foto recente alluvione Genova

 

Slow-Fi 24 del 14 ottobre 2014


In previsione dei temporali che si sarebbero abbattuti in Valdambra questa notte, armato di pala, rastrello, e zappa, ieri pomeriggio dopo aver sistemato gli attrezzi in una carriola, mi sono avviato, verso la stradina di bosco che porta al poggio denominato Casucci.


Si tratta di una pista ad uso forestale che non dispone di fossi laterali e, per regimare le acque di pioggia e favorire il percorso di rigagnoli verso il bosco necessita di fossette trasversali, denominate “sciacqui”, collocate a distanza variabile in relazione al variare della pendenza, molto ravvicinate fra di loro se la strada è ripida, più lontane nel falsopiano e non necessarie in piano, quando la strada invece necessita di fossette laterali che devono, soprattutto in questo periodo autunnale essere ripulite dal deposito di fogliame per evitare che si creino dei cumuli che poi, in caso di pioggia, impediscono il fluire, lento e regolare, delle acque piovane.


La manutenzione elementare di questa stradina consiste nel mantenere l’efficienza degli sciacqui, controllando che non siano stati danneggiati dal passaggio di mezzi motorizzati e rimuovendo i materiali di deposito che, nel frattempo, si sono accumulati, perché l’acqua che si trova a scorrere lungo la strada, riducendo la propria velocità al cambio di direzione, deposita il materiale solido che erode dal suolo e trasporta verso valle.


La strada di accesso alla mia abitazione, se non eseguo manutenzione preventiva in questa stradina forestale, verrebbe allagata, alla prima pioggia di tipo improvviso e temporalesco, da distinguere da quella fine ed uggiosa che viene assorbita lentamente dal terreno.


Non solo: l’acqua ruscellando ad alta velocità verso valle arriva prima all’Ambra e, se altre decine di strade non sono ben mantenute,  aumentano la frequenza e il volume delle piene.


Il paese omonimo di Ambra è dotato di una difesa contro le alluvioni, pur essendo all’interno di un vasto territorio collinare dove non si fa più, da anni, la manutenzione della rete idrica superficiale. Qui, per ovviare a questa carenza, è stata costruita una cassa di laminazione, cioè un sistema artificiale di arresto e deposito delle acque, dotato di arginature e di una diga speciale con, in basso, una bocca denominata “tarata” per l’uscita controllata, a valle, della portata di piena.


Ebbene I LADRI DI VERITA’ che sono al governo delle istituzioni di questo paese, ininterrottamente da decenni, provenendo tutti quanti da un ceto politico corrotto e logorato da faide di potere dove le organizzazioni criminali hanno agito come topi nel formaggio, questi ladri, dopo aver violentato il territorio con i condoni e la speculazione edilizia, vorrebbero farci credere che quanto è successo a Genova, quanto sta succedendo nel centro nord e, probabilmente, quanto continuerà a succedere in tutta italia, ogni anno, con frane e alluvioni, vittime e danni ingenti, sia colpa delle “bombe d’acqua” e della “burocrazia” che non sblocca gli investimenti già decisi per far fronte al dissesto idrogeologico.


Sono colossali menzogne: il termine “bombe d’acqua” è stato coniato in relazione ai cambiamenti climatici, causati dall’aumento dei gas serra, per definire temporali particolarmente intensi ed improvvisi che sono aumentati come frequenza ma che ci sono sempre stati, cioè si è ridotto il cosiddetto “tempo di ritorno”, un termine probabilistico per indicare ogni quanto è atteso un evento: quello che, prima del riscaldamento progressivo del pianeta, avveniva ogni cento anni oggi avviene ogni dieci anni, e quello che avveniva ogni dieci anni oggi avviene ogni anno.


La burocrazia è quella stessa che il ceto politico ha creato e rallevato, in genere codarda e funzionale ad un sistema di potere clientelare, dove si è tollerata la speculazione edilizia e si è indirizzata la finanza pubblica non verso la manutenzione del territorio ma verso le cosiddette grandi opere.


Alcuni dati:


il sistema dell’Alta Velocità ferroviaria che ha accentuato la metropolizzazione del territorio contribuendo alla marginalizzazione dei centri minori e della montagna, doveva costare quattordici miliardi di euro, costerà oltre 90 miliardi di euro, il privato, FIAT, banche, imprese di costruzioni e cooperative dovevano garantire la copertura finanziaria del 60%, non hanno sborsato un euro, tutto a carico dello Stato!


Il MOSE di Venezia è passato da 7 a 36 miliardi, tutti pubblici, avrà alti costi di manutenzione e, probabilmente non verrà completato ed avrà un esito incerto in termini di difesa della laguna dalle acque alte, …, potrei continuare con gli sprechi del G8 mai avvenuto in Sardegna, la situazione della città de L’Aquila dopo il terremoto, l’EXPO 2015 a Milano, la TAV Torino-Lione.


Nel solo decennio 1994-2004 sono stati spesi 21 miliardi di euro solo per interventi di risarcimento di opere danneggiate da frane e alluvioni, il fabbisogno nazionale per la difesa del suolo è stimato in 44 miliardi di euro, meno della metà di quanto si è speso e si continua a spendere per le grandi opere.


Ma i ladri di verità non diranno mai che occorre una società diversa, dove il cittadino è radicato al proprio territorio e la campagna, una volta risistemati strade e fiumi e demolito tante costruzioni ridondanti, verrà ripopolata dai nuovi contadini, per garantire il mantenimento del territorio anche semplicemente dotandosi di una carriola, una paletta, un rastrello e una zappa.

 

Giovanni Cardinali, Slow-Fi