Slow-Fi

In onda su Radio Wave la rubrica ecosostenibile di Giovanni Cardinali

 

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Va in onda su Radio Wave International il martedì alle ore 9:45 e in replica alle 13:45.

'Slow-fi', la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 5 novembre 2013

Venerdì, 08 Novembre 2013 12:19

 fiori zafferano

 

Slow-fi 35 del 5 novembre 2013

 

In questi giorni è iniziata la raccolta dei fiori di croco dai quali si ricava lo zafferano, conosciuto fin dai tempi più remoti: Omero, Virgilio, Plinio e Ovidio lo citano nelle loro opere vantandone l’uso per insaporire i cibi e come colorante, per tingere stoffe.

 

La piantina è originaria dell'Oriente ed è stata introdotta in Italia dal padre domenicano Santucci, abruzzese, grande appassionato di agricoltura che, regnando Filippo II di Spagna, era membro del terribile tribunale dell'Inquisizione.

Padre Santucci in ogni caso fece qualcosa di buono, si innamorò della piantina aromatica, studiò la natura del terreno in cui poteva meglio prosperare, quindi decise di coltivarla nel paese d’origine, Navelli, in Abruzzo.

 

Dall’Abruzzo, la coltura si estese in altre regioni, in Calabria, nella Puglia, in Sicilia (un paese alle falde dell'Etna si chiama Zafferana) e in Toscana.

 

Domenica mattina, 3 novembre, sono andato a trovare Christian, ne avevo già parlato in una puntata di Slow-fi dedicata all’agricoltura di presidio territoriale e al ritorno alla campagna di tanti giovani sensibili a nuovi modelli di vita ecologici e rispettosi dell’ambiente.

 

Christian è uno di questi, uno che sta tentando di produrre zafferano. Ha recintato un appezzamento di terreno nelle colline del Chianti che stanno dirimpetto al Pratomagno, in Comune di Bucine, e adesso è impegnato nella raccolta dei fiori che vanno recisi la mattina presto perchè con il sole si schiuderebbero rendendo facile, con la manipolazione, il deterioramento degli stimmi, cioè i sottili filamenti contenuti nel fiore e che, una volta essiccati, sono depositati nei contenitori di vetro per la vendita.

 

Il lavoro di Christian si svolge principalmente in agosto, un mese in cui si estraggono i bulbi e con l’aggiunta di letame si procede alla nuova piantagione, fino a novembre, il momento della fioritura e raccolta. Tutto il lavoro si svolge a mano, con lentezza e metodo, settembre e ottobre sono dedicati alla estrazione di erbe non desiderate come la famigerata gramigna, se piove occorre stare molto attenti ai ristagni d’acqua che possono infradiciare le radici.

 

Nel processo produttivo non esistono macchine particolari, se non un piccolo essiccatore dei filamenti. I filari dei crochi sono molto ravvicinati a misura di calpestio dei piedi, per inchinarsi e raccogliere i fiori.

 

Mentre osservavo questo piccolo appezzamento di terreno, circa 1500 metri quadrati che i genitori hanno messo a disposizione del figlio, osservavo in giro le colline, tutte incolte. Christian mi ha detto che potrebbero essere affittate ma i proprietari sono assenti o non disponibili e non esiste una politica che possa impedire questa deprecabile situazione di abbandono del territorio, o forse è ancora debole la domanda di giovani per attività agricole. Ci vuole un grande entusiasmo ed un aiuto che, quando non viene dalla famiglia, dovrebbe fare riferimento alla pubblica amministrazione.

 

Leggo di occupazioni di case sfitte da parte di sfrattati nelle grandi città e mi piacerebbe leggere anche di occupazioni delle terre per rendere produttive le nostre campagne senza più contadini e quindi vivere con sobrietà.

 

Pierre Rabhi, uno dei pionieri dell’agricoltura biologica in Francia ed esperto internazionale nella lotta alla desertificazione, scrittore e pensatore francese di origine algerina, nel presentare un proprio libro “La sobrietà felice”, ha detto che “siamo molto lontani dall’essere usciti da questa crisi. Quelli che dicono che è alle nostre spalle, sono irrealistici o ipocriti. Non ne usciremo finché non cambierà il nostro modello di sviluppo’’.

 

Proprio per questo occorre ‘’rimettere in discussione il nostro sistema che ha mostrato tutta la sua fragilità e che fa della crescita infinita e dello sfruttamento delle ‘risorse morte’, minerali e fossili, uno dei suoi fondamenti... Un sistema che si è molto allontanato dal ritmo di vita di un tempo e che non rispetta le leggi naturali portandoci alla distruzione’’. Per Rabhi ‘’non c’e’ niente di più antieconomico dell’economia attuale’’ e il premio nobel per l’economia ‘’andrebbe ribattezzato il premio nobel del saccheggio’’.

 

Siamo - sottolinea – “in un mondo dominato dal pensiero unico e totalitario, in un processo di demenza generalizzato dove ognuno rivendica sicurezza, denaro e territorio’. L’uomo, motivato dalla paura e dall’ambizione, che provocano violenza e dominio, ha sostituito alla realtà una proiezione irrazionale e soggettiva dei suoi desideri’’.

 

‘’Bisogna capire che la semplicità, la moderazione rendono la vita più libera, più serena: e’ ciò che intendo per ‘sobrietà felice’. Non occorre essere determinati da un’ideologia ma da valori fondamentali che fanno la vita: la pace, la tranquillità, la convivialità. Avere non è essere. Vivere di eccessi non è vivere. Bisogna vivere con moderazione’’, anche perché è a rischio il nostro pianeta.

 

Ho sostenuto in più occasioni la necessità del ritorno alla campagna, come ho denunciato la fuga, in assenza di prospettive di tanti giovani qualificati all’estero, 80 mila rilevati nel 2012, mentre si importa lavoratori a bassa qualificazione, sostiene il sociologo Damiani, “esportiamo i nostri figli. Perdiamo i giovani e i cervelli. Perché siamo incapaci di offrire loro un destino coerente con le loro attese e le loro competenze. Così è comprensibile, perfino conseguente, che quasi tutti i giovani (8 su 10, dati Demos) siano convinti che occorra partire. Dall'Italia. Un Paese vecchio. Che maschera l'età e le rughe in modo artefatto - e un po' patetico. E lascia partire i giovani, senza farli tornare. Illudendosi di fermare il tempo e di non invecchiare.”

 

Il 2 novembre è stato l’anniversario della morte violenta di Pier Paolo Pasolini, ora come allora, rifarebbe un appello per processare coloro che hanno negato il futuro alla nostra gioventù.

 

Giovanni Cardinali, Slow-fi

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'Slow-fi', la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 29 ottobre 2013

Martedì, 29 Ottobre 2013 15:48

 anonymous

 

Slow-fi 34 del 29 ottobre 2013

 

I principali quotidiani di informazione e i più ascoltati notiziari radiotelevisivi offrono un campionario di disinformazione fatto apposta per alimentare il dominio dell’ignoranza nella popolazione.
Le prime sette/otto pagine dei giornali, da mesi se non da anni, riguardano la politica nazionale e assistiamo a un paradossale e noioso dibattito dove gli argomenti principali riguardano i tagli alla spesa pubblica, la crisi dei partiti azienda o senz’anima,  le tasse, con i loro acronimi ridicoli quanto incomprensibili.

 

Le foto riportano anziani signori, circondati spesso da donne ben vestite e rifatte in più parti del corpo oppure giovani donne e uomini, eleganti e di buone maniere, che parlano come vecchi, tutti votati ad una carriera, nella politica, che è stata loro preclusa, probabilmente,  in altri ambiti.

 

I primi sostano, incattiviti, alla corte di un noto criminale, i secondi circondano un fiorentino che fa il simpaticone e l’originale, come se non facesse il politico di mestiere dalla maggiore età, passando dai boy scout agli apparati di un partito, quello democristiano, che, di fatto, non è mai scomparso dall’orizzonte politico italiano.

 

Ad osservare queste truppe ed ormai depotenziato, sta un anziano comico, sempre furioso ed incazzereccio, che domina una selva di principianti della politica, nati dal nulla bulimico della rete e destinati a finire nel nulla della rete, per di più fagocitati dalle istituzioni che si affannano a contestare.

 

Eppure qualcosa si muove.
Se riusciamo a capire i movimenti di base e a leggere le loro azioni contro la dittatura dell’ignoranza e la disumana politica liberista troviamo notizie interessanti.

 

Partiamo dall’ultima decade di ottobre, leggo una parte dell’editoriale del direttore della rivista L’internazionale, Giovanni De Mauro. L’internazionale, per inciso, è una bella rivista per chi ha un animo cosmopolita. E’ una delle mie riviste preferite, insieme a Lo straniero di Goffredo Fofi, Testimonianze fondata da Ernsto Balducci e Una Città di Forlì, che consiglio vivamente di leggere, anche per estratti, tramite internet.

 

Giovanni De Mauro scrive sulla manifestazione dei movimenti di base di sabato 19 ottobre a Roma.
Alcune cose che tutti hanno visto…: settantamila persone con passeggini, bambini, anziani, intere famiglie, cani, palloncini, sole, alcuni negozi aperti, fischietti, tamburi, bandiere, striscioni, cartelli  colorati, maschere di V come vendetta, camion con casse da cui usciva musica, tende, biciclette.
Le uniche cose che alcuni giornalisti dicono di aver visto: esplosivo, città blindata, zona rossa, paura, clima di guerriglia, arsenali, manganelli, biglie, martelli frangivetro, assalti ai bancomat e agli esercizi commerciali, ... tafferugli, black bloc, manifestanti incapucciati, vetrine di banche sfondate, sassi, petardi, fumogeni, cariche, … incendi di cassonetti”.
L’editoriale si conclude citando Leonardo Sciascia, era il 1978:
Un tempo i giornali erano “letti” prima che uscissero, letti interamente, in sede di controllo redazionale. Oggi si ha l’impressione che la prima lettura del pezzo giornalistico avvenga quando il giornale è già in edicola. La stessa etica professionale si è corrotta. Ho l’impressione che i giornalisti non siano più sui luoghi o, più precisamente, che, pur essendoci, è come se non ci fossero, tanto le loro opinioni preesistono ai fatti”.
 
Il sabato successivo, sempre a Roma, c’è stata una giornata di mobilitazione per “un’Italia Rinnovabile” lungo Via dei Fori Imperiali.   
Una festa, con tantissimi stand, che hanno accolto migliaia di cittadini curiosi di conoscere le potenzialità delle fonti di energia pulita, i passi compiuti nel loro impiego e le possibilità di riscontro immediato nella vita di tutti i giorni.
Erano presenti tutte le associazioni ambientaliste e le aziende agricole che contribuiscono alla mitigazione dei cambiamenti climatici, organizzazioni e comitati impegnati per una mobilità nuova, laboratori per adulti e bambini dov’è possibile sperimentare una gestione delle risorse innovativa e a basso impatto ambientale.

 

Nei giorni precedenti avevo letto alcuni articoli, nelle pagine interne dei giornali economici, con notizie che fanno strabuzzare gli occhi:
- nei primi nove mesi del 2013 il 35% dei fabbisogni elettrici è stato soddisfatto da impianti a fonti rinnovabili (solari, eolici, da biomasse, idroelettrici e geotermici), nel primo pomeriggio di domenica 16 giugno, ma si sa solo adesso, per un paio d’ore,  le rinnovabili hanno soddisfatto il cento per cento della domanda nazionale e le emissione di gas serra si sono azzerate.
- C’è un comune,  in provincia di Bolzano, Prato allo Stelvio, dove l’energia generata da impianti rinnovabili viene venduta direttamente ai cittadini con un risparmio in bolletta del 30% dell’elettricità e del 50% per il riscaldamento, cioè oltre duemila euro a famiglia, oltre a minor inquinamento e nuovo lavoro.

 

In questi due fine settimana si sono svolte, a Roma,  due grandi manifestazioni, con una presenza di movimenti di base per il diritto alla casa e l’acqua pubblica, contro le grandi opere e per la manutenzione del territorio, per un paese senza frontiere e l’accoglienza dei migranti, con un’alleanza di associazioni, imprese, organizzazioni sociali che, dal basso, sta dando voce a una domanda di cambiamento condivisa dalla larga maggioranza dei cittadini.

 

I ragazzi e le ragazze, le famiglie con grandi e piccoli, i lavoratori precari, rientrando a casa,  si sono sentiti meno soli, per impegnarsi nel sociale, con stili di vita comunitari, orientati alla sobrietà, allo scambio di conoscenze e alla solidarietà. Altro che bombe carta!  

 

… ma giornali e televisioni hanno continuato a parlare prevalentemente di Berlusconi, Renzi e Grillo.

 

Una vera paranoia ossessiva!

 

Giovanni Cardinali, Slow-fi

 

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'Slow-fi', la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 15 ottobre 2013

Martedì, 15 Ottobre 2013 11:56

balcone fiorito 

 

Slow-fi 32 del 15 ottobre 2013

 

La crisi economica in Grecia ha raggiunto un livello spaventoso, con essa l’esplosione di tensioni sociali e la crescita di un partito nazista che rischiano di replicarsi anche in altri paesi. Ma quello “che più spaventa della crisi è il rischio rassegnazione. I greci ormai sanno che da questa situazione non si uscirà tanto rapidamente e questo, insieme alla sfiducia nella classe politica e nel governo, … getta molte persone nell'apatia. I licenziamenti sono continui: «Non cambierà niente» è il ritornello che si sente recitare più spesso”.

 

Leggo queste considerazioni sul Manifesto di giovedì 10 ottobre, uno dei pochi giornali che riporta notizie di vita quotidiana e testimonianze sul necessario cambio di stili di vita per superare l’attuale situazione di impoverimento crescente della popolazione.

 

In Grecia l'autorganizzazione dal basso resta una delle poche possibilità per cambiare, anche di poco, la propria condizione. In un'azienda che produceva materiali per l'edilizia, una volta abbandonata dai padroni, gli operai si sono organizzati diversamente e hanno cominciato a produrre “detergenti per i pavimenti, per i vetri, sapone per i vestiti e, ultimamente, anche per le mani, tutti prodotti realizzati senza additivi chimici, con sistemi biologici,

 

i prodotti poi vengono venduti attraverso una rete di solidarietà che attraversa tutta la Grecia: mercati autogestiti, associazioni di quartiere, associazioni politiche o di solidarietà che organizzano la distribuzione dei prodotti senza intermediari” e dove si scambiano cose che vengono conservate perché possono essere utili agli altri: farmaci, cibo, vestiti.

 

Tra gli esperimenti più interessanti c'è quello di una rete di mercati che cerca di superare l'utilizzo del denaro nell'acquisto di beni e servizi, senza per questo tornare al baratto, infatti “si compra senza soldi, o meglio, attraverso una valuta immateriale alternativa chiamata Tem, un acronimo che sta per "unità alternativa locale" ed è equiparato a un euro”.

 

Questo sistema di acquisti non può risolvere tutti i problemi ma, per quanto riguarda i servizi, come il medico, il meccanico, l'idraulico, il fisioterapista, cioè per alcune esigenze che con la crisi diventano secondarie perché primario è l’acquisto del cibo, è abbastanza efficiente.

 

La moneta Tem non è tassabile. La finanza ha già fatto diversi controlli, ma non ha rilevato irregolarità. D'altronde che cosa possono dire se il medico accetta e viene pagato con delle uova?

 

Ovviamente non tutto è così idilliaco: c'è chi ha tentato di approfittarsi degli altri ma, al momento, le comunità si autoregolano, e ci riescono perché tutti si conoscono e possono guardarsi in faccia.

 

In Italia non mancano esperienze di economia alternativa: i Gruppi di Acquisto Solidale sono attivi da tempo, in alcune realtà sono state introdotte le monete locali e le banche del tempo, i mercati contadini sono un po’ dovunque, si assiste alla ristrutturazione di fabbriche chiuse verso l’economia verde e all’apertura di un nuovo tipo di negozi, quelli dove si vendono, insieme, merci e saperi.

 

Un negozio speciale si trova a Milano, ma spero che venga aperto anche in altre città.

Ha un’insegna intitolata Bici&Radici: cioè un negozio per chi ama le piante, le biciclette, o entrambi, ed è soprattutto un luogo in cui trovare consigli, curiosità e manuali, scambiandosi conoscenze reciproche sul tema della sostenibilità.

 

Si trovano biciclette per ogni tipo di ciclista urbano, nuove e confortevoli ma anche bici di alta qualità recuperate dai rottami e rigenerate . A differenza di un mezzo a motore la “rigenerazione” di una bicicletta, con recupero di scarti per ricambi e accessori, è molto facile e affidabile.

 

Presso Bici&Radici le biciclette sono circondate da azalee, rododendri, lavande e piante aromatiche e si trovano soluzioni per praticare al meglio la passione per il giardinaggio, per l’auto-produzione di ortaggi, la coltivazione di graminacee, cactus e giardini verticali, ideali per creare verde urbano anche negli spazi più ridotti come un piccolo balcone di un appartamento in condominio… e, come una ciliegina sulla torta, non manca un piccolo angolo-libreria con presenza di libri e romanzi sulla mobilità dolce e la cura di orti e giardini.

 

In Grecia come in Italia crescono la disperazione e la destra xenofoba, è un dato preoccupante, ma non mancano energie di ripresa positiva, che nascono tutte dal basso. I partiti hanno fallito perché, in tutti questi anni di follia e dissipazione collettiva, non sono mai stati in mezzo alla gente, che mai come ora si sente ingannata e truffata da chi ha preteso di rappresentarla.

 

In questa situazione gli ignoranti e i pezzenti passano alla destra estrema attratti da ideologie condannate dalla storia ma i creativi ed i visionari prefigurano, con metodi costruttivi e nonviolenti, la riconversione ecologica della società tutta.

 

Giovanni Cardinali, Slow-fi

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'Slow-fi', la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 22 ottobre 2013

Martedì, 22 Ottobre 2013 10:10

slow-fi 33 

 

Slow-fi 33 del 22 ottobre 2013

 

Ho affrontato in tante trasmissioni il tema del dissesto idrogeologico e della necessità di una vera, autentica, urgente grande opera: la manutenzione del territorio. Ieri ancora piene torrenziali, acque limacciose della campagna abbandonata che hanno invaso disordinate periferie  urbane.


Stamani registriamo un altro morto travolto dalla piena, qui vicino, a Serre di Rapolano.


Ma oggi parlerò d’altro.


Sei giorni fa sono stato a farmi una piccola operazione chirurgica in day hospital, presso una clinica specializzata universitaria a Careggi. Prima di entrare in ambulatorio, la mattina presto, dovevo  passare dall’accettazione per la registrazione dell’appuntamento e il pagamento del ticket.


Davanti a me, diverse persone in coda di attesa, due padri ROM accompagnano i propri bambini, il primo si avvicina allo sportello, presenta alcuni fogli lacerati e ingialliti che l’impiegata di turno riesce a decifrare trattandoli con  attenzione, padre premuroso e bambino vivace vengono quindi ammessi alla visita ambulatoriale, dopo un po’ arriva anche la madre, con il classico vestito lungo e colorato che contrasta con un giubbetto giallognolo e consunto.  Si avvicina al bancone e si fruga in tasca, la mano esce con un bicchierino di estaté pieno di spiccioli, prende un euro e con il bambino si dirige al distributore di bevande in fondo al corridoio, il padre resta in attesa del perfezionamento della pratica.


E’ il turno di un secondo genitore ROM, accompagna una bambina sui dieci anni, un po’ pallida e con gli occhi tristi, entrambi sono vestiti in modo ordinato. Il padre presenta a sua volta documenti vecchi, unti e sgualciti, vengono esaminati dall’impiegata che, dopo essersi consultata con una collega, fa presente che sono scaduti, di conseguenza non può autorizzare la visita. Il padre protesta, la bambina ha bisogno di cure, niente da fare, l’impiegata rimane sulle sue, l’uomo si guarda disorientato intorno come se cercasse qualcuno a cui chiedere aiuto, poi guarda in basso la bambina e se ne va imprecando a bassa voce.


Arriva il mio turno, espongo la tessera sanitaria, in plastica rigida, pulita, lucidissima,  tipo carta di credito. Consegno la carta di ricovero. Tutto regolare, vengo solo invitato a pagare il ticket dopo che ho dichiarato e sottoscritto la fascia di reddito famigliare.  


Intendo pagare subito ma sono costretto ad uscire dal palazzo, andare in strada, percorrere una sessantina di metri e salire al piano rialzato di un altro palazzo dove sono presenti le macchinette per il pagamento automatico del ticket,  qui alcune persone anziane, piuttosto afflitte, chiedono aiuto ai vicini per comprendere bene le istruzioni dopo alcuni tentativi di pagamento falliti.


Tocca a me, ho imparato da chi mi precedeva, pago e mi domando perché le stesse macchinette non siano state installate negli stessi locali di prima.


Ritorno indietro, mi accomodo nella sala di attesa dell’accettazione e aspetto la chiamata per l’intervento.


Una volta sotto i ferri - ci resterò per circa due ore - non ho più l’osservatorio della coda dei pazienti  ma quando esco mi viene riferito che una mamma, di nazionalità marocchina, che accompagnava il proprio bambino è andata in escandescenze e ha picchiato forte con le mani sul vetro del front office, anche in questo caso l’impiegata non accettava la documentazione presentata.


E’ intervenuto il servizio di sicurezza, sono arrivati anche altri parenti, la mamma si è calmata, gli è stata fatta fare un’autocertificazione e il bambino è stato accompagnato alla visita.


Passati due giorni da questa prima mattinata alle prese con il servizio sanitario italiano, ritorno alla clinica chirurgica. Busso direttamente all’ambulatorio, come mi era stato detto, per “una rapida visita di controllo”.  


Mi apre la solita infermiera, sempre molto gentile e mi invita a fare di nuovo il passaggio dall’accettazione che pensavo di evitare, mi metto  in fila, poi informo  la solita impiegata della natura della mia nuova visita, mi risponde, con piglio severo e professionale, che “c’è da pagare il ticket”, sembra un disco rotto, faccio presente che non ho problemi ma preferisco farlo dopo, il medico può venire da un momento all’altro ed io sono il 2° paziente in attesa.


Tutto avviene come avevo desiderato, dopo la visita ripago il ticket, ma mentre aspettavo ho assistito alla plateale incazzatura di un disabile in carrozzella che è stato portato di peso, in gran trambusto di corpi, al piano rialzato dell’accettazione perché il montascale era guasto.


Sono rientrato ad Arezzo in treno, durante il viaggio ho pensato molto a questi due giorni, alle lunghe code dei malati negli ambulatori pubblici, dove la presenza di anziani pensionati e migranti è prevalente, alla loro difficile accessibilità ai servizi sanitari e come incidono disoccupazione e perdita o penuria di risorse sullo stato di salute delle persone. La crisi porterà indietro lo stato di salute della popolazione e sta già vanificando molti dei progressi realizzati specialmente nella nostra regione negli ultimi decenni.


A un certo punto, a metà viaggio,  mi alzo, alla ricerca di un servizio igienico per urinare, attraverso sette carrozze, i servizi sono tutti chiusi ermeticamente, mentre percorro attonito i corridoi noto gli avvisi appiccicati in diverse portiere, “attenzione apertura non funzionante servirsi di altre uscite”,  all’ultima carrozza, prima della motrice, trovo un gabinetto disponibile, anche se non si chiude.


… cronache da un paese perverso stretto fra la dittatura della finanza e l’inerzia di una classe politica corrotta e incapace.

 

Giovanni Cardinali, Slow-fi

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'Slow-fi', la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 8 ottobre 2013

Mercoledì, 09 Ottobre 2013 12:00

 slowfi

 

Slow-fi 31 dell'8 ottobre 2013

 

Assistiamo in modo ricorrente a ondate di fatti terribili e sconvolgenti, notizie, foto, riprese video e pagine web rimbalzano ai nostri occhi, e non vorremmo più sentire né vedere…

 

Due eventi dell’ultima settimana:

l’ennesimo barcone di migranti che affonda, incendiandosi, a poche centinaia di metri dall’Isola di Lampedusa, e le prime vittime per pioggia, travolte da acque limacciose e turbolente in una stradina di campagna della Maremma.

 

Non c’è proporzione fra il primo e il secondo evento, entrambi sono tragici, il primo di entità spaventosa e rilievo internazionale ha a che fare con la guerra e la fame che imperversano nel sud del mondo, il secondo, relegato nelle notizie locali, ricorda lo stillicidio periodico di vittime dovuto all’incuria e all’abbandono della nostra campagna.

 

Con i morti di Lampedusa ci affiora davanti agli occhi un massacro costante, continuo, cadenzato che fa del Mediterraneo il cimitero più popolato del mondo.

 

Ma preferiamo non vedere, negare, come accadde a suo tempo con lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti, e grazie ad una legge firmata da due trapassati della politica (Bossi e Fini) che ha istituito un reato per le persone che sono, indipendentemente da quello che fanno, e che fa spendere più soldi per la repressione piuttosto che per l’accoglienza.

 

Nessun governo si muove per questa emergenza umanitaria, magari, come sostiene Gad Lerner in un bellissimo articolo su 'La Repubblica' del 5 ottobre scorso, “per organizzare un servizio di navigazione per i migranti in fuga dalla guerra e dalla miseria … che resteranno peraltro una quota esigua rispetto al totale dei milioni di profughi accampati in attesa di fare ritorno alle loro case“, Gad propone di ripensare la gestione dei flussi migratori partendo dalla banale osservazione “che siamo stati capaci di fare il monitoraggio sistematico delle merci, cui viene garantita la libera circolazione, ma non si vede perché lo stesso possa avvenire per gli esseri umani".

 

Passando alla notizia di nuovi morti, in questo caso un giovane padre e il figlio bambino, a causa del dissesto idrogeologico , la follia di chi ha governato il nostro paese fino ad oggi raggiunge il massimo livello di insensatezza.

 

Il nostro territorio necessita di piccole e diffuse opere di manutenzione, strade collinari ben tenute che garantiscano lo scolo laterale delle acque, fossi e tombini ripuliti periodicamente, un’attività agricola e di forestazione rispettosa del regime superficiale delle acque e, soprattutto, il blocco delle costruzioni in aree allagabili e l’attuazione dei piani di riduzione del rischio idraulico.

 

In Toscana, per il bacino dell’Arno, il piano è presente dal 1999, già in ritardo rispetto all’evento catastrofico del 1966 che determinò l’alluvione di Firenze. Con opere appropriate come la costruzione di casse di espansione delle piene nelle aree pianeggianti del Casentino e del Valdarno e con interventi sulle dighe di Levane e La Penna era previsto di trattenere 86 milioni di metri cubi di acque di piena a monte di Firenze.

 

In circa 15 anni sono state costruite tre modestissime casse di espansione, ad Ambra nel comune di Bucine e due nel comune di Terranuova, per una volumetria totale di laminazione corrispondente a 2,2 milioni di metri cubi! Nemmeno l’1% di quanto è necessario per mettere in sicurezza i centri abitati del fondovalle.

 

Ne abbiamo parlato sabato scorso a Levane, nel corso di un seminario di approfondimento e di denuncia organizzato dalle associazioni ambientaliste. I sindaci presenti, con mia grande soddisfazione e per la prima volta, si sono pronunciati contro investimenti prioritari in grandi opere.

 

Migranti e difesa del territorio, comunque, sono due argomenti assolutamente non prioritari nell’agenda del governo delle larghe intese, tenuto su da un partito inesistente, nato intorno agli interessi personali di un criminale condannato in via definitiva e da un altro partito, neo-democristiano, un partito di opinione, incapace di entrare in conflitto con i gruppi dominanti e che condivide con l’avversario di un tempo, come sostiene Piero Bevilacqua sul 'Manifesto', la “responsabilità di un eventuale fallimento nell’illusione di conservare parte del potere fin qui conseguito.”

 

Occorre “prendere atto dell’onesta viltà intellettuale dei gruppi dirigenti del partito democratico. Costoro, divisi al loro interno, sanno perfettamente di essere inadeguati ad affrontare una crisi di gravità e ampiezza come quella in cui annaspano”. 

 

Giovanni Cardinali, Slow-fi

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