giornata della terra

 

Slow-Fi 12 del 22 aprile 2014


Nell’ultima mia trasmissione, prima di Pasqua, ho parlato di un corretto rapporto con il mondo animale a vantaggio della salute, dell’ambiente e per recuperare una visione compassionevole con essere non umani capaci di emozioni e ricordi ed ho concluso condividendo la campagna degli animalisti contro la mattanza degli agnelli.


Proprio sabato scorso, vigilia pasquale, ho letto che il benemerito corpo forestale di Arezzo ha fermato cinque tir, provenienti dalla Bulgaria e altri paesi dell’est, dove centinaia di agnelli erano ammassati all’interno dei camion, senza lettiera e acqua, stipati senza nessuno spazio sopra la testa, quasi incastrati fra le lamiere, dopo questa agghiacciante scoperta sono aumentati i controlli nelle macellerie e nei punti di vendita al dettaglio, quindi multati anche alcuni commercianti per partite di agnello senza la certificazione della località di provenienza e tipo di allevamento. In un caso la provenienza della carne non era vera e la dichiarazione era stata falsificata.


A questa notizia ho reagito con tristezza e indignazione. Mi sono chiesto anche quanta carne al veleno è arrivata sul pranzo di pasqua nelle famiglie che non hanno accolto l’appello degli animalisti, quanti agnelli spaventati e sfuggiti dai controlli, sono stati offerti ai consumatori strapieni di tossine, dopo essere stati strappati dal gregge e dopo un trasporto per migliaia di chilometri!


Oggi, 22 aprile, si festeggia la Giornata mondiale della Terra, un giorno in cui si celebra l’ambiente e la salvaguardia del pianeta Terra. E’ una festa promossa dalle Nazioni Unite, ogni anno, ed è nata il 22 aprile del 1970 per merito dei primi ecologisti americani, cioè i primi, in assoluto, che hanno fatto i conti con un modello di sviluppo basato sull’uso prevalente, se non esclusivo, di energia proveniente da petrolio, carbone e gas fossili.


Oggi, a distanza, di oltre quaranta anni, la situazione si è ulteriormente aggravata e come un tumore planetario si è estesa dalle nazioni dell’occidente capitalistico all’Asia, Africa e America latina, è aumentato l’inquinamento di aria, acqua e suolo, non è diminuita la produzione di gas climalteranti come la CO2, sono scomparse per sempre migliaia di specie animali, sono stati distrutti habitat fondamentali come i boschi umidi.


Barbara Spinelli in un articolo apparso su La Repubblica qualche giorno fa scrive che “non si parla più di clima né di quel che accadrà della terra, da quando la crisi è entrata nelle nostre vite stravolgendole con politiche recessive, disuguaglianze indegne, e una disoccupazione che assieme alla speranza spegne l’idea stessa di futuro.


La terra lesionata era il grande tema all’inizio del secolo, e d’un colpo è stata estromessa dal palcoscenico: non più male da sventare, ma incubo impalpabile. Diritto troppo immateriale e nuovo, accampato dal pianeta.


Esiste invece, l’infermità della terra che l’uomo ha causato e sta accentuando: anche se è caduta fuori dal discorso pubblico, anche se è divenuta invisibile come certi malati incurabili che non vogliamo guardare da vicino, e per questo releghiamo in ospizi lontani. È come se, paradossalmente, la crisi ci avesse liberati dell’ineffabile paura che avevamo negli anni Novanta — la morte del pianeta — mettendo al suo posto tante altre paure: non meno angosciose, ma più immediate e senza rapporto con quella trepidazione non più così concreta, traslocata nelle periferie dei nostri pensieri e inquietudini.


…sembra di vivere le ultime scene del film di Lars von Trier, quando sulla terra sta per schiantarsi il pianeta chiamato Melancholia: è la depressione a darci questa strana, calma indifferenza. Per nostra incuria, e cecità, la terra continua a surriscaldarsi, e sempre più arduo sarà rispettare l’obiettivo fissato: evitare che l’aumento della temperatura superi i 2 gradi centigradi.  


… Risale al 1979 il libro che il filosofo Hans Jonas scrisse sul Principio responsabilità, e sulla paura per la sorte terrestre…. È quella paura che va riesumata, senza posporla ai timori che incutono disoccupazione e crescita lenta. Non ci è dato di affrontare prima la recessione, e dopo il clima.  …


… Inutile a questo punto puntellare industrie (tra cui l’automobile) che emettono veleni. La riconversione deve essere radicale, e nell’immediato comporterà sacrifici. Inizialmente ostili, Usa e Cina cominciano a capirlo. Il caso Ilva è esemplare: sacrificare la vita in cambio di posti di lavoro è alternativa funesta. La crisi economica ci insegna questo: può secernere il male o il bene. Fa riscoprire diritti irrinunciabili (il benessere, il lavoro) ma può condannare all’oblio il diritto del nuovo soggetto che è la terra.”

 

Non posso leggere tutto l’articolo, ma confesso che è uno dei più toccanti e profondi che abbia mai letto negli ultimi anni, un accorato invito a cambiare radicalmente il nostro modo di produrre, i nostri stili di vita, per la riconversione ecologica,  che brava, Barbara Spinelli!

 

Giovanni Cardinali, Slow-Fi