Slow-Fi

In onda su Radio Wave la rubrica ecosostenibile di Giovanni Cardinali

 

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Va in onda su Radio Wave International il martedì alle ore 9:45 e in replica alle 13:45.

'Slow-Fi', la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 25 giugno 2013

Martedì, 25 Giugno 2013 10:14

bici

 

Slow-Fi 25 del 25 giugno 2013

 

E’ finito l’anno scolastico. Si è aperta una stagione piena di eventi e di relazioni: campi solari o a casa dei nonni per i più piccoli, festival musicali, teatro e viaggi per i più grandi, … Arezzo Wave in Valdichiana e Oriente e Occidente in Valdarno non mancheranno di sorprendere.

 

Ho alcune attività da consigliare per chi può permettersi di andare in vacanza - si dice solo il 40% degli italiani - e per chi non ha altra alternativa che stare nei dintorni di casa.

 

L’estate va vissuta “lentamente”, proviamo a scoprire la natura e a godersi paesaggi stupendi al ritmo dei propri passi, con escursioni nei luoghi mappati dal Club Alpino Italiano. Tutta la nostra provincia è una ragnatela di sentieri con la segnaletica a strisce bianche e rosse, in tutto oltre duemila chilometri, ci sono per tutti i gusti, dalle ombrose foreste casentinesi al sentiero dei corbezzoli, nei monti del Chianti fra Bucine e Castelnuovo Berardenga.

 

Oppure prendiamo un treno di una linea secondaria e andiamo a visitare piccoli borghi e città d’arte; Arezzo Wave, quest’anno ci farà scoprire il trenino TFT per andare ad Albergo, con lo stesso trenino si può attraversare la valle dell’Arno fino a Stia, ritornando dalla parte opposta, verso Sinalunga, si intercetta la linea che porta a Rapolano, le crete senesi, Siena e il mar Tirreno. Si attraversano campagne disabitate e abbiamo la vista di colline e fondovalle unici.

 

Se si resta in città consiglio di curare un orto o un giardino, anche piccolo, ridotto a poche piante in vaso in una terrazza o su un davanzale, con piantine di basilico e di pomodoro posate in un angolo ristretto e all’aperto, da annaffiare con regolarità, saranno utili per colazioni e merende nei giorni più caldi, e darà soddisfazione osservarne la crescita.


Poi abbiamo le escursioni in bicicletta. Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta, non ho più la disperazione per il futuro della razza umana “, scrive Herbert George "HG" Wells, l’autore della guerra dei mondi, l’uomo invisibile, la macchina del tempo.

 

I programmi della FIAB, luglio e agosto sono particolarmente ricchi, comprese escursioni notturne da terminare con la degustazione di un bel gelato.

 

Fiab offre anche dei bici viaggi all’estero.

Consiglio due programmi su località che ho visitato alcuni anni fa.

Dal 20 al 27 luglio in bici nel Medioevo dei Catari, il sud-ovest della Francia da Narbonne a Sarlat, si costeggia il Canal du Midi, patrimonio dell’umanità, costruito alla fine del 1600, collega il Mar Mediterraneo con l’Oceano Atlantico.

Partenza da Narbonne, l’antica capitale romana della Gallia, per arrivare a Sarlat, città medievale dell’Aquitania. Nel mezzo verranno attraversati città e paesaggi, ai piedi dei Pirenei, tra i più strepitosi di Francia: Bezier, Carcassonne, una delle città murate più famose d’Europa, Albi, il centro della rivolta dei Catari, riformatori eretici cristiani sottomessi con la forza delle armi dalla gerarchia cattolica, Saint Cirque La Popie, un villaggio appollaiato sulla roccia, infine Cahors, città adagiata sull’acqua e famosa per il vino, oggi, e per i suoi banchieri-strozzini un tempo, e Rocamadour, sulla via di Santiago francese, un incredibile santuario attaccato e scavato in una roccia a piombo su una valle dove volano le aquile.

La Svizzera e l’Austria sono il paradiso dei cicloturisti. Dal 3 al 10 Agosto la FIAB dedica un viaggio alla Svizzera incantata, con laghi e panorami visti dalla bici, dal passo del San Gottardo verso Lucerna, sul Lago dei Quattro Cantoni, dove abbiamo il famoso ponte in legno e la torre dell’acqua. Da Lucerna si va verso Berna, la città dell’orso, capitale federale della Svizzera, per una sosta di un giorno dedicata a scoprire come una grande città è organizzata per la mobilità sostenibile e ciclabile. Lasciata Berna sarà la volta di Neuchatel, deliziosa cittadina adagiata sull’omonimo lago, dominata dal bel castello che le diede il nome. Infine la tappa da Neuchatel a Losanna con le Alpi francesi sullo sfondo.

Se non avete la possibilità di viaggiare all’estero, fate un elenco di libri da leggere in un parco, in aperta campagna, sugli scogli con davanti il mare, in una biblioteca pubblica o in qualsiasi luogo dove sia garantito il silenzio e sia possibile il raccoglimento,

il vero viaggio, ha scritto Proust, sarebbe non andare verso nuovi paesaggi, ma avere altri occhi, vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri, vedere i cento universi che ciascuno vede, che ciascuno è”

Consiglio un saggio che sto leggendo in questi giorni: “virtù che cambiano il mondo” di Guido Viale, un “manifesto politico per promuovere e sviluppare conflitti, campagne, lotte e organizzazione”.

Guido Viale è autore di altri saggi da considerare basilari per una formazione ecologista. I titoli di questi saggi riassumono bene le sue idee: “Un mondo usa e getta. La civiltà dei rifiuti e i rifiuti della civiltà.” “Vita e morte dell’automobile. La mobilità che viene.” “la civiltà del riuso. Riparare, riutilizzare, ridurre.”

Guido Viale parte dal presupposto che siamo vittime di una dittatura dell’ignoranza e che le attuali èlite politiche, imprenditoriali, manageriali, amministrative e culturali sono incapaci di assicurare un futuro sia al nostro paese che al pianeta. Tutti i loro cicli si sono esauriti, l’alternativa sta in un cambiamento radicale e graduale degli stili di vita in cui tutti noi dobbiamo sentirci coinvolti, con determinazione e coerenza.

Giovanni Cardinali, Slow-Fi

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Slow-Fi, la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 18 giugno 2013

Martedì, 18 Giugno 2013 14:42

slow-fi 18

 

Slow-Fi 24 del 18 giugno 2013


Ieri mi sono svegliato presto, all’alba, ho sentito un rumore di frasche smosse in assenza di vento. Ho aperto la finestra ed ho notato un numero incredibile di storni che, voraci e rapidi, avevano preso di assalto un vecchio gelso poco distante da casa e ricco di frutti, more nere e succose.

 

Mi è sembrato di vivere un incubo come fossi dentro ad una delle scene più terrificanti del film “gli uccelli” di Alfred Hitchock.

 

Lo stormo ha un piumaggio nero lucente con riflessi violacei e punte delle piume bianche, il suo becco è aguzzo, la coda corta e occhi nerissimi e penetranti. Ieri erano decine e decine, ad un ritmo da ballata delle valchirie, in pochi secondi, hanno spogliato il gelso dei propri frutti.

 

Poco distante dal gelso c’è un bel ciliegio, varietà durone di Cesena, anch’esso piuttosto ricco di ciliegie e ad un buon stato di maturazione. Ho pensato: è finita! Adesso si buttano proprio lì e addio ciliegie saporite!

 

La mia apparizione li ha spaventati, qualcuno di loro ha dato un ordine e, tutti insieme, se ne sono andati.

 

Lo stormo, mentre si allontanava, mi ha ricordato un tramonto romano, in pieno inverno,

 

ero salito sulla terrazza dell’altare della patria, il panorama era meraviglioso, … i fori imperiali, il monumento a Garibaldi e l’Accademia di Francia, il cielo sul rosso in occidente e grigio chiaro dalla parte opposta, segnato da nuvole in continua evoluzione e dalla formazione di tanti frattali, erano storni che, dopo aver trascorso l'intera giornata nei parchi alla ricerca di cibo si dirigevano verso i loro "dormitori", i maestosi pini dei giardini romani, per contendersi chiassosamente le postazioni migliori prima della notte.

 

Ma, superato l’attimo sognante, ho pensato di fabbricare immediatamente uno spaventapasseri e di collocarlo nei pressi del ciliegio.


Ho usato due canne di bambù, messe a croce, quindi una balla di juta, un cappello di paglia, uno specchietto da bici e diversi dischetti metallici relativi a cd rom danneggiati.


Il mio cane, dopo essersi avvicinato sospettoso, ha abbaiato!


Il mio spaventapasseri è piuttosto sempliciotto e scarno di addobbi, non assomiglia ai vecchi fantocci di pezza abbigliati con gli abiti contadini di una volta, diffusi nelle nostre campagne, in autunno/inverno per proteggere le semine e in primavera/estate per impedire l’assalto alle messi e agli alberi da frutta.


I contadini non ci sono più e l’ abbandono delle campagne ci ha privato anche di questa presenza.


Oggi Dorothi, seguendo la strada di mattoni gialli per andare dal Mago di Oz nella città di Smeraldi e ritornare dagli zii, avrebbe avuto meno amici.


Rileggiamo il racconto:


Lungo la strada incontrò dei nuovi amici che, come lei, avevano dei desideri da farsi esaudire…
In un campo di grano trovò uno spaventapasseri:
-buongiorno!- disse lo spaventapasseri
- ma come, parli? – esclamò Dorothy
- e perché, non dovrei? Come stai?
-Io bene, grazie, e tu?
- mi annoio a starmene appollaiato quassù tutto il giorno, tutta la notte a spaventare gli uccelli
- non puoi scendere?
- impossibile, ho questo palo infilato nella schiena…se tu fossi tanto gentile da aiutarmi a sbarazzarmene, te ne sarei grato…
Dorothy sfilò lo spaventapasseri, lui si stirò a lungo.
- ti ringrazio di cuore, sei stata molto gentile. Chi sei? Come ti chiami?
- Mi chiamo Dorothy e vado alla città degli smeraldi per chiedere al mago di Oz di aiutarmi a tornare al mio paese, il Kansas.
- Chi è Oz? E dov’è la città degli smeraldi? – chiese lo spaventapasseri – perché io non so niente…sono tutto imbottito di paglia, non ho cervello…credi che, se venissi con te, questo Oz potrebbe darmi un po’ di cervello? Io non ho paura di nulla, solo del fuoco.
E partirono”


Lo spaventapasseri che vorrebbe avere un cervello …


…, gli uomini hanno già un cervello, ma oggi viviamo nell’era del pensiero unico liberista.


Il cervello non serve quando si subisce il dominio di una elite finanziaria e politica, incapace di garantire il futuro al pianeta terra.


Ribellarsi è giusto!

 

Giovanni Cardinali, Slow-Fi

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Slow-Fi, la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 4 giugno 2013

Martedì, 04 Giugno 2013 08:05

slow-fi 22

 

Slow-Fi 22 del 4 giugno 2013

Da alcune settimane vivo incollato alle previsioni meteo, la mattina presto, appena alzato, il nuovo rito è quello di guardare fuori dalla finestra per vedere se pioverà. Il mese di maggio, il più adatto per le piantumazioni nell’orto e uno dei più belli per le fioriture, è passato sotto la pioggia e il freddo, è nevicato sopra gli ottocento metri, in Pratomagno, per più giorni consecutivi.

Passeggio nel frutteto di piante antiche e noto con tristezza l’annerimento delle foglie più tenere a causa delle basse temperature notturne, avevo già sopportato l’assenza di frutti negli albicocchi, sfioriti in un breve arco di tempo, e adesso assaggio le ciliegie mature dal sapore acquoso per il poco sole del mese; anche peri e meli difettano di frutta, mentre non manca un fogliame intenso e verdissimo da foresta pluviale, l’unica nota positiva in questo panorama agricolo insolito alle soglie dell’estate.

Anche nell’orto e nel giardino registro il disastro: le fragole sono abbondanti ma insipide, le zucchine, piantumate agli inizi del mese, sono ancora ferme alle prime foglie se non addirittura deperite per il terreno intriso di troppa acqua, le piantine di pomodoro che crescono solo in altezza con tante foglie e pochi fiori, le piantine di basilico come se fossero bruciacchiate e le rose che sbocciano e perdono subito i petali a causa della pioggia battente.

In compenso osservo le piante di salvia con foglie enormi e l’iperproduzione di alcuni ortaggi; ogni settimana vado al mercato ed acquisto vari tipi insalata: lattuga, canasta, romana, foglia di quercia, …, dopo pochi giorni posso raccogliere cesti dal sapore croccante e intenso,… l’erba di san pietro, acquistata in ottobre alla fiera delle piante e animali perduti di Guastalla, è diventata infestante.

La ricchezza dei banchi dei supermercati, con frutta e verdura proveniente da ogni parte del mondo, non fa percepire la crisi della nostra agricoltura.

Con questo clima pochissimi gli insetti in giro, soprattutto alati, con grande sofferenza dei pipistrelli e delle poche rondini che ancora raggiungono la nostra regione, rare le farfalle, api e calabroni, molti invece gli insetti ed altre specie animali terragnole, favoriti dal terreno umido e soffice, lumache, ragni, lombrichi, …, da tempo non notavo le mirabili torrette di terriccio smosso, in mezzo al prato, che segnalano i cunicoli delle talpe cieche e devo stare attento che non arrivino fino all’orto.

Non ho il coraggio di distruggere le torrette terricciose delle talpe, come fa con rancore tutto contadino la mia compagna: le talpe trascorrono tutta la vita sottoterra, i nostri gatti non riescono a sterminarle come fanno con lucertole e ramarri, con le zampe anteriori scavano instancabilmente, sono prive di occhi ma il loro nasino rosso dispone di un olfatto finissimo per rintracciare larve, crisalidi e lombrichi che stivano in una dispensa lungo i cunicoli sotterranei.

La talpa che scava ricorda la metafora della “vecchia talpa” che, con metodo, prepara una società nuova e questo lungo inverno non sarà ricordato solo per la prolungata piovosità che ha inciso in modo così drammatico sulle produzioni agricole.

E’ stato anche un periodo durante il quale alcune persone care, che hanno scavato nel profondo degli animi, provocando emozioni ed entusiasmi e gettando le basi per una società nuova, se ne sono andate.

La settimana scorsa avevo appena ricordato alla radio Don Andrea Gallo che è giunta la notizia della scomparsa di Franca Rame.

Ho ascoltato commosso, in diretta, la cerimonia di saluto, questa volta laica, di una intensità e partecipazione straordinaria, al canto di Bella Ciao.

Quando il Sindaco di Milano, Pisapia, ha aperto la cerimonia, davanti ad una folla immensa di giovani, di donne vestite di rosso e di tanti compagni, e ha ricordato che Franca è stata l’altra metà di Dario Fo ma anche della nostra vita, mi è venuto in mente tutte le volte che, negli anni settanta/ottanta, con i compagni del Valdarno, abbiamo organizzato i suoi spettacoli con il Circolo Ottobre e Lotta Continua.

“…, quanti ricordi, quanti cortei, uniti nel testardo perseguimento di una società più giusta e senza disuguaglianze…”, ha proseguito Giuliano Pisapia, terminando l’orazione con una frase di Pablo Neruda: “ La speranza ha due belle figlie: lo sdegno e il coraggio, lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle”, questo ci ha insegnato Franca Rame.

Il figlio Jacopo, ricordando che la madre fu rapita dai fascisti e fu stuprata, ma ebbe il coraggio di raccontare la storia, ha gridato che “non è vero che non abbiamo combinato niente, quarant’anni fa era peggio e abbiamo lottato,… che questo paese ha una forza straordinaria, … per i fascisti era intollerabile che ci fosse una donna, bella tra l’altro, che osava dire no all’orrore, … si sono estinti i dinosauri e si estingueranno anche le persone che non hanno rispetto per l’umanità”.

Urlo anch’io uno ciaooo disperato come quello di Dario Fo,

grazie, Franca,” i tuoi occhi erano grandi come i tuoi sogni”.

Giovanni Cardinali, Slow-Fi

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Slow-Fi, la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 11 giugno 2013

Martedì, 11 Giugno 2013 09:24

slow-fi 23

 

Slow-Fi 23 del 11 giugno 2013

Negli ultimi anni si sono persi oltre un milione di lettori di giornali, molte riviste hanno chiuso, e non uscirà più Linus, una rivista di fumetti, nata nel 1965 a cui ero particolarmente affezionato, è in questa rivista che ho apprezzato le prime vignette su Charlie Brown, BC, il mago Wizard , Mafalda, Cipputi di Altan, i visionari di Andrea Pazienza ….

E’ un ennesimo segnale della crisi che stiamo vivendo, in questo caso però la tendenza a comprare meno giornali e riviste non dipende solo dalla disponibilità economica dei potenziali lettori.

L’Italia è sempre stato un paese di pochi lettori. Le ultime statistiche sui libri sono disarmanti: il 54% degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno! L’avvento della televisione commerciale ed una scuola disastrata da decenni sono stati determinanti per disincentivare la lettura, un ulteriore contributo, più recente, viene dalla rete, da internet, dalla diffusione dei social network , usati in modo consumistico e bulimico.

Per quanto mi riguarda vivo da tempo senza televisione e cerco di moderare il mio tempo davanti al personal computer o allo smartphone, angeli e demoni del nostro tempo.

La mia casa è inondata di libri, giornali e riviste. I primi vengono gelosamente custoditi ed evito di prestarli, i secondi, dopo essermi appuntato gli articoli più interessanti, sono generalmente destinati alla raccolta differenziata.

Sono un lettore accanito e mi piace farlo presente, il gusto che mi dà la lettura, con la radio accesa, non è comparabile ad altri passatempi e occasioni culturali.

Ho passato tutto il pomeriggio piovoso di domenica a leggere, ho sfogliato una bella rivista “Ville e Giardini”, che acquisto saltuariamente in edicola, nonché l’inserto culturale che ogni domenica è allegato al Sole 24 ore e che considero uno dei migliori settimanali in commercio.

In tema di conversione ecologica e di cambio di paradigma per gli stili di vita, ho sottolineato e riletto più volte alcune frasi di un articolo di Paolo Pejrone, noto architetto paesaggista con la passione per giardini e orti, scoperti nell'infanzia grazie a due contadini della Valselice in Piemonte, Maria e Giovanni, che lo introdussero alla coltivazione delle piante e che non manca mai di ringraziare, come capita spesso anche a me per i consigli che mi danno i contadini del vicinato.

Pejrone, nella consueta rubrica “Ortiche”, scrive: “un’ondata di sobrietà e di corretta economia sta rivoluzionando i giardini: l’acqua è diventata sempre più preziosa e da pochi anni le piante di macchia, dal lentischio al leccio, dai tamerici all’alloro, dalla fillirea alla ginestra fanno la parte.

Con il loro lento crescere e con le modeste quantità d’acqua sono diventate l’ossatura portante dei giardini … Alle spalle di molti moderni giardini d’Italia ci sono anni di cicalesco sperpero: ingegnosi aggeggi fatti di spruzzi violenti o di piogge misurate sono proliferati in tantissimi prati e giardini …

Prosegue Pejrone, con riferimento, alla costruzione di piscine private: “… l’acqua radente a bordo vasca e i tappeti erbosi tagliati a velluto fanno da padroni.

Con la crisi economica un’ondata di buonsenso sta rendendo il tutto un po’ ridicolo: finalmente si è capito come l’eccesso di acqua e la sovrabbondanza di innaffiature possono essere nocivi … apportatrici di marcescenze alle radici e funghi, spesso incurabili…”

Pejrone conclude con un inno agli orti “che sostituiscono realtà più effimere e, oggi, al posto dei numerosi tosaerb, si odono più spesso i cadenzati tintinnii di zappe che sarchiano e rincalzano…”

Recentemente ha scritto un libro dal titolo emblematico “Gli orti felici”, molto azzeccato.

Quanto sono tristi, e brutti, tutti quei giardinini alla periferia di Arezzo, perfettamente rasati e in ordine, sempre verdi anche in pieno solleone, con piante insolite come il cipresso arizonico o l’araucaria, ordinati e tristi questi giardini, e come è bello, invece, un orto ben fatto, con fiori spontanei qua e là, nella sua anarchia produttiva.

Spero che un giorno anche i parchi della nostra città, come prevede una norma del regolamento urbanistico, abbiano tanti orti, con delle belle ed ombreggiate panchine per rimirarli, quelle panchine che Gentilini, il pistolero leghista, già sindaco di Treviso, voleva eliminare perché utilizzate dai senza casa e dai migranti.

E’ stato trombato!, una volta tanto lo slogan “fascisti carogne tornate nelle fogne” ha funzionato, anche a Roma!

Giovanni Cardinali,  Slow-Fi

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Slow-Fi, la rubrica ecosostenibile a cura di Giovanni Cardinali. 28 maggio 2013

Martedì, 28 Maggio 2013 09:08

Don Gallo

 

Slow-Fi 21 del 28 maggio 2013

In poco meno di una settimana se ne sono andati Carlo Monni e Don Andrea Gallo.

Carlo Monni è stato un grande artista di cinema e teatro, ma soprattutto un poeta e la sua bestemmia, come tutte quelle dei miei vicini contadini, veri bestemmiatori toscani, non era una imprecazione contro Dio bensì una invocazione contro la sfortuna e la miseria.

Contro la miseria ha lottato per tutta la vita il prete cattolico, partigiano, angelicamente anarchico Don Gallo.

Un altro prete, protagonista del movimento no global, Don Vitaliano Della Sala ha ricordato “il Gallo” nel nome del Dio straccione, citando la parabola evangelica del convito nuziale quando il figlio del re dice ai servi “andate ai crocicchi delle strade e chiamate alle nozze tutti quelli che troverete”.

Don Gallo “si è avvicinato agli emarginati, agli esclusi, agli impoveriti, ai calpestati, agli irregolari, ai clandestini, agli invisibili, ai tribolati, ai barboni, alle puttane, alle ultime tra le puttane, …. Non a quelle stipendiate dei festini di Arcore, … senza farsi scrupolo di invitare coloro che vivono negli scantinati della storia e del mondo…”

Un non credente, Moni Ovadia, ha parlato del fratello Gallo per “l’apertura all’altro che non si manifesta nel melenso atto caritativo che sazia la falsa coscienza e lascia l’ingiustizia integra e perversamente operante, ma si esprime nella lotta contro le ingiustizie, nell’impegno diuturno per la costruzione di una società di uguaglianza sociale, di giustizia sociale in una vibrante interazione di pensiero e prassi con una prospettiva tanto laicamente rivoluzionaria, quanto spiritualmente evangelica”.

I’ Monni e il Gallo hanno lasciato il mio personale Pantheon dei vivi per andare ad affollare quello dei morti e fare compagnia a donne e uomini del passato che hanno formato la mia coscienza e sono di continuo riferimento per il mio agire, hanno raggiunto Fabrizio De Andrè e Alex Langer, tanto per citare i due scomparsi agli albori dell’attuale secolo, cantore libertario, il primo, e un visionario che ha segnato la mia coscienza ecologista, il secondo.

I’ Monni e il Gallo ci hanno lasciato nel momento in cui la poesia e la solidarietà sociale costituiscono il sale per affrontare una situazione italiana sempre più difficile e critica, anche se non mancano i segni di cambiamento e di speranza.

Nel tramonto dei partiti e delle ideologie, nella frammentazione e nebulizzazione delle classi sociali che affidavano ai partiti la difesa di interessi più o meno corporativi abbiamo assistito, negli ultimi venti anni, all’emergere del populismo, con la scena politica ufficiale, quella celebrata senza tregua dalla televisione, dominata da uomini politici spregiudicati, come i vari Berlusconi, Bossi e, per ultimo, l’urlatore estroso Grillo, uomini di singolare personalità e foga demagogica, per lo più inconcludenti, quando non collusi con il malaffare.

Quando questi personaggi si misurano con le situazioni locali e i problemi concreti dimostrano fino in fondo la loro inconsistenza, finanche alla immensa folla di ignavi, o peggio ancora, cortigiani che hanno dato loro il voto.

Alle ultime elezioni amministrative è andata a votare una persona su due, molti di coloro che hanno disertato sono probabilmente i delusi dalle promesse non mantenute dei populisti e dal loro modo di operare sfrontato e mediocre.

Se manteniamo la capacità di contemplare le macerie in cui siamo immersi, con spirito positivo e non superficiale, ci accorgeremo che qualcosa di nuovo si sta muovendo e non posso fare a meno di riprendere un famoso slogan di una rivoluzionaria tedesca del secolo scorso, Rosa Luxemburg: socialismo o barbarie!

Il liberismo ha portato alla barbarie, il fondamentalismo e i totalitarismi sono condannato dalla storia, il populismo è incapace di dare una risposta concreta,

la parola “socialismo”, molto abusata, può oggi non dire nulla, soprattutto ai giovani, ma se recuperiamo il socialismo municipalista di inizio novecento, cioè il primo movimento in assoluto per la pubblicizzazione dell’acqua,dei trasporti, della luce e del gas.

Se sappiamo leggere nei tanti movimenti di base i primi nuclei per la riconversione ecologica, se sappiamo diffondere un nuovo stile di vita, solidale con gli altri e rispettoso dei limiti del pianeta,

possiamo veramente arrestare la barbarie, giunta, ormai, ad un limite intollerabile.

Giovanni Cardinali, Slow-Fi

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