Slow-Fi

In onda su Radio Wave la rubrica ecosostenibile di Giovanni Cardinali

 

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Va in onda su Radio Wave International il martedì alle ore 9:45 e in replica alle 13:45.

'Slow-fi', la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 1 ottobre 2013

Martedì, 01 Ottobre 2013 09:03

 

Slow-fi 30 del 1° ottobre 2013

Sabato mattina, mentre stavo andando a Guastalla in Emilia per la fiera delle piante e animali perduti, ed aspettavo la telefonata –annunciata– di Fabio Mugelli per un collegamento in diretta, stavo pensando ad un argomento già affrontato in altre puntate di Slow-fi: quello della “transizione” pacifica fra l’attuale modello dissipativo e consumista che sta distruggendo il nostro pianeta ed un modello futuro impostato sul rispetto di tutti gli esseri viventi.

Questa volta non ero in bicicletta, percorrevo l’Autostrada del Sole, in una Panda a metano guidata da Patrizia: con circa 9 euro di carburante più 17.40 di autostrada, due persone, più un cane bastardo e una bici smontabile, possono raggiungere Guastalla da Montevarchi.

In treno sarebbe stato molto più costoso, e impossibile in un solo giorno, l’Alta Velocità ha eliminato decine e decine di treni locali che permettevano una miriade di collegamenti con i centri minori, senza considerare poi tutta la problematica per riportare a casa gli acquisti che avevo programmato alla fiera, piantine, bulbi, semi, un vaso di coccio per cucinare a fuoco lento legumi e ribollita e altro ancora.

L’auto a metano non è sostenibile ma è meglio di quella a benzina o diesel, quantomeno in rapporto all’emissione di inquinanti in atmosfera, l’auto elettrica, ancora in prototipo, forse è meglio di quella a metano, ma l’energia elettrica è un disastro energetico quando viene prodotta da fonti fossili con un rendimento medio pari al 38% che significa che l’altro 62% viene dispersa nell’ambiente, se prodotta da energie rinnovabili rimane il problema del trasporto e dell’accumulo….

Però i sistemi di accumulo tramite batterie sono un inferno chimico: dove troveremo tutto quel litio di cui ci sarebbe bisogno? E come smaltire tutte le batterie esauste?

Se il nostro paese fosse normale sarebbe normale porsi questi quesiti e tenere vivace un dibattito sulla riconversione industriale in termini ecologici, proprio in questo periodo di fallimento delle cosiddette “privatizzazioni”: l’ILVA di Taranto, la Telecom e Alitalia dimostrano che il capitalismo, quando non è criminale e mafioso, è comunque opportunista e miope, …

Mentre ero assorto in questi pensieri e discutevo animatamente con Patrizia, arriva la chiamata di Fabio. Avevo passato da poco Roncobilaccio, affrontiamo subito l’argomento fiera, parliamo della mia scelta ovo-vegetariana, dei dipinti di Bartolommeo Bimbi alla Villa Medicea di Poggio Imperiale, dove vengono rappresentate centinaia di specie di mele, pere, uva ed altra frutta, come erano presenti nella campagna toscana del cinquecento, non esistevano i frigoriferi e senza trasporto aereo la frutta era magiata anche d’inverno.

Ho ricordato a Fabio che nel 2008 feci lo stesso percorso all’incontrario: da Modena a Firenze, questa volta in bici, passando da Porretta Terme, passo dell’Acquerino, Montemurlo, Prato, Campi Bisenzio, … lungo un ipotetico itinerario di “ciclopista del sole”,  non era ancora diffuso il sistema di orientamento tramite GPS che divora un set di batterie al giorno mentre con la lettura di una mappa su carta, non solo siamo più capaci  di leggere il territorio e il paesaggio con i nostri occhi, ma è più probabile fermarsi, e chiedere informazioni alla gente, e approfittarne per comunicare con sconosciuti, ma soprattutto apprezzare il passaggio graduale dal dialetto bolognese al toscano… miracolo della mobilità dolce!

Verso le dieci sono arrivato a Guastalla.

La fiera è un immenso campionario di biodiversità, con antiche e dimenticate varietà di piante da frutto e ornamentali, ortaggi, sementi e antiche razze di animali domestici.

Quest’anno, per la prima volta, ho scoperto “i cacciatori di semi”, i seed savers, che si danno appuntamento alla fiera per uno scambio di semi rari, quasi scomparsi dalle nostre campagne e recuperati o salvati dall’estinzione grazie ad una minuziosa ricerca attraverso campi abbandonati.  

Presso uno stand di un contadino di Montechiarugolo in provincia di Parma, in un piccolo cesto di vimini, erano depositate alcune meravigliose spighe di “grano del miracolo”, pochissime, una decina di spighe scoperte ai bordi di un campo da un “cacciatore di semi”: non è una spiga ordinaria, è una spiga di spighe con un unico fusto, quindi con una quantità di semi dieci/venti  volte più numerosi rispetto ad una spiga normale… chissà perché è stata dimenticata.

Dopo pranzo a base di un tris tortelli, cioè con patate, con zucca e con erbette – al “Ristorante da cani”, dove, appunto, si può ordinare anche una ciotola per il cane - sono rientrato verso Carpi per rivedere, a distanza di un anno, alcuni palazzi storici danneggiati dal terremoto. Nella immensa piazza, una delle più belle d’Italia, salvo il duomo ancora fasciato da enormi ponteggi, tutto è stato risistemato a modo, con una tempestività che fa riflettere.

Patrizia è nata a Carpi e vuole rintracciare, in una stradina secondaria, la bottega del riparatore di bambole.  Quando era bambina ci andava spesso, le bambole non erano di plastica made-in-china come quelle di oggi, usa e getta, erano di pezza con visino e arti di ceramica, quando una parte fragile si rompeva, il dramma si risolveva nella bottega artigiana, con delicate incollature e pezzi di ricambio.

La bottega non c’è più, mi dispiace, non mi piace ricordarla per struggente melanconia, solo per ribadire che è meglio riparare e recuperare che buttare tutto a rifiuto.

Giovanni Cardinali, Slow-fi

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'Slow-fi', la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 24 settembre 2013

Martedì, 24 Settembre 2013 10:24

slow-fi


Slow-fi 29 del 24 settembre 2013


Circa settecento giovani, negli ultimi anni, hanno lasciato la nostra città per andare a lavorare e vivere all’estero.


E’ un numero impressionante, che ho verificato, a campione con alcuni genitori amici, vicini di casa nei pressi del centro storico: chi ha un figlio o una figlia a Parigi, chi a Berlino, Londra, Barcellona e Madrid, o in città europee più piccole, ma anche negli Stati Uniti, in Sudamerica, in Australia e nell’estremo oriente.


La maggior parte è costituita da ex-studenti universitari che dopo l’esperienza di Erasmus dei ragazzi dell’Europa non sono rientrati a casa, se non per brevi rientri, sono rimasti nella città che li ha ospitati per  completare gli studi e poi rimanere lì, con un contratto a tempo indeterminato in mano, che in Italia sarebbe semplicemente impossibile. Altri se ne sono andati, al termine degli studi, alla ricerca di un lavoro qualificato e remunerato che il nostro paese non offre più.  


Le ditte più dinamiche del nostro territorio riescono ad andare avanti soprattutto con lavori all’estero. Proprio in questi giorni sono partiti per il Sudafrica due giovani tecnici della Fabbrica del Sole per installare e promuovere la tecnologia off grid,  quasi tutte le famiglie di un’intera vallata vivono grazie al polo della moda che vive di esportazioni, nel frattempo, mi raccontava un amico - di escursioni in bicicletta e dirigente di una grande azienda - ha ricevuto, nell’ultimo anno, richieste di lavoro ad una media di ottanta al giorno!


Migliaia di disoccupati e cassaintegrati e giovani che hanno smesso di cercare lavoro: stiamo vivendo  una crisi economica senza precedenti!


Il Parlamento non decide più niente,  se non misure di contenimento della spesa che vanno pesantemente ad incidere sulle fasce più povere, senza alcuna visione di futuro, senza alcuna volontà ad affrontare le nuove emergenze derivanti dall’aumento della povertà, lo stato catastrofico dell’istruzione pubblica e dei musei, il progressivo depauperamento degli interventi di prevenzione e cura nella sanità...


Mi sforzo di parlare,  ad ogni puntata di Slow-fi,  sul cambio degli stili di vita orientati alla sobrietà,  per affrontare meglio la crisi: usare meno l’auto, non sprecare il cibo, spingere la raccolta differenziata e l’uso delle energie rinnovabili ai massimi livelli, diffondere la pratica dell’orto e dei gruppi di acquisto solidale…,
ma la riconversione ecologica non può limitarsi alla sfera individuale, occorre ripensare il sistema industriale, i modi di produzione agricola e il sistema del trasporto merci… e, per questo, occorre una politica nazionale.


Il nuovo ceto politico, uscito dalle ultime elezioni di febbraio, come il precedente, è allo sbando e  un criminale conclamato continua ad essere senatore, con i suoi compari a disquisire sui tempi e le procedure della decadenza,  quando in altri paesi basta una denuncia di tesi di laurea scopiazzata a far dimettere un ministro.  


Massimo Rocca, un giornalista moderato, su Radiocapital, una delle mie radio preferite, insieme a Radio Wave, Radio tre e Radio 24, ha dichiarato di una famiglia intera “che se ne frega della giustizia italiana, della Cassazione, di sentenze definitive, scaturite da altre sentenze definitive. Una famiglia, un impero che in America chiamerebbero del crimine. Iniziato trattando con la mafia, proseguito corrompendo i giudici, gli avvocati, creando fondi neri. Ininterrottamente dalle origini fino alla discesa in campo.


E poi dopo da politico. Giorno dopo giorno avvelenando un paese, comprandolo a suon di milioni e rimbambendolo a suon di spot televisivi. Con un terzo del parlamento che oggi urla, con la famiglia, non ci arrendiamo alla legge, con un quarto del paese che fa il tifo per i delinquenti contro la legge, come nei rioni a controllo camorristico. Scudi umani, membri di una setta.


Fuori, inviluppati con questa gente, rochi a furia di trattare con i megafoni, presidenti di repubblica e del consiglio,chini per evitare le pallottole che ogni tanto partono dal fortino, cianciano di governo e di riforme costituzionali”.


Il signor B. continua ad usare un ”linguaggio di discredito e di rifiuto delle sentenze che è il medesimo dei mafiosi e dei camorristi, questo “malvivente – sostiene Piero Bevilacqua sul Manifesto - è stato per ben tre volte capo dell’esecutivo del nostro paese e ha dominato per vent’anni la scena pubblica. …


ma non ha agito da solo, né sul piano criminale, né su quello legale.


Non solo è presente la sua ristretta corte: il più squallido campionario antropologico che abbia mai calcato la scena politica in occidente, ma ha anche goduto dell’appoggio incondizionato della borghesia italiana e dei suoi intellettuali … della Chiesa e della Cei, fino a quando l’indecenza scandalosa dei suoi comportamenti l’ha reso possibile agli occhi dell’opinione pubblica cattolica, …”


Ed infine, perché eletto da milioni di pezzenti che desiderano essere uguali al padrone, è stato sostenuto da “pseudo avversari, indubbiamente rimpiccioliti e immiseriti per aver accettato come controparte un malfattore”.


Sono veramente sdegnato.


Il pensiero che centinaia di giovani della nostra città se ne sono andati e forse non ritorneranno più, che altri sono rimasti ma hanno rinunciato a sognare come sognavo io quando avevo la loro età,  mi riempie di sdegno e di rabbia e vorrei urlare forte: BASTA! NON ARRENDIAMOCI!

 

Giovanni Cardinali, Slow-fi  

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'Slow-fi', la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 10 settembre 2013

Martedì, 10 Settembre 2013 10:21

 bici e libri

 

Slow fi 27 del 10 settembre 2013


In tema slow, oggi vi presento una serie di eventi che mi riguardano come Presidente pro tempore della sede di Arezzo della Federazione Italiana Amici della Bicicletta.


La settimana scorsa, esattamente venerdì 6 è partito, con la prima tappa Forte dei Marmi-Pietrasanta, il Giro d'Italia in 80 librerie, una staffetta ciclistica e culturale che si concluderà in questa sua prima fase il 29 settembre a Castagneto Carducci, dopo aver toccato diverse località della nostra regione, che è stata scelta in quanto sede dei mondiali di ciclismo. Ogni tappa sarà collegata a un evento: in libreria, in piazza, in biblioteca, in un parco letterario, in spiaggia.

Le associazioni locali Fiab daranno supporto organizzativo nelle singole tappe,  sarà per noi un modo di incontrarci, pedalare, ascoltare buone letture all’insegna della sobrietà, dell’amicizia e della convivialità.


Il giro d’Italia in 80 librerie prevede 11 tappe toscane ed è promosso da “Letteratura rinnovabile”  che ha un proprio manifesto dove sono delineati alcuni concetti chiave.


I libri sono batterie che non si scaricano mai, non hanno neppure bisogno di sole o vento per generare energia. La letteratura è fonte di energia pulita. Il libro la raccoglie, la conduce, la mantiene senza dispersioni. È un superconduttore di idee che genera a sua volta energia. È un accumulatore di tempo: lo chiede e lo regala. Seminare libri significa coltivare idee per il futuro.


La letteratura è una risorsa rinnovabile, ricchezza da mettere in movimento attraverso lettura, interpretazione, traduzione, riscrittura.
Uso e riuso di libri e idee creano nuova materia, allargano orizzonti, rendono possibili nuove conquiste, nuove scoperte. Generano un circolo virtuoso ed elettrizzante di energia mentale e fisica. Creano occasioni di partecipazione attiva, vitale. Moltiplicano luoghi di scambio e inventano terreni di incontro….


I libri danno ossigeno alle idee e  sono materia viva.

 

Viviamo un presente di “suoni, parole, immagini, informazioni che circolano vorticosamente, ci travolgono. Rischiamo l’alluvione. I libri sono argini, contengono, trattengono. Offrono alle idee un terreno solido per attecchire, per mettere radici. Ossigeno per respirare. Spazio per crescere e lasciare il segno. La materia viva di un libro di carta è il miglior conduttore di energia letteraria, crea una rete stabile, concreta. Accoglie, protegge. Un libro di carta regala tempo: un tempo lineare, incontaminato, un’oasi di continuità.”
 
La moltiplicazione frenetica di libri, di testi in formato elettronico, disponibili on line, è un’immensa risorsa. Ma a volte diventa difficile orientarsi da soli, o trovare da soli nuovi fili.
La libreria diventa sempre più importante. Non la libreria supermercato, ormai intercambiabile con la vendita on line. La libreria abitata, nucleo caldo, una navicella accogliente da cui esplorare l’universo. Centro di scambi, luogo dove ricevere e dare ascolto. La libreria coltivata, personale, con un libraio competente in grado di scegliere e proporre. …..


Ad Arezzo, per fortuna, sono presenti!


 I Libri sono accumulatori di energia perchè
….  non richiedono software di lettura, non si rompono facilmente.
A differenza di tutti i supporti per la musica, i libri si reggono da soli, non hanno bisogno di alcuno strumento di riproduzione. I libri sono naturalmente al centro di una rete di scambi. Scambi fisici, non virtuali….
 Il mezzo elettronico si presta a meraviglia a incroci ultrarapidi, smistamento di informazioni, incursioni lampo in territori limitrofi.
È inconciliabile invece con una lettura lunga, continuativa, perché troppi elementi interattivi distraggono, disperdono, dissipano. Il mezzo elettronico si aggiunge, si affianca, offre nuove prospettive, ma non può sostituire il piacere della degustazione rallentata, morbida che soltanto il libro consente.”
 …..


Vi ho descritto, per sommi capi, il manifesto di letteratura rinnovabile, che è stato fatto proprio dalla FIAB per il giro d’italia in 80 librerie partito venerdì scorso da Pietrasanta.

 

Ma non finisce qui. Proprio stamani parte dai Fori Imperiali, finalmente pedonalizzati,  la bicistaffetta Roma – Firenze, anche in questo caso per arrivare, prima dell’inizio dei mondiali di ciclismo, nella città scelta per le gare e dare la possibilità alla FIAB di pubblicizzare la ciclopista del sole e promuovere il ciclismo per tutti…


Venerdì prossimo i partecipanti alla bicistaffetta, provenendo da Chiusi arriveranno ad Arezzo, il giorno dopo, sabato, ultima tappa per arrivare a Firenze.

 

La mobilità dolce, praticata e non solo annunciata.

 

Un’altra delle “virtù che cambiano il mondo” per far si che la rivoluzione avvenga, come sosteneva Antonio Gramsci, quando è già vinta perché i modi di vivere, di produrre, di consumare, di viaggiare sono già cambiati.

 

Giovanni Cardinali, Slow fi

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'Slow-fi', la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 17 settembre 2013

Martedì, 17 Settembre 2013 10:31

 slow fi 28

 

Slow fi 28 del 17 settembre 2013

 

In questi giorni ed ormai da diversi anni si celebra la settimana europea della mobilità sostenibile, i motti della campagna sono due: “in città senza auto” e “aria pulita! Ora tocca a te!

Semplicissimi, direi banali.

Lasciamo l’auto a casa, prendiamo il mezzo pubblico, oppure andiamo a piedi e, se le distanze sono ragguardevoli, prendiamo la bicicletta e pedaliamo. Ne trarremo vantaggio tutti quanti: meno rumore, meno inquinamento dell’aria, più attività fisica che fa bene alla salute, più possibilità di incontri e di dialogo fra persone non più segregate in un auto costretta, da altre auto, a viaggiare a passo di lumaca.

 

Non sono un nemico dell’auto, anche a me capita di usarla, ma lo stretto necessario, con me un numero crescente di cittadini,  stiamo assistendo alla sua disfatta, in due anni il traffico complessivo è diminuito in Italia del 34%, quasi il doppio di quanto successo in Europa che ha registrato un meno 18%, i neopatentati sono calati di circa il 20% e le immatricolazioni, soprattutto di macchine a grossa cilindrata sono in caduta verticale.

 

I sociologi stanno verificando che non è solo colpa della crisi e del caro benzina ma di una realtà che sta cambiando, grazie anche alla crescita di una cultura della mobilità dolce e non inquinante, per avvicinare le nostre città a quelle del nord europa. La nuova generazione di urbanisti e di amministratori sa ormai apprezzare il principio che “se progetti le città per le automobili e il traffico, ottieni automobili e traffico. Se progetti pensando a persone e luoghi, ottieni persone e luoghi”.

Abbiamo un esempio pratico ad Arezzo con la nuova e meravigliosa Piazza Sant’Agostino, dove i bambini sono ritornati a giocare e gli anziani a fare capannelli senza rischiare di essere messi sotto da una macchina.

 

Il cambio di stile di vita è lento, le brutte abitudini sono difficili da abbandonare. La gran massa dei cittadini preferisce usare ancora l’automobile e la moto, anche quando non sono indispensabili.

 

In questa settimana FIAB, con i propri volontari e a seguito di una particolare sensibilità di Comune e Provincia, ha organizzato molte iniziative, vi invito a consultare il sito web degli amici della bici http://adbarezzo.altervista.org/blog/  oppure quello del comune dedicato alla mobilità sostenibile.

 

Anche in numerose altre città si celebra questa settimana, con biciclettate, tavole rotonde, inaugurazione di nuove piste ciclabili, estensione della aree a traffico limitato e zone pedonali, ricerca di sistemi alternativi al trasporto merci su gomma, potenziamento del trasporto pubblico, e via dicendo…

 

Questa settimana è stata anticipata da un’altra importante iniziativa FIAB: la Bicistaffetta Roma-Firenze,

che ha fatto tappa venerdì scorso ad Arezzo e si è conclusa il giorno successivo in Piazza Signoria a Firenze. Questa manifestazione, ogni anno a settembre,  si propone di promuovere la realizzazione della rete ciclabile nazionale e di sensibilizzare lungo il percorso rappresentanti della istituzioni e cittadini sui temi delle infrastrutture di rete e dei servizi per la mobilità ciclistica e per il cicloturismo.

 

L’Italia è ricca di corridoi infrastrutturali e, nell’ultimo mezzo secolo, si è arricchita di autostrade e linee ferroviarie ad alta velocità, sacrificando, in alcuni casi annullando, la rete viaria e ferroviaria minore; anche in questo caso, a differenza dei paesi del nord, manca di un corridoio ciclabile nazionale come l’itinerario denominato ciclopista del sole, dal Brennero a Roma, che costerebbe meno della rotazione ed innalzamento della Costa Concordia, magnifica operazione di ingegneria avvenuta stanotte per un monumento alla stupidità umana.

 

La mobilità dolce è il futuro, lo scempio che si consumando in Val di Susa per la linea ferroviaria dell’Alta Velocità, progettata oltre venti anni fa, quando ancora non esistevano i voli low cost, e non erano percepite le emergenze ambientali di oggi relative al dissesto idrogeologico, al rischio sismico, al surriscaldameto del pianeta, l’offesa a Venezia da parte delle grandi navi che fanno l’inchino a Piazza S. Marco, e altre opere o manifestazioni della superbia umana, sono destinate al fallimento.

 

I potenti si devono convincere, oppure dobbiamo fermarli, prima possibile!

 

Giovanni Cardinali,  Slow fi

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'Slow-fi', la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 3 settembre 2013

Martedì, 03 Settembre 2013 13:26

 mele fiorentine

 

Slow-fi 26 del 3 settembre 2013

 

Di nuovo con voi, care amiche e cari amici, riprendo la trasmissione Slow-fi, dopo la pausa estiva di luglio e agosto.

 

Ci siamo salutati a fine giugno mentre stavo finendo di leggere “Le virtù che cambiano il mondo”, un saggio di Guido Viale che vi ho consigliato per l’estate. Guido scrive che “agli storici del futuro - se il genere umano sopravviverà alla crisi climatica e la civiltà al disastro economico - il trentennio appena trascorso apparirà finalmente per quello che è stato: un periodo di dittatura dell’ignoranza, di egemonia di un pensiero unico liberista … che ha di fatto esonerato dall’onere del pensiero e dell’azione la generalità dei suoi adepti, consapevoli o inconsapevoli che ne siano”.

E’ mia intenzione in questa nuova serie di Slow-fi, in accordo con la redazione di Radio Wave, segnalarvi la lettura di libri e di riviste che nascono dal quel vasto mondo sotterraneo, al di fuori delle luci della ribalta, che si oppone alla dittatura che ha reso tutto precario, provvisorio e incerto.

 

Oggi segnalo la rivista mensile “Una Città”, che viene stampata a Forlì e viene spedita solo in abbonamento, è una rivista di sole interviste e nel numero estivo, riporta una bella intervista a Pia Pera, scrittrice e traduttrice dal russo (Pushkin e Cechov fra i più famosi), che si occupa di orti e giardini e vive nella campagna lucchese.

 

“… quando sono andata a vivere in campagna, dichiara Pia Pera, una quindicina di anni fa, ho cominciato a vivere in altro modo, ad avere idee diverse, a provare sensazioni sconosciute; è stato qualcosa di nuovo che non avevo mai raccontato. Molte persone mi hanno poi scritto che dopo aver letto il libro ("L’orto di un perdigiorno", NdR) hanno voluto fare anche loro un orto, mi hanno raccontato di come fosse stato bello per loro farlo, di come gli avesse cambiato in meglio la vita”.

Pia Pera prosegue: “in un altro mio librino, "Le vie dell’orto", ho pensato a questo diritto alla felicità, che è il diritto a qualcosa di molto semplice, qualcosa che non è tanto interessante da raccontare agli altri ma che a te fa molto bene.

Il contatto con la natura attenua il dolore dell’io, dell’ego, ti fa sentire profondamente parte di qualcosa. Uno si sente molto connesso alle cose. Fritjof Capra, il fisico austriaco autore del libro Il Tao della Fisica, è stato un paladino dell’orto nelle scuole e dice proprio che l’orto ti connette, o riconnette, alla rete della vita, ti fa uscire dall’isolamento, questa forma molto metropolitana di infelicità.


.... il contatto con la terra, con l’aria, il trafficare tra le piante coltiva la pace interiore … quando uno svolge un’attività intellettuale a tavolino, poi lavorando nel giardino o nell’orto avviene una forma di digestione, di elaborazione”. E ancora: “…vedo che tutte le persone che lavorano tranquillamente nell’orto, ovviamente non il bracciante, non il salariato sfruttato che lo fa per necessità, diciamo le persone che hanno fatto la scelta dell’orto, provano proprio piacere. L’orto è il miglior antidepressivo che ci sia perché fai, sei coinvolto sensorialmente, stai fuori. Lo star fuori, l’essere lì e fare è rasserenante. Siamo animali da aria aperta, alla fine”.

Sfogliando un'altra rivista, il numero di agosto de "L’internazionale", mi imbatto in un altro interessante articolo, dedicato alla riscoperta di antichi frutteti, un millenario patrimonio, oggi quasi scomparso, che testimoniava il legame tra uomo e natura.

 

Comune a tutte le civiltà del passato “è l'idea di paradiso, giardino chiuso in cui abbondano gli alberi da frutto. Poco a poco la storia degli alberi da frutto si intreccia con quella dell'uomo. Da lontane regioni asiatiche si diffondono in Grecia e poi in tutto l'Occidente, oltre al melo anche il pero, l'albicocco, il ciliegio, l'amarena, il pesco, il susino, il pistacchio, il noce, insieme alle diverse tecniche di coltivazione.

 

Nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo i frutteti hanno funzione produttiva ed estetica, giardino e frutteto hanno lo stesso ruolo, lo stesso disegno e significato. Senofonte descrive i grandi frutteti realizzati in Persia da Ciro il Grande «pieni di tutte le cose belle e buone che la terra può produrre».”

“Così gli alberi di mele cominciarono presto a diffondersi nei giardini dei potenti, negli orti e nei campi dei contadini. E così, insieme a tante altre piante da frutto, cominciarono a far parte della nostra storia, come i monumenti o le opere d'arte, e a rappresentare una parte della nostra cultura e del nostro paesaggio. Erano in filari a sostenere le viti, ombreggiavano gli orti e delimitavano i confini …


Così nei giardini e frutteti dei grandi palazzi, nei conventi, negli orti e nei campi nelle più sperdute valli montane o nell'intimità della campagna sono state selezionate per secoli le varietà migliori in grado di adattarsi a diversi tipi di terreno e condizioni climatiche, differenziate per precocità, uso medicinale o conservazione.

 

Nei vecchi trattati di agricoltura, la frutta veniva catalogata in funzione dei diversi usi, da consumare fresca, da conservare, da essiccare, da sidro, per uso medicinale, e si poneva molta attenzione nei diversi sistemi di raccolta e di conservazione tipici per ogni varietà. Quelle varietà erano resistenti a malattie e attacchi di insetti, funghi, batteri e virus.

Ma di tutto questo patrimonio cosa rimane oggi? …, mentre un tempo le varietà di mele coltivate erano centinaia, oggi l'80% della nostra produzione si compone di sole tre varietà. Poco, anzi quasi niente rimane di quel prezioso patrimonio. Ma forse, si conclude l’articolo, la situazione non è così disperata. ….”

 

Sono nati i cacciatori di frutta http://www.internazionale.it/news/dvd/2013/08/31/cacciatori-di-frutta/ che studiano, lavorano e viaggiano pur di recuperarli e tentare di conservarne la produzione, se ne parla in un film presentato in anteprima in Italia al Festival CinemAmbiente di Torino, il film spiega l'importanza di mantenere una tale mirabolante diversità fatta centinaia di migliaia di frutti di tutti i tipi …

 

Oltre a quelle poche specie che dominano il mercato, si scopre un mondo di frutti sconosciuti, dimenticati, e a volte anche proibiti.

 

Un grandioso bene comune da difendere, una strategia visionaria per cambiare il mondo!

 

Giovanni Cardinali, Slow-fi

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