agnello

 

Slow-Fi 11 dell'8 aprile 2014


Ho appreso con soddisfazione che in numerose mense scolastiche si offre ai bambini una dieta alimentare più ricca di proteine vegetali, derivanti soprattutto dai legumi, oltre a frutta e verdura fresca proveniente da produzioni locali.


Ho avuto occasione di parlarne, casualmente, con una mamma mentre ero in fila al “Mercatale” di Montevarchi, noto luogo di vendita diretta dei produttori agricoli del Valdarno. Questa mamma ha due bambini, uno in età di asilo e l’altro che frequenta la scuola materna. Nelle due strutture è in funzione la mensa scolastica, oggi a pagamento, circa 4-5 euro a pasto.


Per inciso, le stesse scuole, non molti anni fa, offrivano i pasti gratuiti, poi sono scomparsi gli amministratori, periferici o governativi, che servivano il popolo e sono subentrati gli amministratori che ubbidiscono alle direttive centrali sul “contenimento della spesa pubblica”, fino ad oggi sempre a senso unico, cioè senza intaccare i privilegi e colpire l’abnorme evasione fiscale presente nel nostro Paese.


La mamma mi ha riferito che le bambine e i bambini più piccoli dell’asilo nido non hanno problemi ad accettare il nuovo indirizzo dietetico, in età tenerissima influisce molto l’emulazione e si fanno meno capricci, i più grandi, invece, sono in maggioranza riluttanti e, a fine pranzo, inservienti e maestre osservano, perplesse, una consistente quantità in avanzo di pappe al pomodoro, o minestre di pane o ribollite!


Eppure sono ricette squisite, tramandate dalla tradizione contadina, i cosiddetti piatti poveri talvolta arricchiti  e resi ancora più saporiti con l’uso di piante aromatiche come mentuccia, timo e maggiorana.


Questo rifiuto dei bambini si spiega con le abitudini alimentari degli adulti e delle famiglie, prevalentemente carnivore, in alcuni casi esclusivamente carnivore, influenzate da martellante pubblicità su patatine fritte e salate, merendine preconfezionate, affettati dai colori intensi racchiusi in bustine di plastica...


Il cibo è anche un fatto culturale, ci sono storie interessanti dietro ogni ricetta, ma anche brutte abitudini e tradizioni superate, sono convinto che la cultura basata sullo sfruttamento animale prima o poi sarà superata come altre culture, oggi inaccettabili, derivanti dal passato, è un processo lento e inarrestabile, senza pretendere, dall’oggi al domani, una riconversione ecologica in favore di un’economia della sufficienza, che conceda spazio agli ecosistemi per la loro sopravvivenza e che considera la salvezza del pianeta connessa anche al nostro modo di cibarsi.


Tre sono i fattori che portano l’umanità a scegliere una dieta prevalentemente vegetariana o vegana, cioè rinunciando non solo a carne e pesce ma anche a prodotti di derivazione animale come i latticini, con stile di vita sobrio e frugale.


Il primo fattore è legato alla salute: chi rinuncia alle proteine animali o ne modera radicalmente il consumo, fino al minimo indispensabile per assicurare l’assunzione di alcune vitamine, vive più sano ed io ritengo che importante non è vivere più a lungo, prima o poi dobbiamo fare i conti con il fine vita, importante è vivere sani più a lungo possibile.


Il secondo fattore ha a che vedere con l’ambiente: il massiccio consumo di carne e di pesce, generalizzato in tutto il mondo, con poche eccezioni nei popoli che fanno riferimento a religioni e tradizioni rispettose degli animali, viene assicurato con allevamenti intensivi, alimentati con mangimi provenienti da colture altamente idroesigenti – per produrre cinque chilogrammi di carne occorre la stessa quantità di acqua che consuma una famiglia media in un anno! -, milioni e milioni di capi di bestiame destinati alla macellazione causano un terzo del gas serra che altera il clima del pianeta.


Questi due fattori dimostrano che la contrazione dei consumi di alimenti animali contribuisce a ridurre anche le spese sociali e sanitarie, con una dieta più sana, migliore qualità dell’aria e uso dell’energia, maggiore disponibilità di acqua.  


Infine c’è un ultimo fattore derivante da una scelta morale che, personalmente, non intendo imporre a nessuno, ma costituisce la scelta, per me, più importante: il rispetto della vita animale in esseri non umani ma sensibili ed emotivi, il rifiuto della crudeltà che si manifesta contro di loro negli allevamenti intensivi.


Siamo abituati da millenni a fare i conti con una religione monoteista che ha posto l’uomo al centro dell’universo, la visione antropocentrica considera gli animali solo a disposizione utilitaristica dell’uomo, senza alcuna considerazione commiserevole.


La prossima settimana è quella cosiddetta “santa”, prima della Pasqua cattolica, chi vi parla aderisce alla campagna contro la mattanza degli agnelli.

 

Giovanni Cardinali, Slow-Fi