, deposita il materiale solido che erode dal suolo e trasporta verso valle.


La strada di accesso alla mia abitazione, se non eseguo manutenzione preventiva in questa stradina forestale, verrebbe allagata, alla prima pioggia di tipo improvviso e temporalesco, da distinguere da quella fine ed uggiosa che viene assorbita lentamente dal terreno.


Non solo: l’acqua ruscellando ad alta velocità verso valle arriva prima all’Ambra e, se altre decine di strade non sono ben mantenute,  aumentano la frequenza e il volume delle piene.


Il paese omonimo di Ambra è dotato di una difesa contro le alluvioni, pur essendo all’interno di un vasto territorio collinare dove non si fa più, da anni, la manutenzione della rete idrica superficiale. Qui, per ovviare a questa carenza, è stata costruita una cassa di laminazione, cioè un sistema artificiale di arresto e deposito delle acque, dotato di arginature e di una diga speciale con, in basso, una bocca denominata “tarata” per l’uscita controllata, a valle, della portata di piena.


Ebbene I LADRI DI VERITA’ che sono al governo delle istituzioni di questo paese, ininterrottamente da decenni, provenendo tutti quanti da un ceto politico corrotto e logorato da faide di potere dove le organizzazioni criminali hanno agito come topi nel formaggio, questi ladri, dopo aver violentato il territorio con i condoni e la speculazione edilizia, vorrebbero farci credere che quanto è successo a Genova, quanto sta succedendo nel centro nord e, probabilmente, quanto continuerà a succedere in tutta italia, ogni anno, con frane e alluvioni, vittime e danni ingenti, sia colpa delle “bombe d’acqua” e della “burocrazia” che non sblocca gli investimenti già decisi per far fronte al dissesto idrogeologico.


Sono colossali menzogne: il termine “bombe d’acqua” è stato coniato in relazione ai cambiamenti climatici, causati dall’aumento dei gas serra, per definire temporali particolarmente intensi ed improvvisi che sono aumentati come frequenza ma che ci sono sempre stati, cioè si è ridotto il cosiddetto “tempo di ritorno”, un termine probabilistico per indicare ogni quanto è atteso un evento: quello che, prima del riscaldamento progressivo del pianeta, avveniva ogni cento anni oggi avviene ogni dieci anni, e quello che avveniva ogni dieci anni oggi avviene ogni anno.


La burocrazia è quella stessa che il ceto politico ha creato e rallevato, in genere codarda e funzionale ad un sistema di potere clientelare, dove si è tollerata la speculazione edilizia e si è indirizzata la finanza pubblica non verso la manutenzione del territorio ma verso le cosiddette grandi opere.


Alcuni dati:


il sistema dell’Alta Velocità ferroviaria che ha accentuato la metropolizzazione del territorio contribuendo alla marginalizzazione dei centri minori e della montagna, doveva costare quattordici miliardi di euro, costerà oltre 90 miliardi di euro, il privato, FIAT, banche, imprese di costruzioni e cooperative dovevano garantire la copertura finanziaria del 60%, non hanno sborsato un euro, tutto a carico dello Stato!


Il MOSE di Venezia è passato da 7 a 36 miliardi, tutti pubblici, avrà alti costi di manutenzione e, probabilmente non verrà completato ed avrà un esito incerto in termini di difesa della laguna dalle acque alte, …, potrei continuare con gli sprechi del G8 mai avvenuto in Sardegna, la situazione della città de L’Aquila dopo il terremoto, l’EXPO 2015 a Milano, la TAV Torino-Lione.


Nel solo decennio 1994-2004 sono stati spesi 21 miliardi di euro solo per interventi di risarcimento di opere danneggiate da frane e alluvioni, il fabbisogno nazionale per la difesa del suolo è stimato in 44 miliardi di euro, meno della metà di quanto si è speso e si continua a spendere per le grandi opere.


Ma i ladri di verità non diranno mai che occorre una società diversa, dove il cittadino è radicato al proprio territorio e la campagna, una volta risistemati strade e fiumi e demolito tante costruzioni ridondanti, verrà ripopolata dai nuovi contadini, per garantire il mantenimento del territorio anche semplicemente dotandosi di una carriola, una paletta, un rastrello e una zappa.

 

Giovanni Cardinali, Slow-Fi

 

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'Slow-Fi', la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 7 ottobre 2014

Mercoledì, 08 Ottobre 2014 08:11

bicistaffetta 2014 Roma

 

Slow-Fi 23 del 7 ottobre 2014


Oggi ultima puntata del mio diario di viaggio in bici da Benevento a Roma della seconda settimana di settembre.


Mi piacerebbe parlare anche di altro, della mia partecipazione all’Eroica di domenica 5 ottobre sulle strade bianche delle colline del Chianti classico con migliaia di appassionati al cicloturismo e alle bici d’epoca, oppure di una conferenza che ho fatto per Libera, la settimana scorsa, sui costi economici e sociali della corruzione negli appalti pubblici.


Vedrò di farlo in una delle prossime puntate, il mio taccuino è strapieno di appunti con tanti argomenti da condividere con chi mi ascolta.


Ho terminato la puntata precedente di Slow-Fi dopo essere arrivato a scollinare la cittadina di Alatri con il programma di raggiungere Fiuggi in serata.


Mi aspettava un percorso in salita verso il Monte Fumone e, con la bici da cicloturismo appesantita da due borsoni laterali nel portabagagli posteriore, dopo aver già superato un primo dislivello provenendo dall’Abazia di Casamari, al quarto giorno consecutivo di viaggio, nel tardo pomeriggio ho iniziato ad avvertire la stanchezza e, alle prime rampe, mi sono fermato alcune volte per riprendere fiato,


man mano che salivo lo sguardo spaziava nella valle del fiume Sacco, un territorio cuscinetto delimitato dai monti , fra i vecchi staterelli preunitari, Lo Stato Pontificio e il regno di Napoli.


Arrivato al passo del Monte Fumone si abbandona la microregione che prende il nome dalla ciocie, calzature con la suola di pelle munita di stringhe, diretto verso la valle di un altro fiume molto importante, l’Aniene.


Il gruppo dei cicloturisti, nel tardo pomeriggio di venerdì 12 settembre, ha iniziato a scendere verso Fiuggi, prima di arrivare e mentre il sole stava tramontando si è aperto un panorama da non dimenticare: il lago di Canterno, un meraviglioso piccolo lago della Ciociaria, di origine carsica nel cuore intatto dei Monti Ernici.  


Siamo arrivati a Fiuggi, nota città termale, al crepuscolo. Avevamo la prenotazione per dormire in un ottimo albergo della catena Albergabici, anche la bicicletta ha avuto il suo buon trattamento.


Tutte le strutture ricettive che aderiscono allo standard Albergabici sono dotate di locali chiusi attrezzati per depositare in sicurezza le biciclette, è presente anche un tavolo ed un telaio fisso per riparazioni elementari e per effettuare eventuali registrazioni di deragliatore, cambio e freni.


Lo sviluppo della mobilità dolce tramite il cicloturismo parte da questi servizi, su ciclovie ben segnalate e l’intermodalità con il treno.


A Fiuggi, prima di cena, siamo stati accolti dal Sindaco della Città e da quello di Acuto, abbiamo ovviamente parlato del progetto di Bicitalia, la rete ciclabile nazionale e del nostro itinerario denominato “francigena sud”, il direttore dell’albergo si è dimostrato molto interessato ed entusiasta dei nostri programmi, testimoniando il crescente interesse che si registra verso questa forma di turismo lento e salutare.


All’alba del giorno dopo, 13 settembre, l’ultimo della bicistaffetta FIAB, ci aspettava una prima piacevole sorpresa: oltre venti chilometri in discesa, da Fiuggi alla località Paliano, in pista ciclabile protetta, a pendenza costante, ricavata da una vecchia ferrovia che collegava Roma alla stazione balneare di Fiuggi, della linea Roma - Fiuggi – Frosinone, dismessa nella seconda metà del secolo scorso, per privilegiare la motorizzazione privata.


Le vecchie stazioncine, soprattutto ad Acuto e a Paliano, sono ben conservate, quella di Paliano è stata trasformata in una specie di bici grill come se ne vedono in Trentino e lungo la ciclovia del Danubio in Austria, incredibile! Non me lo sarei aspettato nel Lazio, qui abbiamo fatto una prima sosta per un caffè, per ripartire subito in direzione di Palestrina, seguendo la provinciale 155 verso Tivoli, assolutamente libera dal traffico.


Gli amici romani che pedalavano con noi ci hanno rassicurato che, da Paliano in poi, non erano più presenti salite impegnative, ma solo brevi saliscendi e, dopo Palestrina, tutto in discesa fino a Roma. Ma non è stato proprio cosi: per arrivare al centro di questa meravigliosa cittadina alle pendici di un monte abbiamo di nuovo impegnato i nostri muscoli ed innescato il “rampichino” della bicicletta, abbiamo costeggiato le vecchie mura fino ad arrivare alla piazza centrale, accanto al duomo, dominata dalla statua imponente di Giovanni Luigi da Palestrina, “principe della musica”!


Al solito, un amico del posto, ci ha fatto da guida per visitare il Duomo. La parte più interessante sono i sotterranei perché sono ancora presenti le gigantesche strutture del grande tempio romano della Fortuna Primigenia.


Dopo Palestrina arrivare alle porte di Roma ha costituito la parte più critica della bicistaffetta, una trentina di chilometri, con il traffico infernale del sabato pomeriggio sulla Via Prenestina, per fortuna gli organizzatori avevano preso accordi con il quinto Municipio e cinque vigili urbani in bicicletta ci hanno accompagnato fino ad un parco all’estrema periferia della metropoli, qui affettuosa accoglienza dell’associazione di volontariato denominata “Prato Fiorito”.  


Proseguendo con deviazione per la via Casilina, sempre scortati dai vigili in bicicletta, la nostra impresa è terminata, dopo cinque giorni, presso le Catacombe di Marcellino e Pietro e Mausoleo di Elena. Baci e abbracci con le compagne e i compagni del ciclopellegrinaggio per un saluto finale.


Sono entrato nel centro di Roma da Porta Maggiore.


Alle venti circa sono riuscito a prendere un treno regionale veloce alla stazione Termini, con deposito della bicicletta nel vagone attrezzato. Verso le undici ero già a casa, ad Arezzo, con il desiderio di ripartire verso altri viaggi e altre mete.


Giovanni Cardinali, Slow-Fi

 

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'Slow-Fi', la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 23 settembre 2014

Mercoledì, 24 Settembre 2014 09:12

bicistaffetta 2014 le mura sannitico romane di Alife

 

Slow-Fi 21 del 23 settembre 2014


Anche oggi parlerò del mio viaggio in bicicletta lungo la via francigena sud da Benevento a Roma.


Giovedì 11 settembre, seconda tappa, sono partito presto dall’albergone La Fiaccola, sulle pendici di una collina nel Comune Faicchio, la giornata si presentava un po’ incerta, il massiccio del Matese che sovrasta ad est la piana del Volturno era coperto da nuvoloni neri mentre a ovest verso le famose Forche Caudine e S. Agata de’ Goti brillava un bel sole sul verde intenso di vigne e boschi.


Il gruppo dei cicloviandanti, appena partito, si è disseminato in una ripida discesa verso Telese Terme, raggiunta la pianura, sempre rimanendo su stradine secondarie, si è diretto verso Alife, passando dalla provincia di Benevento a quella di Caserta, percorsi alcuni chilometri in quella che è stata definita la Ciclovia del Volturno, il gruppo è arrivato in questa deliziosa cittadina posta alle pendici del versante meridionale del Massiccio del Matese, quasi al centro di un anfiteatro naturale.  
 
Alife è stato prima centro sannitico poi castro romano e conserva una cerchia rettangolare di antiche mura. Nella storia ha subito una quantità incredibile di assedi e saccheggi, per non dire dei terremoti  con crolli e vittime.  
Siamo stati accolti da amici del posto, con grande generosità e gentilezza, la banca locale dopo aver sistemato un tavolone nella piazza principale ha offerto bibite e involtini caldi a base di cipolla, poi ha regalato a tutti noi un libriccino dal titolo appropriato a quanto ci veniva offerto: “conversando sulla cipolla di Alife”.


Mi capita spesso nelle mie peregrinazioni di imbattermi in celebrazioni di cipolle, fagioli, ceci, lenticchie, patate e via elencando altri prodotti genuini di cui il nostro territorio agricolo è ricchissimo. Ad Alife è presente un vero e proprio culto di questa bulbosa , la festa di paese è la festa della cipolla ed i bambini vengono svezzati con le cipolle!


Siamo ripartiti da Alife in direzione di Venafro, entrando nella provincia di Isernia, fatti pochi chilometri si è scatenato un bel temporale, quindi breve sosta, vestizione con mantella impermeabile e calzature parapioggia per le scarpe e ripartenza, il gruppo si è dissolto, ho attraversato il ponte sul Volturno da solo, mi sono emozionato, pioveva ancora e il fiume sottostante era ricco di acqua, confinato entro quinte di alberi  verdissimi, in quel momento i miei ricordi sono andati alla più importante battaglia del Risorgimento, quando i garibaldini arrestarono i borboni sul Volturno, e alla storia del brigantaggio meridionale perché a questa battaglia partecipò anche Carmine Crocco, prima disertore, poi volontario garibaldino, infine filo borbonico e brigante, figura controversa fra l’assassino e l’eroe popolare, morto ergastolano nel carcere di Porto Santo Stefano.


Sempre sotto la pioggia siamo arrivati a Venafro, provincia di Isernia,  per un pranzo al sacco presso il parco della villa comunale dove un altro amico ci aspettava per parlarci delle vicende dell’ultima guerra quando questo territorio fu teatro di aspri combattimenti fra i tedeschi e gli alleati. Venafro nel 1944 fu bombardata duramente, ebbe oltre 400 vittime ed è stata decorata con la medaglia d’oro al valor civile.


La nostra bicistaffetta sulla via francigena sud dopo Venafro ha quindi interessato una zona dove si sono svolti i più cruenti teatri della seconda guerra mondiale, dopo aver superato il passo delle tre Torri, o delle tre provincie Caserta, Isernia e Frosinone, abbiamo abbandonato la valle del Volturno per entrare nella valle del Liri, si è raggiunto in discesa il parco della memoria di San Pietro Infine, quindi Cassino e la sua celebre Abbazia.


Siamo arrivati nel tardo pomeriggio con fine tappa presso un complesso museale denominato l’Historiale, che documenta la battaglia di Montecassino, con tanto di relitto, piuttosto osceno, di carroarmato nel parco, a parte la stanchezza (avevamo pedalato per circa otto ore, percorrendo quasi cento chilometri, in buona parte sotto l’acqua, con un dislivello complessivo di 900 metri), non avevo tanta voglia di ascoltare chi ci ha accolto sempre con la consueta cortesia e disponibilità.


… e poi si è parlato di nuovo dell’ultima guerra, dei tanti morti, civili e militari, di fame e pane nero, della distruzione della più antica e importante abbazia benedettina esistente, ricca di documenti inestimabili, la maggior parte irrimediabilmente perduti, ed ero ormai saturo di notizie su questo settantesimo che non dice nulla di nuovo sulla tragica stupidità delle guerre passate, presenti, prossime e venture.


Era già buio quando ci siamo avviati verso un albergo di periferia per la cena e il pernottamento, il giorno dopo nuova tappa di circa novanta chilometri da Cassino a Fiuggi, passando dall’Abazia di Casamari, sempre impegnati nell’apertura di questa nuova ciclovia, con la sigla Eurovelo 5 che abbiamo indicato con una segnaletica leggera su strada e con una traccia gps leggibile sul palmare, per tutti un grande aiuto per il cicloturismo, il turismo sostenibile del futuro.

 

Giovanni Cardinali, Slow-Fi

 

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'Slow-Fi', la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 30 settembre 2014

Martedì, 30 Settembre 2014 16:24

un tratto da

 

Slow-Fi 22 del 30 settembre 2014

 

Oggi descriverò la terza tappa del mio viaggio in bicicletta lungo l’itinerario della francigena sud, da Benevento a Roma, fatto nella seconda settimana di settembre.


Quando nel tardo pomeriggio dell’11 settembre ci siamo fermati a Cassino avevamo già macinato oltre 140 chilometri dalla partenza, per alcune ore sotto l’acqua.


La mattina del 12, giovedì, sveglia alle sette e, dopo aver fatto la ricca colazione del ciclista con immancabile ed abbondante frutta secca, pane abbrustolito e marmellata, verso le otto e trenta abbiamo prelevato le biciclette all’interno di un capannone vicino all’albergo, montati i borsoni nel portabagagli posteriore, siamo ripartiti in direzione di Fiuggi, prendendo una strada provinciale a modestissimo, quasi nullo, volume di traffico veicolare. Una buona ciclovia perché in parallelo, a pochi chilometri di distanza, è presente una strada cosiddetta “a scorrimento veloce” che collega la cittadina di Sora a Frosinone, è incredibile notare quante strade sono state costruite nel sud, soprattutto nel secondo ventennio del secolo scorso, alcune veramente inutili e a scopi esclusivamente clientelari, per esaltare l’importanza del notabile e del parlamentare del posto.


Ma non tutto il male viene per nuocere, tante superstrade, completate o costruite per spezzoni, spesso senza alcun rispetto del paesaggio circostante, hanno lasciato libere dalle auto tante stradine secondarie che oggi si prestano al cicloturismo e alla mobilità dolce, come è il caso della provinciale che da Cassino porta alla cittadina di Atina, in piana Ciociaria, dove arriviamo verso le 11, sempre accompagnati da un gruppo di amici di Cassino che, non a caso, portano magline del gruppo ciclistico di appartenenza: ora et labora.


Il bello delle bicistaffette FIAB è proprio questo: il gruppo dei cicloturisti provenienti un po’ da tutta Italia, in alcuni casi con amici di altre federazioni europee interessati ai percorsi Eurovelo, in ogni tappa è accompagnato da ciclisti locali, così è più facile individuare gli itinerari, scoprire e farsi descrivere luoghi insoliti e sconosciuti, fare nuove amicizie e intessere contatti con le comunità locali.


Il turismo dolce è un turismo di relazioni e non può essere scappa e fuggi.


Prima di arrivare ad Atina, definita “città di Saturno”, occorre fare il passo di Capodichina percorrendo una strada in salita, adiacente ad una vecchia mulattiera denominata “sferracavalli” dalla quale si nota un bellissimo piccolo centro abitato arroccato alle pendici di una montagna che, non a caso, si chiama Belmonte Castello.


Oltre questo passo siamo nella fiorente Valle del Liri e avvicinarsi ad Atina, prima in discesa poi in leggera salita, senza incontrare auto in piena mattina, è veramente emozionante. Siamo a qualche decina di chilometri, circa 45, da Pescasseroli, se il nostro obiettivo non fosse raggiungere Roma entro domani, verrebbe la voglia di pedalare verso il parco nazionale dell’Abruzzo.


Dopo una breve sosta ad Atina con visita ad un meraviglioso centro storico, il gruppo è ripartito verso Sora ed Isola del Liri.

 

Poco prima di arrivare a Sora ci ha sorpreso il solito temporale ma, da qui a Isola del Liri, abbiamo percorso una ciclovia a fianco di un affluente del Liri, il Fibreno, anch’esso come tutti i corsi d’acqua di abbiamo incontrato a partire dal Sannio, ricco di acque chiarissime e rigogliose.


Il massimo dello spettacolo si ha ad Isola del Liri, così denominata perché il fiume circonda la città vecchia da tutti i lati ed è presente una stupenda cascata visibile dalla piazza centrale, dove ci siamo fermati per la sosta pranzo e l’immancabile incontro con amici del posto.

 

Il bello, veramente bello ed indimenticabile, è avvenuto a 20 chilometri dopo Isola del Liri, pedalando per diversi saliscendi, la via francigena ci ha portato all’Abazia di Casamari, fondata dai Benedettini nell’anno Mille, rimase loro solo un secolo. Nel 1140 infatti passò all’ordine dei Cistercensi che la resero uno dei più importanti centri religiosi, artistici e culturali dell’Italia Centrale. Abbiamo passeggiato nel chiostro che rimanda ad un mondo di meditazione e quiete lontano dei secoli, che affascina comunque e sempre il miscredente che è in me.

 

In direzione di Alatri, percorrendo una stradina secondaria, è avvenuto un piacevole incontro: in aperta campagna, da una casolare è uscita una signora che, dopo averci chiesto chi eravamo e dove stavamo andando, è rientrata in casa, ha chiamato altri famigliari e tutti quanti sono usciti con un bel vassoio di dolci da offrire a tutti noi, pellegrini e viandanti in bicicletta.

 

Alatri si raggiunge con una strada piuttosto trafficata, la cittadina è nel cuore della Ciociaria, nel bacino del fiume Sacco, ancora un altro fiume importante dopo aver attraversato il Calore, il Volturno e il Liri. La bicistaffetta non aveva previsto una sosta in questo posto che si raggiunge salendo fino a 500 metri di altitudine. Mi è dispiaciuto perché il centro, al culmine della collina, è molto interessante ed è circondato da una lunghissima cerchia di mura ciclopiche, prima di arrivare, non senza fatica, in cima, si percorre una serie di tornanti circondati dalla speculazione edilizia, grandi casermoni o brutte villette a schiera con enormi striscioni con la scritta “vendesi appartamenti”.


Mi è venuto in mente un libro di Marc Augé, letto nel 2004, sulle rovine dell’antichità e le macerie della modernità: “Le macerie accumulate dalla storia recente e le rovine nate dal passato non si assomigliano. Vi è un grande scarto fra il tempo storico della distruzione, che rivela la follia della storia (le vie di Kabul o di Beirut), e il tempo puro, il tempo in rovina, le rovine del tempo che ha perduto la storia o che la storia ha perduto”. (pag. 135 di "Rovine e Macerie, il senso del tempo", ed. Bollati Boringhieri)

 

Fiuggi sarà raggiunta a buio, ma lo racconterò nella prossima puntata, l’ultima di questo diario di viaggio che sabato 13 settembre è finito a Roma.


Giovanni Cardinali, Slow-Fi

 

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'Slow-Fi', la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 16 settembre 2014

Martedì, 16 Settembre 2014 14:57

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Slow-Fi 20 del 16 settembre 2014

 

Lo scorso mercoledì 10 settembre sono partito - in bicicletta - da Benevento con destinazione Roma.

 

Ho partecipato alla bicistaffetta 2014 della FIAB su un itinerario in quattro tappe, con una media di otto ore al giorno di pedalate a ritmo lento.

 

Benevento è una città della Campania diversa da tutti gli altri capoluoghi di provincia di questa straordinaria regione, dove bellezza e degrado si alternano in uno scenario dominato da una montagna disabitata. Benevento si trova infatti all’interno di una selvosa chiostra di monti e si sente ancora capitale del regno dei Longobardi, che hanno dominato buona parte della nostra penisola a seguito del disfacimento dell’impero romano.

 

La parte più bella e più ricca di questa città si svolge su un piano inclinato che va dalla stazione ferroviaria, in basso, ai palazzi del potere, intorno alla Chiesa di Santa Sofia, più in alto, dopo un ponte sul fiume Calore.

 

All’uscita della stazione ferroviaria si presenta un ampio piazzale solo pedonale e un gradevole arredo urbano che la città di Arezzo - che pretende di essere più moderna - ancora non ha. L’ho notato con estrema meraviglia perché pensavo che fosse solo una caratteristica di alcune città del centro nord. Qui il traffico, come in tutte le città italiane, rimane caotico e disordinato ma i viaggiatori che escono dalla stazione possono camminare con tranquillità ed accedere in sicurezza ad un viale alberato, dotato di larghi marciapiedi in direzione di una vasta zona pedonale, fino agli stupendi giardini accanto la Rocca dei Rettori, massiccia fortezza medievale.

 

Proprio da questi giardini, verso le 11 di mercoledì scorso, gli amici della bici di Benevento e i dirigenti FIAB provenienti da tutta Italia, dopo un cordiale saluto di amministratori locali ed un rapido spuntino, sono partiti in bici in direzione di Telese, iniziando, subito, alla periferia della città, un bellissimo percorso sulla ciclabile, denominata dei “paesaggi sanniti” e ricavata da una vecchia ferrovia dismessa nella valle del Calore.

 

Nel tardo pomeriggio, attraverso strade locali scarsamente trafficate e dopo avere aggirato le rovine dell’antica città sannitico-romana di Telesia, siamo arrivati a Faicchio, accolti festosamente dal Sindaco all’interno di un maestoso castello quattrocentesco, dopo una prima sistemazione e cena presso un poderoso e ridondante albergo, isolato in collina, comodo e con ottimi servizi, ma assolutamente fuori luogo rispetto allo stupendo paesaggio circostante.

 

A Faicchio è finita, dopo 56 chilometri di pedalate, la prima tappa della Bicistaffetta ideata dalla Fiab, secondo l’itinerario della strada che facevano i pellegrini per andare a Roma, una via romea francigena nel bacino del Volturno, il più grande fiume del Mezzogiorno, attraversando fertili campagne tappezzate da viti ed olivi.

 

Nei pressi dell’area archeologica siamo stati accolti da una famiglia di contadini che ha offerto, a tutto il gruppo, da bere e varie delizie di loro produzione come formaggi, fichi, pere e marmellate da spalmare sul gustosissimo pane salato locale.

 

E’ stata la prima esperienza di incontro con una campagna ancora vissuta e abitata, tanto più interessante per la presenza di giovani imprenditori che hanno riscoperto l’importanza dell’agricoltura locale. Altri incontri sono avvenuti durante le tappe successive ma questo, il primo, è stato il più significativo di una certa realtà sociale ed economica.

 

Prima di partire da Benevento e in attesa dell’arrivo di tutti i compagni di viaggio, avevo acquistato 'il Manifesto', con una prima pagina dove, a commento di una foto di ciminiere fumanti su sfondo grigio e un sole pallido, veniva riportato un titolo a caratteri cubitali “ALLA CANNA DEL GAS”, due pagine interne erano dedicate al “2013, l’anno più inquinato della storia. La concentrazione di gas serra nell’atmosfera ha raggiunto livelli record. L’allarme arriva dall’organizzazione metereologica mondiale <<il tempo sta per scadere >> , le leggi della fisica non sono più negoziabili”.

 

Alcuni cicloviandanti avevano attaccato una targhetta sotto la lucina posteriore rossa della bici con la scritta: NO OIL. Per arrivare a Roma abbiamo fatto circa 350 chilometri ad energia muscolare, anche mentre pioveva a dirotto,

 

ho scritto un diario di viaggio e avrò occasione di parlarne ancora.

 

Giovanni Cardinali, Slow-Fi


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