Slow-Fi

In onda su Radio Wave la rubrica ecosostenibile di Giovanni Cardinali

 

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Va in onda su Radio Wave International il martedì alle ore 9:45 e in replica alle 13:45.

'Slow-Fi', la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 6 maggio 2014

Martedì, 06 Maggio 2014 16:26

logo bimbimbici due

 

Slow-Fi 14 del 6 maggio 2014


L’aprile di quest’anno è stato il più inquinato della storia umana. La notizia è stata data nei giorni scorsi dall’agenzia federale degli Stati Uniti che esegue il monitoraggio dell’atmosfera del pianeta e che dagli anni sessanta del secolo scorso misura la quantità del gas serra nell’aria grazie ad un laboratorio situato nelle isole Hawaii.


La soglia di allarme è stata fissata dagli scienziati a 400 parti per milione, soglia convenzionale oltre la quale la temperatura del pianeta salirà senza controllo e con effetti devastanti. E’stata superata in aprile. Lo scorso anno in maggio. I livelli di anidride carbonica in atmosfera hanno un andamento stagionale che dipende dalle piante, in primavera ed estate, con vegetazione in crescita, la fotosintesi contribuisce a ripulire l’aria dagli scarti di questo gas climalterante, che è prodotto anche in processi di decomposizione naturale.


Per quello prodotto da attività umane c’è poco da fare: le piante ormai non riescono più ad assorbirlo ed ogni anno il livello di CO2 resta un gradino più alto di quello precedente. Il decennio 2000-2010 è stato quello con il peggiore aumento globale di questo gas. Per precisi accordi internazionali doveva essere diminuito e invece è aumentato, la Cina è il più grande produttore mondiale ma se ci riferiamo alla quantità pro-capite vediamo in testa gli Stati Uniti e, a seguire, l’Europa.


Attività industriali, allevamenti intensivi, riscaldamento domestico e trasporti, entrambi a base di combustibili fossili, sono i maggiori responsabili dell’emissione di gas climalteranti in atmosfera. Se da una parte la maggiore responsabilità sta nei governi dominati dalle multinazionali del petrolio e da potenti oligarchi, dall’altra non si possono sottovalutare i comportamenti individuali iperconsumistici, soprattutto nell’uso dell’auto e nell’incapacità di prefigurare un modo di vivere diverso. 


Mercoledì 7 maggio, alle 11.30, nel corso di una conferenza stampa presso la Sala Rosa del Comune, nel mio ruolo di Presidente di FIAB Arezzo Amici della Bici, parlerò di questo argomento. L’occasione mi è data dall’appuntamento di Bimbimbici, domenica 11 maggio, ad Arezzo, per chiedere a gran voce “strade sicure per i bambini a partire dai percorsi casa-scuola, meno auto e aria più pulita!”.
Bimbimbici è una iniziativa FIAB che si svolge in tutta Italia fino dal 2000 e ad Arezzo dal 2003.


La manifestazione non è altro che un’allegra pedalata in sicurezza lungo le vie cittadine rivolta principalmente a bambini e ragazzi ma aperta a tutti i cittadini.
L’evento è una vera e propria occasione di festa e di rivincita per tutti quegli utenti deboli delle strade che vivono quotidianamente la città come luogo riservato agli automobilisti.


Il “popolo” di Bimbimbici è costituito da tutti coloro (grandi e piccini) che amano la bicicletta, la natura e desiderano vivere in un mondo dove le macchine lascino spazio alle bici, alle carrozzine e ai pedoni, lo smog all’aria fresca, la frenesia alla lentezza.


Quest’anno, alla gioiosa pedalata dei bambini, si affianca Bicincittà, promossa dalla UISP. Come ormai da tre anni, si parte e si torna dal parco Ducci (via Generale Dalla Chiesa), il ritrovo è alle 9.30, il percorso si svolge in città ed è completamente pianeggiante, si pedala con la scorta dei Vigili Urbani.
I Coltivatori Diretti offriranno le loro mele del territorio, Nuove Acque sarà presente con un “fontanello” per rinfrescarsi a fine tappa, l’azienda rifiuti toscana fornirà una ecostazione per la raccolta differenziata.


Bimbimbici si svolge contemporaneamente in oltre 250 città italiane.


Bimbimbici parte da una forte motivazione che è quella di una città sicura, solidale, accogliente, dove i bambini si possono muovere in autonomia. Il rispetto degli “utenti deboli” deve essere il valore che disegna le politiche sociali, della mobilità, della urbanistica, della salute. La città a misura di bambino è a misura di tutti, compreso anziani e disabili!
Non è più tollerabile la ressa veicolare davanti alle scuole (che occupano tutti gli spazi liberi e creano situazioni a rischio); la risposta è la creazione dei pedibus e dei bicibus, a partire dalle esperienze che sta promuovendo ed organizzando la FIAB con gruppi di genitori e volontari che accompagnano i bambini.


L’accompagnamento in auto è uno dei maggiori fattori di rischio da traffico attorno alle scuole. Rendere sicuri i percorsi, attuare strumenti di mobilità sostenibile, semplice ed efficace, sono tutti elementi per promuovere l’autonomia del bambino e per la crescita civile.

 

Bimbimbici non vuole essere semplicemente una bella e gioiosa festa di primavera, ma anche porre seriamente il problema del passaggio dal traffico pericoloso, inquinante, rumoroso, energivoro e ingombrante alla mobilità dolce, efficiente, sicura, non inquinante, per una città a misura di tutti.


C’è da augurarsi - me lo auguro ogni anno, sempre in direzione ostinata e contraria - che i genitori non considerino questa festa in modo episodico, una volta all’anno, ma, al contrario venga vissuta come un momento di riconversione e di rigenerazione, per il futuro dei loro figli e del pianeta Terra.

 

Giovanni Cardinali, Slow-Fi

 

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'Slow-Fi', la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 29 aprile 2014

Martedì, 29 Aprile 2014 11:19

25 APRILE 2014 019

 

Slow-Fi 13 del 29 aprile 2014


Sfidando acquazzoni improvvisi ed evitando le giornate più piovose di questa ultima decade del mese di aprile sono riuscito ad organizzare e a partecipare a due escursioni degli Amici della Bici, molto facili e adatte ai ciclisti urbani.


La prima si è svolta nella rete di strade locali accanto all’Arno nei dintorni di Montevarchi, era il lunedì di Pasqua, il programma nazionale della Federazione Italiana Amici della Bicicletta, prevede da circa dieci anni, la giornata nazionale bici più treno, una iniziativa di promozione della mobilità dolce e alternativa all’uso dell’automobile nel periodo dell’anno più classico per le “gite fuori porta”.


La bici al seguito, in questa ricorrenza, non paga alcun supplemento di viaggio in treno.


Alcuni amici avevano preso il treno regionale di prima mattina ad Arezzo e sono scesi con le loro bici a Montevarchi, erano presenti anche tre famiglie al completo, babbo, mamma e uno o due bambini e bambine. Roberto è venuto con il piccolo Gabriele, munito di una biciclettina e con tanto di caschetto di sicurezza. E’ riuscito a fare circa 20 km, senza alcun lamento e con molto entusiasmo.  


Partiti dalla stazione abbiamo raggiunto la ciclopista realizzata sull’Arno e percorso la zona dei vivai, tantissimi, in piena attività, sembra una piccola Olanda, il vivaio delle rose, quello delle piante esotiche in serra, di fiori e alberi da frutto vari, i vivai per la produzione orticola che si apprestano a offrire una quantità incredibile di varietà di piantine, di pomodori, insalate, zucchine, la bella giornata esaltava i colori e il contrasto con il verde smeriglio, prevalente, dei campi.


Questo primo giro, ad anello, è passato per l’outlet di 'Prada' di Levanella - accanto alla fabbrica-giardino dell’architetto Canali - ed è rientrato a Montevarchi per una visita al Museo del Cassero, dedicato alla scultura dell’otto-novecento, quindi una ripartenza verso il parco d’arte bum bum gà, nei pressi della strada Chiantigiana per il pranzo al sacco.


Lo scultore Carmelo Librizzi ci ha accolto al parco con simpatia e agitando due manone, enormi e callose, che non gli impediscono di toccare con delicatezza il suo sassofono per farci ascoltare un gradevole  jazz di periferia.


Dopo una visita al parco i gitanti sono rientrati verso la stazione ferroviaria di Montevarchi per ritornare ad Arezzo. Trenitalia non è organizzata come le ferrovie tedesche. Non è dato di sapere se la carrozza portabici sta in testa o in coda treno, la stazione è deserta, l’altoparlante annuncia l’arrivo del treno con una voce registrata, il pittogramma che indica l’accesso alla bicicletta ha le dimensioni di una pagina di un piccolo libro. In Germania le carrozze abilitate al trasporto bici, anche più di una per ogni treno, hanno il simbolo della bicicletta in rosso cubitale sulla fiancata, la Germania è una nazione amica della bicicletta.


In Italia non si può viaggiare con la bici al seguito sugli intercity e spesso i treni regionali non sono attrezzati oppure sono composti in modo casuale, per questo conviene sempre stare in una zona centrale e dopo correre ad una estremità del convoglio, una volta individuata la piattaforma portabici. Così è stato per il ritorno della gita di pasquetta, a conclusione di una giornata spensierata, immersi nella natura e nell’arte.


Il 25 aprile, anniversario della Liberazione, è stato celebrato dalla FIAB con un’altra giornata nazionale, indetta con un titolo appropriato all’evento: resistere, pedalare, resistere.


Siamo stati nei dintorni di Arezzo, in una giornata piena di sole. Circa settanta ciclisti hanno reso omaggio ai martiri della strage del Mulinaccio, alla periferia della città. Quando il capogita Beppe mi ha consegnato un mazzo di garofani rossi da depositare presso il cippo ricordo mi sono emozionato, ho balbettato alcune parole di circostanza e conducendo la bicicletta a mano mi sono avvicinato alla lapide del soldato tedesco “senza volto” che preavvisò la comunità della rappresaglia nazista, impedendo una più vasta e orribile carneficina. Sulla lapide è scritto “Il dolore ti ha dato coraggio, la fratellanza ti ha reso indimenticabile”.


Non è stato mai rintracciato.


Con la mia bicicletta accanto al monumento dei caduti ho voluto sottolineare il contributo delle staffette partigiane nella resistenza contro il nazifascismo e, soprattutto, delle donne in bicicletta.


Miriam Mafai nel libro “Pane nero” scrive: “ La Cmesarina imparò tutte le strade per andare da Modena a Bologna, ci andava fino a cinque giorni la settimana, portando comunicazioni, stampa clandestina, armi… Ogni volta si trattava di superare quattro o cinque posti di blocco … fece per mesi avanti e indietro Modena-Bologna: quaranta chilometri in bicicletta ogni volta con il brutto tempo, la pioggia, la neve, i mitragliamenti di una campagna dilaniata dalle rappresaglie e dai rastrellamenti”.


Dopo questo tuffo nella storia e nella memoria, il nostro giro ha proseguito verso S.Leo, Montioni, Patrignone, Castelluccio, Pieve a Setina, passerella sull’Arno a Giovi e, sempre restando su strade locali, siamo rientrati ad Arezzo.


Adesso ci aspetta la scadenza dell’undici maggio, giornata nazionale di 'Bimbimbici', ogni anno, nella seconda domenica del mese in centinaia di città italiane migliaia di bambini invadono le strade con le loro biciclettine … per arrivare ad avere città a misura loro, cioè di tutti, con un mezzo che non inquina, non fa rumore, contribuisce allo sviluppo della socialità e mantiene il buon umore.

 

Giovanni Cardinali, Slow-Fi  

 

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'Slow-Fi', la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 8 aprile 2014

Martedì, 08 Aprile 2014 15:14

agnello

 

Slow-Fi 11 dell'8 aprile 2014


Ho appreso con soddisfazione che in numerose mense scolastiche si offre ai bambini una dieta alimentare più ricca di proteine vegetali, derivanti soprattutto dai legumi, oltre a frutta e verdura fresca proveniente da produzioni locali.


Ho avuto occasione di parlarne, casualmente, con una mamma mentre ero in fila al “Mercatale” di Montevarchi, noto luogo di vendita diretta dei produttori agricoli del Valdarno. Questa mamma ha due bambini, uno in età di asilo e l’altro che frequenta la scuola materna. Nelle due strutture è in funzione la mensa scolastica, oggi a pagamento, circa 4-5 euro a pasto.


Per inciso, le stesse scuole, non molti anni fa, offrivano i pasti gratuiti, poi sono scomparsi gli amministratori, periferici o governativi, che servivano il popolo e sono subentrati gli amministratori che ubbidiscono alle direttive centrali sul “contenimento della spesa pubblica”, fino ad oggi sempre a senso unico, cioè senza intaccare i privilegi e colpire l’abnorme evasione fiscale presente nel nostro Paese.


La mamma mi ha riferito che le bambine e i bambini più piccoli dell’asilo nido non hanno problemi ad accettare il nuovo indirizzo dietetico, in età tenerissima influisce molto l’emulazione e si fanno meno capricci, i più grandi, invece, sono in maggioranza riluttanti e, a fine pranzo, inservienti e maestre osservano, perplesse, una consistente quantità in avanzo di pappe al pomodoro, o minestre di pane o ribollite!


Eppure sono ricette squisite, tramandate dalla tradizione contadina, i cosiddetti piatti poveri talvolta arricchiti  e resi ancora più saporiti con l’uso di piante aromatiche come mentuccia, timo e maggiorana.


Questo rifiuto dei bambini si spiega con le abitudini alimentari degli adulti e delle famiglie, prevalentemente carnivore, in alcuni casi esclusivamente carnivore, influenzate da martellante pubblicità su patatine fritte e salate, merendine preconfezionate, affettati dai colori intensi racchiusi in bustine di plastica...


Il cibo è anche un fatto culturale, ci sono storie interessanti dietro ogni ricetta, ma anche brutte abitudini e tradizioni superate, sono convinto che la cultura basata sullo sfruttamento animale prima o poi sarà superata come altre culture, oggi inaccettabili, derivanti dal passato, è un processo lento e inarrestabile, senza pretendere, dall’oggi al domani, una riconversione ecologica in favore di un’economia della sufficienza, che conceda spazio agli ecosistemi per la loro sopravvivenza e che considera la salvezza del pianeta connessa anche al nostro modo di cibarsi.


Tre sono i fattori che portano l’umanità a scegliere una dieta prevalentemente vegetariana o vegana, cioè rinunciando non solo a carne e pesce ma anche a prodotti di derivazione animale come i latticini, con stile di vita sobrio e frugale.


Il primo fattore è legato alla salute: chi rinuncia alle proteine animali o ne modera radicalmente il consumo, fino al minimo indispensabile per assicurare l’assunzione di alcune vitamine, vive più sano ed io ritengo che importante non è vivere più a lungo, prima o poi dobbiamo fare i conti con il fine vita, importante è vivere sani più a lungo possibile.


Il secondo fattore ha a che vedere con l’ambiente: il massiccio consumo di carne e di pesce, generalizzato in tutto il mondo, con poche eccezioni nei popoli che fanno riferimento a religioni e tradizioni rispettose degli animali, viene assicurato con allevamenti intensivi, alimentati con mangimi provenienti da colture altamente idroesigenti – per produrre cinque chilogrammi di carne occorre la stessa quantità di acqua che consuma una famiglia media in un anno! -, milioni e milioni di capi di bestiame destinati alla macellazione causano un terzo del gas serra che altera il clima del pianeta.


Questi due fattori dimostrano che la contrazione dei consumi di alimenti animali contribuisce a ridurre anche le spese sociali e sanitarie, con una dieta più sana, migliore qualità dell’aria e uso dell’energia, maggiore disponibilità di acqua.  


Infine c’è un ultimo fattore derivante da una scelta morale che, personalmente, non intendo imporre a nessuno, ma costituisce la scelta, per me, più importante: il rispetto della vita animale in esseri non umani ma sensibili ed emotivi, il rifiuto della crudeltà che si manifesta contro di loro negli allevamenti intensivi.


Siamo abituati da millenni a fare i conti con una religione monoteista che ha posto l’uomo al centro dell’universo, la visione antropocentrica considera gli animali solo a disposizione utilitaristica dell’uomo, senza alcuna considerazione commiserevole.


La prossima settimana è quella cosiddetta “santa”, prima della Pasqua cattolica, chi vi parla aderisce alla campagna contro la mattanza degli agnelli.

 

Giovanni Cardinali, Slow-Fi

 

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'Slow-Fi', la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 22 aprile 2014

Giovedì, 24 Aprile 2014 15:16

giornata della terra

 

Slow-Fi 12 del 22 aprile 2014


Nell’ultima mia trasmissione, prima di Pasqua, ho parlato di un corretto rapporto con il mondo animale a vantaggio della salute, dell’ambiente e per recuperare una visione compassionevole con essere non umani capaci di emozioni e ricordi ed ho concluso condividendo la campagna degli animalisti contro la mattanza degli agnelli.


Proprio sabato scorso, vigilia pasquale, ho letto che il benemerito corpo forestale di Arezzo ha fermato cinque tir, provenienti dalla Bulgaria e altri paesi dell’est, dove centinaia di agnelli erano ammassati all’interno dei camion, senza lettiera e acqua, stipati senza nessuno spazio sopra la testa, quasi incastrati fra le lamiere, dopo questa agghiacciante scoperta sono aumentati i controlli nelle macellerie e nei punti di vendita al dettaglio, quindi multati anche alcuni commercianti per partite di agnello senza la certificazione della località di provenienza e tipo di allevamento. In un caso la provenienza della carne non era vera e la dichiarazione era stata falsificata.


A questa notizia ho reagito con tristezza e indignazione. Mi sono chiesto anche quanta carne al veleno è arrivata sul pranzo di pasqua nelle famiglie che non hanno accolto l’appello degli animalisti, quanti agnelli spaventati e sfuggiti dai controlli, sono stati offerti ai consumatori strapieni di tossine, dopo essere stati strappati dal gregge e dopo un trasporto per migliaia di chilometri!


Oggi, 22 aprile, si festeggia la Giornata mondiale della Terra, un giorno in cui si celebra l’ambiente e la salvaguardia del pianeta Terra. E’ una festa promossa dalle Nazioni Unite, ogni anno, ed è nata il 22 aprile del 1970 per merito dei primi ecologisti americani, cioè i primi, in assoluto, che hanno fatto i conti con un modello di sviluppo basato sull’uso prevalente, se non esclusivo, di energia proveniente da petrolio, carbone e gas fossili.


Oggi, a distanza, di oltre quaranta anni, la situazione si è ulteriormente aggravata e come un tumore planetario si è estesa dalle nazioni dell’occidente capitalistico all’Asia, Africa e America latina, è aumentato l’inquinamento di aria, acqua e suolo, non è diminuita la produzione di gas climalteranti come la CO2, sono scomparse per sempre migliaia di specie animali, sono stati distrutti habitat fondamentali come i boschi umidi.


Barbara Spinelli in un articolo apparso su La Repubblica qualche giorno fa scrive che “non si parla più di clima né di quel che accadrà della terra, da quando la crisi è entrata nelle nostre vite stravolgendole con politiche recessive, disuguaglianze indegne, e una disoccupazione che assieme alla speranza spegne l’idea stessa di futuro.


La terra lesionata era il grande tema all’inizio del secolo, e d’un colpo è stata estromessa dal palcoscenico: non più male da sventare, ma incubo impalpabile. Diritto troppo immateriale e nuovo, accampato dal pianeta.


Esiste invece, l’infermità della terra che l’uomo ha causato e sta accentuando: anche se è caduta fuori dal discorso pubblico, anche se è divenuta invisibile come certi malati incurabili che non vogliamo guardare da vicino, e per questo releghiamo in ospizi lontani. È come se, paradossalmente, la crisi ci avesse liberati dell’ineffabile paura che avevamo negli anni Novanta — la morte del pianeta — mettendo al suo posto tante altre paure: non meno angosciose, ma più immediate e senza rapporto con quella trepidazione non più così concreta, traslocata nelle periferie dei nostri pensieri e inquietudini.


…sembra di vivere le ultime scene del film di Lars von Trier, quando sulla terra sta per schiantarsi il pianeta chiamato Melancholia: è la depressione a darci questa strana, calma indifferenza. Per nostra incuria, e cecità, la terra continua a surriscaldarsi, e sempre più arduo sarà rispettare l’obiettivo fissato: evitare che l’aumento della temperatura superi i 2 gradi centigradi.  


… Risale al 1979 il libro che il filosofo Hans Jonas scrisse sul Principio responsabilità, e sulla paura per la sorte terrestre…. È quella paura che va riesumata, senza posporla ai timori che incutono disoccupazione e crescita lenta. Non ci è dato di affrontare prima la recessione, e dopo il clima.  …


… Inutile a questo punto puntellare industrie (tra cui l’automobile) che emettono veleni. La riconversione deve essere radicale, e nell’immediato comporterà sacrifici. Inizialmente ostili, Usa e Cina cominciano a capirlo. Il caso Ilva è esemplare: sacrificare la vita in cambio di posti di lavoro è alternativa funesta. La crisi economica ci insegna questo: può secernere il male o il bene. Fa riscoprire diritti irrinunciabili (il benessere, il lavoro) ma può condannare all’oblio il diritto del nuovo soggetto che è la terra.”

 

Non posso leggere tutto l’articolo, ma confesso che è uno dei più toccanti e profondi che abbia mai letto negli ultimi anni, un accorato invito a cambiare radicalmente il nostro modo di produrre, i nostri stili di vita, per la riconversione ecologica,  che brava, Barbara Spinelli!

 

Giovanni Cardinali, Slow-Fi

 

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'Slow-Fi', la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 1 aprile 2014

Martedì, 01 Aprile 2014 13:53

trenonatura

 

Slow-Fi 10 del 1° aprile 2014


Alla stazione di Bucine salgo, alle 7 e 40 del mattino, su un treno regionale diretto a Firenze Santa Maria Novella. E’ in orario ed è una bella giornata di primavera. Il mio sguardo si alterna fra il dentro e il fuori della carrozza, oggi straordinariamente confortevole,  con il riscaldamento al minimo ma funzionante.


Dentro gli studenti occupano quasi tutti i posti a sedere, intravedo solo una signora, forse una insegnante o una impiegata, che consulta un tablet. La maggior parte degli studenti spippola in solitario il telefonino o il palmare, altri discutono animatamente di motori o di partite. Sono l’unico che legge il giornale, anzi i giornali, quando prendo il treno regionale che ferma a tutte le stazioni, oltre a Il Manifesto acquisto anche il Sole 24 ore.


Leggo i titoli di prima pagina e lo sguardo va al fuori. Gli albicocchi stanno già sfiorendo, il biancospino biancheggia sui bordi delle scarpate in modo preponderante, ma incalza il giallo dei fiori dei campi, altro bianco dei susini e dei ciliegi, il rosa dei peschi, qualche pianta di pero già in fiore mentre i meli sono più prudenti e saranno gli ultimi a fiorire. Dal finestrino mi immagino il ronzio di api e bombi su questa massa di fiori, il rumore delle ruote sui binari è prevalente ed è anche un rumore piacevole, oggi a carattere continuo, diversamente da una volta, quando si sentiva lo stacco dei giunti di dilatazione nelle rotaie e me lo risentivo nei film western e d’avventura.


La stazione di partenza, Bucine, una volta era molto carina, non tanto come fabbricato, abbastanza standard, quanto per il contesto: il giardino di rose, la vasca dei pesci rossi, le piante ornamentali di bosso ben tenute … era la cartina di presentazione del paese, pulito ed ordinato, poi, grazie al dominio del pensiero unico dell’Alta Velocità è stata abbandonata, come altre piccole e medie stazioni.


Così di anno in anno, con l’abbandono, è arrivato il degrado, prima hanno vandalizzato la sala d’aspetto, poi i servizi igienici, oggi chiusi con tramezzi di mattoni al posto delle porte di ingresso, per non parlare del giardino, ormai inesistente, e della vasca dei pesci rossi, riempita di terra.


Stessa sorte per altre stazioni. Alcune di straordinaria bellezza architettonica, tipo quella di Incisa Valdarno, simile come assetto volumetrico e prospettiva a quella di Figline;  entrambe, del 1935, sono sopravvissute ai disastri della seconda guerra mondiale, ma quella di Incisa è più interessante per i particolari costruttivi, angolari in pietra e mattoni a faccia vista che incorniciano ingressi ad arco e belle finestre, a sinistra e a destra del gabbiotto del capostazione, con decori in tutti i sottogronda. Ancora più interessante quella di S.Ellero, dopo aver superato la stazioncina di Rignano sull’Arno, un bugigattolo stretto fra la strada, la ferrovia e l’Arno.


Quando si dice che un treno si ferma anche a S. Ellero vuol dire che proprio si fermerà in tutte le stazioni e sarà sicuramente lento, ma dal 1892 al 1924 S. Ellero è stato un nodo ferroviario molto importante per i fiorentini, da qui partiva la ferrovia a cremagliera per Vallombrosa, passando tra querce e castagni.


S. Ellero è a quota 112 metri sul livello del mare ma la stazione ci porta ad un paesaggio alpino, progetto del conte ingegner Giuseppe Telfener che ideò la ferrovia per la villeggiatura dei signori di Firenze. Il fabbricato dei viaggiatori con doppie facciate laterali e tetti a falda che stringono la facciata centrale, è un esempio dell’architettura eclettica di fine ottocento, bellissima anche la pensilina lato Arno, in ferro e velette laterali in legno.


Dopo S. Ellero un’altra stazione interessante è quella di Compiobbi, stile razionalista del primo Novecento con linee orizzontali che, in tono minore, ricordano gli esterni della stazione di Santa Maria Novella. Passo incantato da queste piccole stazioni, sempre con lo sguardo mobile mentre il treno sovrasta l’Arno, oggi con acque chiarissime e abbondanti. La periferia di Firenze non mi distrae, l’ho osservata centinaia di volte… il parco di San Salvi, la stazione di Campo di Marte, ma oggi il treno, per carenza di binari liberi alla stazione centrale, si ferma per qualche minuto accanto al parco della Orticoltura, davanti al magnifico Tepidario, una grande serra in ferro e vetro, costruito a metà ottocento per iniziativa dell’Accademia dei Georgofili.


Attraverso un passaggio pedonale, oltre la ferrovia, si accede al Giardino degli orti del Parnaso, una piccola area verde posta su un dislivello panoramico, dove spicca una fontana a forma di serpente e drago, che si snoda sulla scalinata. Questo giardino è uno dei migliori punti della città per vedere "I Fochi di San Giovanni ed è sede del Giardino dei Giusti, come a Gerusalemme...


Durante tutto il tragitto ho letto solo un articolo, di Piero Bevilacqua, sul Manifesto, dedicato alle “anime belle”, cioè a coloro che vorrebbero essere sempre duri e puri. “Hegel ha elaborato una figura filosofica per rappresentare questo tipo di umana soggettività innamorata della propria purezza e coerenza: la figura dell’anima bella. La sinistra conta non poche anime belle al proprio interno, che rifuggono dall’aspra contraddittorietà del reale, e anelano a conservare l’incorruttibilità adamantina della propria coscienza” …


fare politica nel campo della sinistra è molto più difficile che negli altri schieramenti, per la destra e per gran parte del ceto politico (rappresentato dai partiti in parlamento) il compito è molto più agevole. Si tratta di aderire alle pieghe e alle gerarchie dei poteri dominanti guidati dall’infallibile fiuto dell’interesse personale … in mezzo a una feroce competizione, la sinistra si pone il problema gigantesco di cambiare il mondo, o quanto meno di rovesciare le intollerabili ingiustizie che lo lacerano.” ...


Per questo occorre “la dismissione degli abiti settari … e la capacità di guardare il mondo imperfetto che sta intorno a noi per mettere in uso le vecchie armi della tattica (cioè anche alleanze indesiderate), con cui accompagnare l’astrazione, spesso troppo pura, della strategia”.   


E’ una bella riflessione, a maggio dobbiamo decidere di votare per l’Europa.


Giovanni Cardinali, Slow-Fi      

 

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