martin pescatore

 

Slow-Fi 19 del 24 giugno 2014


Per chi crede alla religione della terra e rifugge dall’idolatria del cemento ci sono degli eventi nella natura che marcano il passaggio meraviglioso da una stagione all’altra. I più classici una volta erano l’arrivo delle rondini nel mese di marzo, il giorno di San Benedetto, che annunciava la primavera e la comparsa delle lucciole, in giugno, all’arrivo dell’estate.


Pare che le prime non siano più numerose come un tempo ed anche le seconde hanno diradato la propria presenza nella notte delle campagne, addirittura si parlava di “scomparsa delle lucciole” a causa della chimica in agricoltura e deicambiamenti climatici. Ma anche quest’anno, le lucciole, sono apparse con le loro lucine intermittenti e  traiettorie casuali, mentre volano verso la parte alta del bosco.


Nel marzo del 1990 ebbi l’occasione di incontrare Giovanni Michelucci, un grande dell’architettura moderna, il progettista della stazione di Santa Maria Novella e della Chiesa dell’Autosole, appena in tempo prima della sua scomparsa, pochi mesi dopo, alle soglie dei cento anni di età. Ero, in quel periodo, impegnato nel progetto di eliminazione delle barriere architettoniche al Palazzo del Governo di Arezzo, altra sua pregevole opera.


Arrivato presso la sua abitazione privata, a Fiesole, una bella casa con vista panoramica sulla città di Firenze dominata dalla cupola del Brunelleschi, il segretario personale Guido De Masi mi chiese con estrema dolcezza di pazientare un po’, in attesa che il maestro si liberasse dall’incanto determinato dalla prima lucertola che, piano piano, uscendo dalle fessure di un muretto a secco, usciva dal letargo invernale e si poneva immobile al primo tiepido sole primaverile. Il maestro stava lì, impassibile, quasi in adorazione.


Ecco! Con questa visita a Giovanni Michelucci ebbi, per la prima volta nella mia vita, la sensazione che non sono solo le rondini ad annunciare la primavera e nemmeno le lucciole sono uniche ad anticipare il solstizio d’estate. Ci sono anche le lucertole e altri animali e insetti dei campi, assieme ad una grande varietà di erbe, arbusti e piante che, con fiori e frutti, ci parlano del cambio di stagione e ci coinvolgono emotivamente.


A monte del mio orto c’è uno stagno, l’acqua non è mai mancata a memoria di contadino, le ultime due estati, però, sono state critiche, a settembre si è prosciugato. Addio tritoni, salamandre e rane! Invece no! A primavera sono ritornate nello stagno, chissà dove si erano nascoste!? E’ riapparso il pipistrello che abita nelle fessure dei vecchi alberi del bosco o in capanne abbandonate …


Soprattutto sono rimasto incantato, come Giovanni Michelucci con la lucertola di primavera, da una biscia d’acqua che, puntuale, proprio verso il 21 giugno di ogni anno e senza disdegnare la vicinanza di una rana che gracida in continuazione, sta immobile sulla superficie dello stagno, nella zona più assolata, mimetizzandosi con la lanugine verdastra che protegge le piccole uova degli anfibi.


Vicino alla vecchia porcilaia è ritornato il riccio a mangiare, nottetempo, i croccantini dei gatti, a spregio firma la propria presenza lasciando, accanto al vassoio, uno stronzino di cacca lucida e nera.


Eppoi ho scoperto che un rospo si è fatto un appartamentino tutto suo nel vaso del basilico, in mezzo a tre piantine, esce la notte e rientra all’alba, quello del basilico è il vaso più annaffiato, quindi il più umido dei tanti allineati davanti a casa, quelli delle piante aromatiche, la salvia, l’origano, la maggiorana, l’erba cipollina, …


In  questo inizio estate ho subito solo una delusione nelle mie osservazioni naturalistiche: domenica 22, con gli amici della bicicletta, sono andato da Arezzo all’oasi di Bandella dove ci aspettava il barcone della cooperativa Alcedo guidato da Alessandro per una escursione lacustre.


Non vedevo l’ora di rivedere lo scatto da una riva dell’Arno del martin pescatore, che vola a pelo d’acqua per decine di metri in pochi secondi, ma, questa volta, si è negato, meno male che Alessandro ha raccontato una storia che non sapevo: il martin pescatore nidifica in cunicoli sottoterra, lunghi oltre un metro per proteggere se stesso e i piccoli dai predatori.


Questa estate sentirò un'altra mancanza: mi mancherà l’Arena Eden! Ci saranno i concerti di 'Arezzo Wave' e di 'Oriente e Occidente', ma non esisterà più il cinema all’aperto. Aspettavo di vedere un film, da vedere proprio sotto le stelle, “Le Meraviglie”, che ricostruisce la bellezza e la fatica della vita in campagna, poco prima che la televisione iniziasse a contaminare la vita agreste.


Avrei rivissuto il silenzio della notte addormentandomi su un materasso all’aperto come accade sullo schermo.


Non sarà possibile: ad Arezzo la mercificazione dei luoghi urbani non sopporta cinema nel centro storico.


Il mondo sta per finire”, sostiene, con voce spiritata, il padre agricoltore protagonista del film di Alice Rohrwacher, premiato a Cannes.


Non voglio crederci, siamo ancora in tante/i a non arrendersi, per costruire un nuovo modo di vivere e di pensare.

 

Giovanni Cardinali, Slow-Fi